Carlo Ancelotti puo` guardare dall’alto in basso Roberto Mancini per il numero di trofei vinti. Ma il tecnico nerazzurro puo` fare altrettanto restando nel campo, piu` limitato ma non meno prestigioso, dei derby. In campionato Mancini ne ha vinti quattro, due in piu` del collega rossonero. E mai in modo banale, come se anche il modo di vincere rispecchiasse la sua personalita`. Ha iniziato l’11 dicembre 2005, in una storica sfida decisa dall’ormai lontanissimo Adriano proprio allo scadere con un colpo di testa a sovrastare Vieri, il grande ex. Si e` ripetuto la scorsa stagione, macinando il Milan due volte: all’andata con un incredibile 4-3, frutto di settanta minuti di dominio e venti di inferiorita` numerica tra espulsioni e infortuni; al ritorno ha esaltato i tifosi nerazzurri con un 2-1 in rimonta, dopo che il gol del vantaggio rossonero era stato segnato dal piu` ex tra gli ex, Ronaldo. E lo stesso ha fatto nell’ultima stracittadina. Ad aprire sempre un ex, Pirlo, a pareggiare Cruz e a decidere Cambiasso.
Entrambe di misura, invece, le vittorie di Ancelotti: 1-0 nel 2004-05 con una deviazione fortunosa di Kaka` su tiro di Gattuso e stesso punteggio l’anno dopo grazie a un sinistro di Kaladze. Due modi diversi di vincere, per due uomini molto diversi tra loro, ma ugualmente amati e stimati dai tifosi. Mancini ha vinto le perplessita` iniziali dell’ambiente nerazzurro a suon di vittorie: uno scudetto a tavolino, un altro strameritato sul campo e uno sempre piu` vicino, due Coppe Italia (la terza persa in finale), due Supercoppe italiane. Chi lo esalta dice che e` riuscito dove ha fallito persino Lippi, i maligni dicono che e` semplicemente arrivato nel posto giusto al momento giusto: bastava solo aspettare. Gli manca solo il trionfo in Europa per entrare definitivamente nella storia nerazzurra.
Per Carlo Ancelotti parla la storia recente e passata. E pensare che, solo qualche anno fa, di lui si diceva che era un perdente di successo. Motivo? Aveva lasciato per strada due scudetti, nel 2000 e 2001, alla guida di una Juve stellare che nessuno pensava potesse perderli. Ci ha messo due anni per togliersi di dosso quell’etichetta: dal 2003 a oggi ha vinto due Champions League, uno scudetto, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana, due Supercoppe Europee e un Mondiale per Club. Cioe` tutto, giusto per far capire che lui sara` sicuramente un allenatore di successo, ma di certo non un perdente. Ha plasmato un gruppo di uomini che lo segue in tutto e per tutto. Ha inventato Pirlo playmaker davanti alla difesa, ha rispolverato in silenzio l’albero di Natale, salvo poi camuffare Kaka` da seconda punta pur di far contenti tutti. I maligni dicono che si piega troppo alle esigenze della dirigenza, chi lo esalta dice che e` bravo a farlo credere.
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