Eurosport - lun, 03 mar 17:02:00 2008
Donadoni non rimarrà insensibile alla follia del barese che ora al 99% non sarà convocato per gli Europei
"Io sono uno che divide, o mi si odia o mi si ama". Questa è la frase che dice spesso Cassano e che forse potrebbe davvero essere il suo biglietto da visita, una sorta di tatuaggio permanente da ostentare a chi entra nel suo raggio d'azione. Domenica scorsa Antonio ha fatto un autogol clamoroso, a sè stesso, alla squadra e al calcio italiano.
Essere atleta professionista, vuol dire sopportare la pressione, vuol dire calmierare la trance agonistica, vuol dire rendersi conto di essere un modello comportamentale. Cassano non può e non deve permettersi di non far scorrere l'ossigeno al cervello perchè le sue gesta hanno un cassa di risonanza che pochi altri accadimenti hanno in Italia. Ci vuole un filtro, ci vuole un argine: altrimenti si può giustificare tutto e tutti, comprese le eventuali ripercussioni a livello di ordine pubblico che potrebbe ingenerare una sua sceneggiata.
Come si attaglia questa considerazione con la LIPC, la Lega Italiana Protezione Cassano? Dopo l'episodio contro il Torino si sono moltiplicate le levate di scudi, il tentativo di proteggere il talento quasi fosse un animale in via d'estinzione. Come lui ce ne sono pochi, pochissimi, ma non si può sacrificare qualsiasi considerazione etica all'altare della conservazione della specie.
Dottor Jekyll quando spiega calcio con la sua cristallina classe e Mr Hyde quando la follia si impadronisce delle sue membra. Nel celeberrimo romanzo di Stevenson la parte cattiva prevale sino ad annullare quella buona ma qui si vorrebbe facilitare un lieto fine, sempre che sia possibile. E' vero probabilmente va perdonato, magari dopo averlo "bastonato" con una multa esemplare, ma è difficile contemplare una sua eventuale convocazione per gli Europei. Donadoni deve gestire un gruppo, deve giustificare esclusioni importanti e deve indicare un orizzonte comportamentale che ieri Cassano ha irrimediabilmente ammantato di nero.