Eurosport - gio, 01 mag 15:21:00 2008
Partito il count-down in vista delle Olimpiadi di Pechino: il Presidente del CIO Jacques Rogge rilascia l'ennesima intervista soffermandosi sul diritto d'espressione degli atleti e sulle polemiche politiche che hanno turbato il viaggio della fiaccola
Le proteste quotidiane durante i passaggi della fiamma olimpica in difesa dei diritti umani e contro quello che sta avvenendo in Tibet per mano cinese fa capire come i Giochi Olimpici stiano diventando sempre più spazio per questioni che, con lo sport, non hanno assolutamente nulla a che vedere. In tale contesto, il Presidente del Comitato Olimpico Internazionale comunica a tutti gli atleti che prenderanno parte ai Giochi di non esporsi a nessun tipo di strumentalizzazione.
"Tutti avranno il diritto di esprimersi liberamente a Pechino - ha detto Jacques Rogge - in città come nei rapporti con i media. Tutti potranno parlare liberamente con la stampa nelle zone miste e nelle conferenze stampa. Ciò che chiediamo agli atleti è di non fare nessun tipo di propaganda o dimostrazioni di carattere politico, religioso o etnico negli impianti olimpici, nelle cerimonie di apertura o di chiusura, durante le competizioni e nel villaggio olimpico".
Nessun riferimento politico, quindi, né alle cerimonie né durante le competizioni sportive. E Rogge rispedisce al mittente le critiche di chi non vuole che gli atleti indossino un badge con su scritto "Per un mondo migliore".
"Non bisogna pensare che il Comitato sia un ente ingenuo - continua il Presidente del CIO -. Non siamo né ciechi né ingenui. Questo simbolo è stato creato in un certo contesto. Quando si pensa ad un logo o ad un simbolo speciale, chi lo fa putroppo deve tenere in considerazione un doppio significato, comprendendo anche quelli che possono essere nascosti nell'ambito politico o della propaganda. Ma noi rifiutiamo quest'ultima lettura".
Tra le sigle che hanno protestato, c'è stata anche la RSF, l'organizzazione per la difesa della stampa, la quale ha dichiarato che non protesterà durante il passaggio della fiaccola ad Honk Kong, per aprire un dialogo.
"Nessuno deve utilizzare gli atleti per fini personali - sottolinea Rogge -. I gruppi di potere non devono assolutamente strumentalizzare qualche pensiero degli atleti, perché loro hanno l'obbligo morale di esprimere solo la loro opinione. Un atleta ha il diritto di non dire nulla, se non vuole farlo, e non per questo ha minor merito o è moralmente inferiore ad uno che, invece, vuole parlare".
Un altro spunto di discussione arriva dal gesto del nuotatore serbo Milorad Cavic, sospeso dal campionato europeo per aver mostrato, al termine di una gara, una maglia con su scritto: "Il Kosovo è Serbia".
Rogge precisa che "ci sono 205 Paesi, con alcuni tra loro che sono in conflitto, come Serbia e Kosovo. Conflitti che possono essere militari, politici, etnici o commerciali, in ogni parte del mondo. Se lasciamo che le Olimpiadi diventino un contenitore di tutto, oppure una tribuna politica, sarà la fine dei Giochi Olimpici. Noi, invece, siamo qui per salvarli, per preservare questo splendido spazio, dove si sono riuniti atleti provenienti da tutto il mondo, nonostante abbiamo i loro gruppi etnici, la loro cultura, il loro sistema politico, la loro religione e le loro idee. Noi vogliamo mantenere questo spazio, perché è qualcosa di straordinario".
L'unico aspetto di cui si parla poco, insomma, è quello sportivo, ancora per 99 giorni...
Giuseppe Meduri / Eurosport