Brasiliano nel destino tra mercato e campionato.
Quando lo vide la prima volta al torneo di Viareggio dopo aver avuto una segnalazione dal Brasile, ne rimase folgorato. «Questo diventerà un campione vero» disse Mariano Grimaldi, napoletano, professione procuratore, e nella fattispecie manager di Amauri da quando il brasiliano gioca in Italia. Forse non era necessario essere un Einstein del calcio per cogliere le qualità dell’attaccante, ma intanto Grimaldi fu il più veloce. Visto e catturato. Otto anni fa il ragazzo di Carapiquiba si presentò sulla passerella viareggina come attaccante del Santa Caterina, piccola squadra sudamericana invitata al torneo che laurea i campioni. La prima partita finì 3-2 per l’Empoli, lui segnò una doppietta. La seconda rete con una sforbiciata di potenza. Alla fine del Viareggio di gol ne realizzò 5. E non tornò più su campi polverosi di periferia dove aveva vissuto la sua povera infanzia. Ma il suo approdo nel campionato più bello del mondo non fu diretto e immediato. Prima venne parcheggiato in Svizzera al Bellinzona, quindi ci pensò Grimaldi a cambiargli la vita trascinandolo al Parma, poi al Napoli dove debuttò nel campionato italiano nel 2001. Allora sembrava Aristoteles, il giocatore carioca senza arte nè parte della Longobarda, la squadra allenata da Oronzo Canà, ovvero Lino Banfi, nel film «L’allenatore del pallone». Grimaldi lo coccolò, gli diede gli input giusti, lo programmò per studiare da numero uno. Affare fatto. Dopo Napoli, Piacenza, Empoli, Messina e Chievo le tappe della scalata prima di arrivare a Palermo e di diventare un boccone prelibato sul mercato del pallone. Oggi a quasi 28 anni se lo contendono le grandi di mezzo mondo. In Spagna c’è il Real che Grimaldi incontrerà la prossima settimana. In Italia in pole c’è la Juve. Il giocatore vuole solo una squadra da Champions e in questo momento il Milan, altra pretendente illustre fino a poco fa, è fuori dall’Europa che conta. Secondo Vincenzo Morabito, agente Fifa e procuratore dell’olandese Huntelaar, il suo futuro è bianconero: «La Juve sta preparando per giugno una coppia d’attacco composta da Amauri e Trezeguet. Il brasiliano costa 25 milioni come Huntelaar, ma ha il vantaggio di conoscere bene il campionato italiano e la Juve non può attendere, deve vincere subito». Una cifra enorme che da Torino non considerano neppure. «Se si scende a 15 si può fare» ammette il ds bianconero, Alessio Secco. Se l’affare si concretizzerà (il Palermo vuole soldi, ma anche giocatori come De Ceglie, Giovinco e Marchionni), Ranieri porterà a casa un ragazzo serio, ben lontano dallo stereotipo del brasiliano godereccio alla Adriano. Casa, stadio e scuola dei bimbi: questo il suo triangolo lontano dalle tentazioni e dalla ragazze che continua ad affascinare con il suo aspetto da selvaggio. Amauri è in attesa del passaporto italiano. Per un certo tempo pareva anche nel mirino di Donadoni. Ma una sua convocazione europea a questo punto è un’ipotesi ormai sfumata. Si consolerà con un balzo nel grande calcio, quello che vuole a ogni costo stanco di frequentare le periferie del pallone. L’estero lo tenta, ma il giocatore ha l’Italia nel cuore. Merito della moglie Cinthya, che gli ha dato Hugo Leonardo di due anni e Cindy di sei. Italianizzato in tutte le abitudini di vita, ma senza dimenticare le sue origini. «Sono nato povero e so che il problema dei bambini abbandonati è una piaga del mio Paese. Li aiuterò». Una promessa che tre anni fa si è concretizzata in un istituto, il «Lar do menor», affidato alle suore di Carapiquiba. Si può essere ospitati fino a 18 anni, giocare a calcio e soprattutto studiare. Magari provando a diventare l’Amauri del terzo millennio.
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