Il Toro in crisi: ora rischiano Sereni e Di Michele.
Cairo: "Anche la Juve in B ha saputo soffrire".
Marchiata da Cairo come la peggiore delle dodici partite giocate finora, la quarta sconfitta ricaccia il Torino a sgomitare nel gruppone, a tre punti dalla coppia Ancona-Lecce. Questo con tutti i rischi che comporta allontanarsi dalla vetta in un campionato difficile come quello di B, anche se mancano trenta partite alla fine della stagione. Colantuono non rischia anche se di gioco il suo Toro ne ha fatto vedere fin qui pochino. E’ più probabile che a rischiare il posto siano i giocatori che hanno deluso e continuano a essere al di sotto delle attese. Due nomi: Di Michele e Sereni. Il primo ha ormai sovrapposto a una partenza sparata un rendimento molto scadente, a volte irritante. Il portiere ha perso la sicurezza che gli ha consentito di salvare la squadra nelle prime partite. Ed è tornato polemico con i tifosi. Per Colantuono è arrivato il momento delle riflessioni e delle scelte. La promozione non si conquista giocando così male. Il gruppo è numeroso, spesso è stato definito anche di qualità. Le alternative non mancano. Sarebbe ora di fare turnover vero, ma gli infortuni di Gasbarroni, Coppola, Colombo e Vantaggiato condizionano ancora le scelte dell’allenatore. Lunedì prossimo sarà il posticipo con la neo capolista Lecce a stabilire la verità ed è probabile che Colantuono decida di mostrare alla Maratona un Toro con attori diversi. Intanto Cairo ha trascorso un’altra domenica difficile. «Quello che dovevo dire l’ho detto sabato alla squadra. Tornarci sopra è inutile». In realtà qualcosa ha ancora puntualizzato: «Prestazione difficile da commentare perché in campo non siamo proprio scesi. Quando la squadra tornerà a giocare a calcio dovrò farlo con un altro atteggiamento, con la voglia di battersi. In B non ti trattano con riguardo perché ti chiami Torino. Non vinci a prescindere perché indossi questa maglia». Cairo azzarda un paragone pesante: «Ricordo che neppure la Juve aveva vita facile quando retrocesse. Però seppe calarsi nella parte che devi interpretare in un campionato così difficile». Senza dimenticare che quella squadra aveva tre campioni del mondo e altri giocatori di livello. Dopo lo sfogo una botta di ottimismo: «Non c’è nulla di compromesso, ma bisogna lavorare e ritrovare l’approccio giusto. Ripeto: i nomi non bastano». La delusione di Cairo è comprensibile se rapportata a quanto il presidente ha speso per il mercato e quanto sta spendendo per garantire ai presunti big lo stesso ingaggio della scorsa stagione. Sul piede di guerra ora ci sono i tifosi, che stanno esaurendo le scorte di pazienza. Sabato notte hanno inseguito il pullman della squadra con due bus e due auto. I più tenaci hanno agganciato i giocatori a Mestre e in quattro sono saliti sull’automezzo per chiedere spiegazioni a Sereni che in campo aveva avuto un diverbio con gli ultrà granata. Una scena già vista l’anno scorso all’Olimpico torinese. Sotto accusa anche Diana e Bianchi per essersi rivolti al pubblico in tono polemico. I giocatori hanno offerto una labile giustificazione dicendo che temono i tifosi e non giocano tranquilli. La risposta è stata che gli alibi sono finiti e che non si accetteranno più prestazioni come quella di Trieste. «Pensiamo che abbiano capito» la conclusione degli ultrà, dopo una discussione definita dura, ma nei confini della civiltà.
(La Stampa)
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Commenti 1 - 1 di 1
con 15 punti di penalizzazione!perchč non precisi?perchč sei un perdente!
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