Eurosport - dom, 01 lug 21:46:00 2007
Il Brasile non può sbagliare contro il Cile dopo l'inaspettato ko contro il Messico se vuole rimanere in corsa per i quarti di finale
Vittoria o vergogna. Non ha mezzi termini la stampa verdeoro nel descrivere il secondo impegno del Brasile in Copa America. La sconfitta con il Messico mette al muro Carlos Dunga e i suoi, costretti a battere il Cile, già vittorioso sull'Ecuador, per rilanciarsi nel gruppo B. La tanto decantata Era Dunga potrebbe terminare al suo secondo capitolo qualora il Brasile dovesse uscire sconfitto dalla sfida con i cileni. Difficile infatti che Ricardo Teixeira e la Federazione gli perdonino una simile onta: l'assenza delle stelle Kakà e Ronaldinho è un'attenuante, ma un'eventuale sconfitta con l'Argentina in semifinale o finale verrebbe perdonata, non qualificarsi in un girone che comprende Cile, Ecuador e Messico sicuramente no.
Per centrare l'obiettivo Dunga pare deciso ad apportare qualche modifica allo schieramento: il primo sacrificato dovrebbe avere il nome di Diego, sottotono contro il Tricolor nordamericano e contestato persino nel ritiro di Puerto La Cruz. Il regista del Werder Brema dovrebbe essere sostituito da quell'Anderson, neoacquisto del Manchester United, che ha fatto bene nella seconda frazione a Puerto Ordaz. Probabile invece che il ct conceda una seconda opportunità al portiere romanista Doni e al centrocampista offensivo Elano. Entrambi non hanno esaltato contro il Messico. Entrambi saranno in campo contro il Cile ma Helton e Julio Baptista sono stati messi in allerta.
Al contrario di Dunga, Nelson Acosta non cambierà il Cile. A Maturìn scenderanno in campo gli stessi undici che hanno piegato l'Ecuador compreso il Mago Valdivia. Il cileno del Palmeiras ha recuperato da un leggero fastidio fisico all'adduttore sinistro e si è messo a disposizione del commissario tecnico. In Cile sanno che sarà dura ma nutrono concrete speranze di vittoria, perché se è vero che lo 0-4 di Goteborg è ancora fresco, è altrettanto vero che quell'amichevole fu decisa proprio da Kakà e Ronaldinho, gli assenti illustri di oggi.
Andrea Consonni