Il giocatore del Milan Rino Gattuso è stato ospite ieri sera, della puntata di “Attenti a quei due”, la rubrica di SKY dedicata alla Champions League e condotta da Gianluca Vialli & Paolo Rossi. Com’è Gattuso fuori dal campo, ti trasformi? “No, perché il calcio lo so fare in quel modo. Poi, la vita quotidiana è tutta un’altra cosa. Sono padre di famiglia, sono una persona normale. Il mio lavoro lo so fare in quel modo. La mia dote è la grinta, se mi levi quella…”. Il derby di domenica. “Siamo concentrati su questa importantissima partita. In molti mi hanno chiesto perché non sto parlando in questo periodo. Non voglio parlare, perché non voglio portare i problemi personali nel gruppo. Perché il nostro obiettivo è il quarto posto. Dopo, avrò il tempo per parlare delle mie cose. Adesso, abbiamo un obiettivo molto importante, che è il quarto posto”. Hai giocato tre finali di Champions League. “Ne ho vinte due ed una l’abbiamo regalata a Benitez (il tecnico del Liverpool, ndr). Devo dire che quello che si è visto in queste semifinali è stato il gioco all’italiana. Tanto catenaccio. Quando ho iniziato a giocare a calcio si diceva che quello italiano era l’anticalcio, che si pensa solo a difendersi. Invece, alla fine, ci hanno copiato”. Qual è la spiegazione della finale persa a Istanbul contro il Liverpool? E’ vero che ti sei arrabbiato con qualcuno, perché già festeggiava sul 3-0? “No, festeggiare no. Perché quando hai giocatori che hanno fatto più di una finale, non cadono nel trabocchetto di esultare prima che la partita finisca. Poi, specialmente nel mondo del calcio, le scaramanzie sono tantissime. La frase che ho sentito dire nello spogliatoio era quella che non muoiono mai, che è gente che non molla mai fino all’ultimo momento. Però, siamo entrati in campo nel secondo tempo e abbiamo rischiato di fare il 4-0. Dopo, sono successi quei sei minuti. Anche sul 3-3 la partita l’abbiamo sempre giocata noi. Dudek non sa nemmeno come ha fatto all’ultimo minuto dei supplementari a fare quella doppia parata su Shevchenko”. Tu sei considerato un duro per come giochi, ma corretto. “Si, perché solo il pensiero di far male, o di stroncare la carriera a qualche avversario, è brutto. Ho sempre pensato di non far male a nessuno. Si, giocare duro, ma dare sempre la mano. L’esperienza in Scozia a 17 anni e mezzo è stata fondamentale per me”. Sei l’unico che prende a schiaffi, in senso buono, gli allenatori, Lippi, Ancelotti. “Perché mi considero molto paesano. Pirlo dice che sono terrone, ma io sono molto paesano”. A Berlusconi qualche schiaffetto? “No”. L’hai votato? “L’ho votato si. Come fai a non votarlo? Penso che è stato giusto dare ad un uomo come Berlusconi, per come si è creato, un’altra possibilità di governare nuovamente l’Italia”. Nel 2006 sei arrivato 14mo nella classifica del Pallone d’Oro “L’avevo detto che nel calcio c’è qualcosa che non va”. Meritavi qualcosa in più? “Macché, ma per niente. Giuro, per tutto quello che ho fatto nella mia carriera, è come vivere un sogno. Un sogno ad occhi aperti, che continua ogni anno, che non si interrompe mai. La mia carriera la sto vivendo così, perché non ho mai pensato di vincere un mondiale, ho sempre pensato di partecipare ad un mondiale, ma di vincerlo mai. Di indossare la maglia del Milan, del quale sono tifoso fin da piccolo. Starci per nove anni, vincere tutto quello che ho vinto. Queste sono cose che non mi aspettavo assolutamente”. Adesso sei un centrocampista completo, sai anche fare gol, come quello fatto al Palermo nella stagione 2005-2006. Poi, ti sei rivolto ai tifosi della curva. “Mi dimostrano sempre un affetto incredibile ed è il minimo che posso fare. Credo che i tifosi siano una parte importante di una squadra di calcio. Ed è giusto condividere insieme a loro queste gioie”. Cosa ruberesti a Kakà? “A livello fisico non cambierei niente. A livello calcistico, il motorino che ha al posto delle gambe”. A Nesta? “La classe. Nel senso che a volte, quando è in difficoltà, non sembra che lo sia, perché ha una classe incredibile, ha una potenza fisica incredibile”. A Pirlo? “I piedi. È incredibile. Io sono sempre in tensione quando ci sono partite importanti. Lui, ricordo la finale della Coppa del Mondo, e altre finali, scherza sempre. Poi, chi non conosce Pirlo, non capisce che lui prende in giro tutti. È uno molto scherzoso. Devo dire che è una persona simpaticissima”. Ad Ambrosini? “Il colpo di testa”. La fascia di capitano? “No, la fascia no. Perché penso sia giusto che la indossi Ambrosini, che da dodici anni è al Milan. Ho sempre detto nello spogliatoio, ai dirigenti, che mi sembra corretto che la fascia l’abbia lui. Dopo, se la prende qualcun altro, è normale che…”. Gattuso protagonista di diversi spot pubblicitari. “Per fortuna che abbiamo vinto i mondiali…”. Non ti infastidisce il fatto di dover interrompere questi spot per andare a giocare le partite, tipo il derby, o il campionato del mondo? “La cosa più bella è giocare queste partite. Le partite importanti, come il derby, sono sempre belle da giocare. Ti viene un’adrenalina, una voglia di giocare, che è incredibile”. Ti cercano di più le squadre di calcio o gli agenti pubblicitari? “Speriamo le squadre di calcio…”. Sei pronto per il Chelsea o per il Manchester United? “L’inglese è un disastro…” Ti piacerebbe tornare a giocare da quelle parti? “Mi piacerebbe avere la possibilità di giocare nella Premier League. E’ un sogno che ho sempre avuto e non l’ho mai nascosto. Perché penso di avere delle caratteristiche per giocare in quel campionato”. Sulle voci di doping ai mondiali di Germania “Quello è stato uno dei giorni più brutti della mia carriera. Ho sentito tante falsità, che mi ero rifiutato di fare l’esame del sangue, perché volevo nascondere qualcosa. C’era ancora la legge che ti dava la possibilità di scegliere di fare l’esame delle urine o il prelievo del sangue. Feci quello delle urine. Nella mia vita ho sempre lavorato per raggiungere degli obiettivi, per migliorare le prestazioni. Sentire che qualcuno ti dà del dopato, è una cosa molto brutta”.
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