Signor Scarnecchia, cosa ci fa lei, a 48 anni, ex calciatore e brillante manager poliglotta, sulla panchina del Seregno, che naviga nelle cattive acque della serie D? «E una storia divertente, un po come è stata la mia carriera di calciatore. Anche allora iniziai tardi, a 16 anni, e poi Liedholm mi inventò attaccante; per quel che riguarda le panchine, fino a tre settimane fa avevo guidato solo una squadra di calcio a 5 a Vigevano, per divertirmi, perché in mente avevo un altro tipo di carriera. E infatti sono consulente dazienda per privati: finché un giorno un mio cliente, il presidente del Seregno Cazzaniga, mi ha detto di dare unocchiata ai suoi ragazzi. E quando ti riaffacci in un ambiente che ben conosci, ti rinnamori subito...». E poi il Seregno vanta una tradizione e una storia alle spalle... «E vero, anche per questo ho accettato volentieri linvito; e poi per lamicizia che mi lega al presidente, persona che stimo tanto. Prima da direttore tecnico e ora da allenatore in seconda (in attesa del patentino, per regolamento in panchina siede anche Cattaneo, tecnico della juniores ndr) mi sono già affezionato al gruppo, anche se cè da lavorare tanto». E una bella responsabilità iniziare una nuova carriera con la squadra al penultimo posto in classifica... «Non mi spaventa, le sfide sono belle per questo. Sarebbe troppo facile prendere una squadra prima in classifica. Il Seregno merita di più, vediamo se riusciamo a salvarci». Inizio di fuoco: prima lAlghero, terzo in classifica, e poi la capolista Tempio... «Il debutto è andato molto bene in Sardegna, dove abbiamo pareggiato. Contro il Tempio, invece, ottimo primo tempo, poi cè stato un calo naturale e abbiamo perso con onore. Ma se avessi preso questa squadra allinizio del campionato, si poteva lottare per i primi posti. Non lo dico per dare demerito a chi cera prima, ma perché so come funzionano certe cose dopo aver studiato per sette anni comunicazione e marketing. Insomma, punto molto sullaspetto psicologico». Questione di testa, dunque. Del resto prima di fare il manager lei era un personal trainer... «Meglio, facevo diete per atleti che me lo chiedevano. Laspetto psicologico lho approfondito poi studiando da manager, in particolar modo su come guidare un gruppo. Nei ragazzi del Seregno vedo grandi margini di miglioramento, ed io devo tirare fuori il meglio da tutti: prendete Pirlo e Seedorf, allInter sembravano finiti, ma da quando sono al Milan...». Ha mai pensato in questi giorni, "Magari avessi fatto prima lallenatore..."? «No, a 48 anni non mi sento vecchio. A maggio sosterrò gli esami per il patentino di allenatore di terza categoria, poi prima di Natale studierò per quello di seconda, e poi ci sarà Coverciano...Sono agli inizi». Serie D: un pianeta semisconosciuto dove spesso si incrociano vecchie glorie, in campo e in panchina... «A 17 anni partii proprio da questa serie con lAlmas Roma. Dico che questa categoria si avvicina più al professionismo che al dilettantismo». Meno stress rispetto a quando era calciatore... «Lallenatore vive la partita in maniera diversa prima, serve per dare tranquillità al gruppo e deve trasmettere serenità. ma nei novanta minuti è come se fosse in campo». Opinionista tv, certamente era più comodo... «Infatti mi dicevano: non stare davanti alle telecamere, vai in panchina. In poltrona è diverso, devi valutare atteggiamenti che in campo sfuggono». Allenatore moderno, lei allievo di Liedholm... «Assolutamente sì, il mio modello è Spalletti, uno che ha le idee chiare e lavora molto bene sulle motivazioni». Sa che il suo presidente ha manifestato lintenzione di vendere il Seregno? «Se davvero vuole lasciare e se avrà il piacere di chiamarmi, lo seguirò altrove. Gli devo tanto».
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