Eurosport - ven, 02 mag 13:43:00 2008
Il Bayern esce clamorosamente dalla Coppa Uefa e manca così il suo "treble": Toni dovrà accontentarsi di Bundesliga e Coppa di Germania nella sua prima stagione in Baviera, un bottino comunque positivo ma privo della cosiddetta "ciliegina sulla torta"
Il Bayern si risveglia a Monaco e spera di aver vissuto solo un incubo, per poi accorgersi suo malgrado che è tutto vero, che il sogno del "treble" è svanito e che invece è arrivata la peggior sconfitta europea del club negli ultimi 16 anni di storia.
Il 4-0 di San Pietroburgo rappresenta l'amara conclusione di una stagione che sarà comunque ricordata come un'annata positiva, perché da agosto in avanti sono arrivate una supercoppa tedesca e una coppa nazionale, mentre domenica anche la matematica regalerà al Bayern il suo 21° Meisterschale.
Successi di una squadra rifondata con quasi 80 milioni di euro investiti negli acquisti di fuoriclasse come Toni, Klose e Ribery, giocatori che hanno spinto in alto l'undici di Hitzfeld ma hanno palesato anche qualche limite caratteriale nelle grandi occasioni. Non ci si inventa leader di un grande club, soprattutto se precedentemente non hai mai vinto nulla in carriera (se non, ovviamente, con la nazionale).
"Dobbiamo chiedere scusa ai nostri tifosi - ha detto Luca Toni a fine gara -. Il Bayern ha completamente fallito questa partita: non è stata solo sfortuna, abbiamo disputato la peggior prova della stagione". Quello del Petrovski Stadium, infatti, è stato un Bayern senza cuore, una squadra in cui, dopo l'avvio-shock, ognuno ha cercato di riprendersi la partita da solo: Franck Ribery si è eclissato in una serie di giravolte fini a se stesse, Toni e Klose si sono nascosti senza dialogare mai, Zé Roberto e Van Bommel non sono riusciti a cambiare ritmo, mentre Hitzfeld in panchina non ha trovato nulla di meglio di Lell, Podolski e Sosa, ignorando il talento sfavillante del giovane Kroos.
In una serata così, d'altra parte, doveva andare tutto male. "Ovviamente - racconta un corrucciato Rummenigge - siamo estremamente abbattuti perché non faremo la finale di Manchester: non siamo affatto abituati a perdere 4-0. In ogni caso quest'anno abbiamo vinto due trofei e se ci avessero offerto un bottino simile a inizio stagione l'avremmo preso al volo".
Il più triste di tutti, però, è capitan Oliver Kahn: il portierone bavarese sperava di chiudere la sua carriera europea proprio al City of Manchester il 14 maggio, magari sollevando un altro trofeo dopo la Champions del 2001, invece tutto è finito a San Pietroburgo sulle sassate di Pogrebnyak. "Kahn è la personificazione dello spirito del Bayern", ha detto Rummenigge, proprio lo spirito che è mancato nella notte più brutta. "Tutto finisce a un certo punto", anche Olli non vorrebbe crederci.
Luca Stacul / Eurosport