Due ori, quattro argenti e quattro bronzi. Questo il bottino della Nazionale italiana ai Campionati europei. Tanti alti e bassi hanno caratterizzato le prestazioni degli azzurri nelle 32 edizioni a cui hanno partecipato dal 1935 al 2005. Al secondo tentativo arriva subito una medaglia d’argento. A Riga nel 1937 la formazione che aveva come punta di diamante Livio Franceschini cade soltanto in finale contro la potenza in ascesa agli albori del basket continentale, la Lituania. La gara decisiva, giocata all’aperto sul cemento per la mancanza di palazzetti dedicati nella capitale lettone, finisce 24-23 per i nostri avversari. Una sola lunghezza di scarto e punteggi da basket d’altri tempi.
Alla ripresa dell’attivita` dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1946, arriva un altro argento per la Nazionale guidata dal “cannoniere” Sergio Stefanini e da un certo Cesare Rubini. A Ginevra nell’Italia si segnala anche la presenza dell’altro Stefanini, Giuseppe, considerato il primo interprete del tiro in sospensione come pericolosa arma d’attacco. Sfortunatamente non basta per avere la meglio in finale sulla Cecoslovacchia di Harold Mrazek, a lungo considerato il miglior cestista del Vecchio Continente. Gli azzurri cedono in finale 34-32 dopo aver sconfitto la Francia in semifinale.
Nelle successive dieci edizioni giocate tra il 1947 e il 1969 l’Italbasket vive anni bui, nonostante la presenza nella squadra allenata da Nello Paratore di talenti del calibro di Sandro Riminucci e Sandro Gamba, futuro ct azzurro. Nel 1969 arriva sulla panchina della Nazionale Giancarlo Primo, che tra 1971 e 1975 raccoglie due bronzi europei. La squadra azzurra sale in vetta al basket continentale, forte dello “zoccolo duro” della Ignis Varese che miete successi nei tornei di club. Dino Meneghin e Pierluigi Marzorati sono le stelle di quel gruppo che purtroppo si trova a scontrarsi con due potenze di calibro addirittura superiore, Unione Sovietica e Jugoslavia. A Essen nel 1971 in campo ci sono anche Carlo Recalcati e Renzo Bariviera, ma tanto talento non basta all’Italia per evitare il ko in semifinale contro i sovietici degli otto ori continentali consecutivi (93-66, una batosta). Nel 1975 a Belgrado sono i padroni di casa a vincere il titolo, ovviamente in finale contro l’URSS, e l’Italia e` ancora la “prima degli altri”.
Primo lascia la panchina nel 1979, arriva Sandro Gamba. Le medaglie non mancano, anzi. A Mosca nel 1980 c’e’ lo storico argento olimpico, mentre agli Europei il ct porta per la prima volta la Nazionale all’oro, nel 1983 in Francia. A Nantes battiamo tutti, compresa la Jugoslavia nel girone eliminatorio. In finale poi tocca alla Spagna, sconfitta 105-96 dal gruppone azzurro composto dai “senatori” Dino Meneghin e Pierluigi Marzorati e dalle nuova stella Antonello Riva, spalleggiato dal sempre prolifico Renato Villalta. L’Italia non scende piu’ dal podio e nel 1985 a Stoccarda arriva un’altra medaglia di bronzo per la Nazionale orfana di Meneghin. Nell’anno del debutto del tiro da 3 punti nelle competizioni internazionali gli azzurri superano ancora la Spagna nella “finalina” di consolazione (102-90), mentre l’oro va ai soliti sovietici contro la Cecoslovacchia.
Il ciclo di Gamba, interrotto per un paio d’anni da Valerio Bianchini, riprende nel 1987 e nel 1991 porta all’argento europeo di Roma. Di fronte al pubblico di casa gli azzurri fanno tutto benissimo, ma in finale una Jugoslavia falcidiata dalle vicende politiche tira fuori l’orgoglio - e il talento dei Kukoc e dei Radja – e batte l’Italia, 88-73. Niente da fare per il gruppo di Riva, Gentile, Dell’Agnello, e ancora Rusconi, Magnifico, Pittis...
Per tornare ai fasti del passato ci vuole Ettore Messina. Il nuovo ct porta nella bacheca azzurra un altro argento continentale, conquistato nel 1997 a Barcellona. Trascinata dall’accoppiata Carlton Myers-Gregor Fucka, la Nazionale supera di 2 punti (67-65) la Russia in semifinale, poi cade pesantemente contro la Jugoslavia di Danilovic e Bodiroga nell’ultimo atto (61-49 in finale). Ma in seno a quella squadra ci sono gia’ tutti i talenti che due anni dopo, nel 1999 a Parigi, porteranno il nuovo allenatore Bogdan Tanjevic e tutto il gruppo azzurro di nuovo in vetta al basket d’Europa. In Francia l’accoppiata Myers-Fucka, cui si aggiunge il talento di Andrea Meneghin, va tutto per il verso giusto, compresa la finale vinta ai danni della Spagna (64-56).
E’ il nuovo apice della storia azzurra agli Europei, seguito dal pesantissimo tonfo di Istanbul due anni dopo (nel 2001 siamo soltanto noni da campioni in carica). Tanjevic lascia la panchina, si apre l’era-Recalcati ed e’ subito bronzo. “Charlie” centra il podio continentale al primo tentativo, nel 2003 a Stoccolma e dimostra di saperci fare (ad Atene 2004 arrivera’ anche l’argento olimpico). In semifinale la Spagna si prende la sua rivincita e passa di 2 (81-79), poi l’Italia batte con analogo scarto la Francia (69-67) per accomodarsi sul terzo gradino del podio. In campo Bulleri, Marconato, Galanda, Basile: c’erano allora, ci sono ancora oggi (il varesino e’ ko per infortunio), a formare quel gruppo di “senatori” da cui l’Italia parte per trovare altri successi ai prossimi Europei di Spagna. Con un paio di stelle NBA in piu’.
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