Marathon New York - Ma quante sorprese nella Grande Mela!

Eurosport - dom, 01 nov 19:11:00 2009

Ventisette anni dopo Alberto Salazar uno statunitense torna a vincere la spettacolare maratona di New York. Sorpresa anche tra le donne: la fuoriclasse britannica Paula Radcliffe chiude solo quarta, a Central Park vince l'etiope Derartu Tulu. Ecco l'analisi del nostro esperto

ATHLETICS Britain's Paula Radcliffe holds her thigh after coming fourth in the New York Marathon - 0

New York rappresenta la maratona per eccellenza. Anche se negli ultimi anni ha dovuto condividere il primato di partecipanti con altre gare che garantiscono sicuramente risultati cronometrici migliori, il suo fascino rimane immutato. Un cast di partenti sempre all'altezza, con un contorno di atleti meno forti o semplici amatori che vogliono misurarsi con l'impegnativo percorso della Grande Mela. Un pubblico numeroso lungo tutto il percorso e che, che un concetto di sport molto americano, e tendenzialmente diverso dal nostro, incitano quasi di più un corridore di media classifica che annaspa per arrivare al traguardo piuttosto che i super campioni che volano sull'asfalto.

Dicevo, un percorso difficile, ricco di saliscendi e curve, fatto di ponti e lunghissimi rettilinei. Moltissimi nostri connazionali volano a New York per disputare la maratona. Per alcuni è la prima esperienza e sicuramente a livello di impegno fisico richiesto non è certo la migliore competizione per provarela distanza maal diavolo, visto che una prima volta ci deve essere, tanto vale che sia New York! L'edizione andata in scena quest'anno ha offerto alcuni spunti interessanti. In primo luogo ha dimostrato come in maratona gli atleti possano restare competitivi ben oltre i limiti d'età che un tempo erano di rigore.

Nella gara femminile il gruppo delle migliori, composto da quattro atlete per quasi tutta la seconda parte della gara, comprendeva solo atlete ben oltre i trent'anni: anzi, l'azione decisiva è stata compiuta dalla Petrova, poi seconda dietro l'etiope Tulu, che di anni ne ha più di quaranta!

Anche tra gli uomini, con la splendida vittoria di un americano in casa, Meb Keflezighi, i protagonisti sono stati tutti uomini di esperienza, con il marocchino Gharib, 37 primavere, terzo e l'eterno sudAfricano Ramaala, poi finito sesto, comunque grande animatore della corsa sin oltre il trentesimo chilometro.

D'altra parte la maratona è una gara di ritmo, in cui l'esperienza e la forza mentale contano quasi quanto la forza fisica, con la necessità di dosare ogni minimo sforzo, per evitare che i muscoli ti abbandonino proprio sul più bello. Un altro aspetto da sottolineare è il fatto che, soprattutto a livello femminile, in maratona l'Africa non è ancora quella potenza devastante che potenzialmente potrebbe essere. Moltissime atlete europee si giocano le vittorie nelle gare più prestigiose. Tra gli uomini, invece, la valanga nera è sicuramente già arrivata ma la maratona, gara lunghissima e massacrante, non è mai scontata e atleti non Africani possono sempre dire la loro, molto più che in pista: basta vedere il quarto posto dell'americano Hall, con grande rimonta finale.

Il disappunto viene nel vedere che atleti italiani protagonisti non se ne sono visti, con conferma della crisi di un movimento che ai nostri colori ha sempre portato soddisfazioni. I discorsi legati al cambio generazionale o, appunto, al fatto che l'Africa distrugga ogni ambizione non mi convincono più di tanto. Basta vedere cosa stanno facendo altre nazioni per convincerci che le cose possono, e devono, migliorare, a cominciare dagli USA. Gli atleti a stelle e strisce quest'estate in pista sono stati grandiosi, sino ad arrivare al culmine di avere due atleti non Africani, nemmeno di origine, che hanno corso i cinquemila metri in meno di tredici minuti.

Una dimostrazione, già data da gente come Craig Mottram o Bob Kennedy, che i vari keniani, etiopi o eritrei sono fortissimi, ma sempre fatti di carne e ossa. Speriamo di apprendere presto. Infine mi preme sottolineare come la gara di New York sia stata una delle pochissime gare senza lepri designate, ovverosia senza quegli atleti il cui compito è quello di tenere alto il ritmo con cadenze prefissate. Questa particolarità ha inciso in maniera negativa sul crono finale ma , in fondo, ha dato spazio alla tattica ed alla lotta diretta, con gare più emozionanti e senza la solita fila indiana di gente che corre sì a venti chilometri orari, ma che in fondo annoia lo spettatore che non sia più che appassionato tifoso.

Certo è bello vedere dove i limiti umani possono arrivare, e quindi aspettare che il cronometro, giudice imparziale e feroce, si fermi il prima possibile per vedere un record del mondo o una grande prestazione, ma a volte, soprattutto su percorsi come quello newyorkese in cui seguire la gara significa a anche passare per quartieri ricchi di suggestioni o protagonisti di decine di film o libri, è bello lasciare che i protagonisti se la cavino da soli, a lottare contro gli altri e contro se stessi. Non è forse questo il fascino della maratona?

Simone Tini / Eurosport

Commenti 1 - 1 di 1

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  1. Il livello italiano è ormai scandaloso....Migidio­ Bourifa 2h16' !
    Fino a qualche anno fa ti­ qualificavi a malapena ai Campionati Italiani con un­ tempo del genere....
    oggi è il più forte che­ abbiamo!

    C'è un buco generazionale enorme nel dopo­ Baldini!

    Da Stefano, il dom 1 nov 21:28
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