Nei momenti difficili il tecnico portoghese si affida più all'istinto che alla tattica. Tanti attaccanti e tanto cuore: così la squadra nerazzurra ha compiuto l'impresa a Kiev che apre scenari importanti in Europa.
Inter, lo stregone Mourinho.
Da oggi potremmo chiamarlo "metodo - Mourinho" - e non è il solito decalogo alla Capello che si recita in questi casi, telefonini vietati a tavola, multe per i ritardatari etc - questo è un metodo altrettanto scientifico che funziona benissimo soprattutto quando si accoppia perfettamente con la "zona Mourinho". Il primo consiste in una maniera molto particolare di risolvere le partite: molto più simile a un oratorio altamente specializzato che all'esame di tattica applicata all'Università di Coverciano. Quando te la passi male, quando stai per perdere tutto giocatela d'istinto: alcuni dicono alla buona, buttala in caciara. Dentro tutti gli attaccanti che hai, rimescola a più non posso la squadra così che l'avversario creda che tu sia impazzito, e raccomada a tutti "Mettetila dentro, per carità". La "zona Mourinho" invece è credici fino all'ultimo, non arrenderti mai, tenta il tutto per tutto, gettati su ogni pallone come se fosse l'ultimo. L'ha detto anche Josè in persona: "In campo abbiamo lasciato denti e cuore". Ed è vero, così è successo a Kiev: a cinque minuti dalla fine l'Inter non solo aveva perso la partita ma aveva seriamente compromesso la Champions League. E già Mourinho sentiva ronzare gli avvoltoi. Alla fine era prima in classifica, davanti persino al Barcellona campione d'Europa. Sarà pure un girone complicato e infido quello con Barça, Dinamo Kiev e Rubin Kazan, un misto della potenza spagnola e delle imprevedibili squadre dell'Est, ma talmente corto ed equilibrato, che ti consente pure soddisfazioni del genere. L'Inter adesso, col suo pedigree un po' stropicciato da grande d'Europa, ma pur sempre grande squadra, guarda addirittura oltre il girone di qualificazione e Mourinho fatica perfino a tenere a freno il vulcano che lui stesso ha acceso. Bravissimo a fare i conti: "Ci servono altri tre punti ed è fatta". Insomma fino al match col Rubin Kazan a San Siro bisogna rimanere a testa china. E magari cercare di afferrare il primo posto, così da evitare gli errori e quindi il brutto sorteggio, dello scorso anno. Il rombo o il 4-3-3? - In realtà, aldilà delle battute, la gestione dell'emergenza da parte dello stregone Mourinho a Kiev è stata encomiabile. La fortuna ci ha un po' messo la mano e quando il portiere Bogush ha perso quella palla sulla linea di porta (gol di Sneijder in extremis) è stato addirittura possibile fare il colpo. "Nel momento in cui ho visto che la Dinamo ha tirato fuori Milevskly - ha spiegato l'allenatore - ho pensato che si potesse forzare la mano e potenziare ulteriormente l'attacco schierando praticamente quattro punte". La soluzione stessa è però una smentita, almeno in parte, dell'efficacia del modulo iniziale quello, col rombo a centrocampo. Con Sneijder dietro le punte e con Cambiasso vertice basso. La forte pressione iniziale della Dinamo ha sostanzialmente schiacciato quel rombo e soprattutto messo a mal partito Cambiasso finito con l'essere sostituito da Thiago Motta, insieme a Chivu che aveva troppo sofferto Shevchenko (autore dell'1-0). Tanto valeva rimpiazzarlo con Balotelli, un'arma sempre in più per l'Inter, e passare a un sostanziale 4-3-3 che ha preso finalmente di petto la situazione. Scombussolando senza problemi tutto l'assetto tattico precedente. E non dimentichiamo che il 4-3-1-2 è un sistema di gioco non solo studiato e analizzato, ma fortemente voluto, sostenuto e anche difeso da Mourinho che non a caso ha preteso che l'Inter comprasse Sneijder per farlo giocare come trequartista. Detto che in Italia problemi non ce ne sono perché la superiorità tecnica dell'Inter è tale da azzerare quasi qualsiasi elugubrazione tattica, bisognerà adesso stabilire come proseguire in Champions League. Avendo visto come gli gira, non è nemmeno escluso che Mourinho si presenti a questo punto con tre attaccanti alla prossima partita al Camp Nou, in casa del Barcellona. Special One non è tipo da fare calcoli, ha molto coraggio, questo bisogna assolutamente riconoscerglielo. Le false partenze - Detto questo l'Inter vista a Kiev ha due facce talmente diverse che è quasi impossibile giudicarla con un voto solo. Un 5 tendente al 4,5 per il primo tempo, è un 7 tendente al 7,5 per il secondo. Con la conseguenza però che non si può passare sempre indenni da primi tempi assolutamente troppo timidi e paurosi. Un brutto difetto evidenziato regolarmente in tutte le partite di Champions League, da San Siro, passando per Kazan, per finire a Kiev. Nessuno però ci può dare la matematica certezza che se la squadra del secondo tempo fosse stata schierata fin dall'inizio (ecco il 4-2-1-3 della ripresa: Julio Cesar, Maicon, Lucio, Samuel, Zanetti, Motta , Stankovic, Sneijder, Balotelli, Eto'o, Milito) tutto sarebbe subito girato per il meglio. Le false partenze sono un punto debole dell'Inter assolutamente da eliminare, non si può pretendere di risolvere troppe partite in rimonta. L'Inter tutta cuore e grinta nel primo tempo non è entrata proprio in campo. Il fattore Balotelli - Di tutte le punte, comunque, a disposizione dell'Inter, Balotelli sembra essere quello al momento più incisivo. E lo ha già dimostrato in più di un'occasione in questo campionato. Balotelli velocizza l'azione, punta la porta, verticalizza, ha una forte presenza in area, tira senza farsi troppi problemi: detto in due parole è da nazionale. Pur avendo segnato Milito il gol dell'1-1 a Kiev, l'argentino non è apparso certo quello di inizio stagione. Insomma se coppia d'attacco ci deve essere si conferma che quella più efficace al momento è quella formata da Eto'o e Balotelli. A meno che non si passi appunto, ai tre attaccanti fissi, con un bello sforbiciamento a centrocampo (Sneijder? Cambiasso? Stankovic?). Più cuore che tattica - La grinta dell'Inter è comunque la base da cui ripartire, una conquista importante quanto i tre punti trovati a Kiev. L'Inter la rovescerà di nuovo in campionato domenica sera addosso ad una Roma che, timida e malconcia com'è, cercherà di non farsi spaventare troppo dall'avversario ritemperato dalla Champions. La squadra di Ranieri tra l'altro avrà l'ulteriore handicap delle 24 ore di riposo in meno a causa della partita col Fulham. Ma in ogni caso il campionato, per i nerazzurri, non sembra essere un problema. I pochissimi tifosi nerazzurri, usciti congelati dallo stadio Lobanosvski, se ne sono andati cantando: " Amala, pazza Inter, amala...". Forse c'è un grande futuro anche in Europa.
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Commenti 1 - 2 di 2
Ma chi l'ha scritto questo articolo MUGHINI?
da oggi potremo chiamare fabrizio bocca,autore dell'articolo,un grande asino(o maiale fate voi)..un frustrato,probabilmente amico di mancini o di qualche allenatore italiano che avrebbe voluto sedersi sulla panchina dell'inter,o semplicemente un patetico vigliacco che cova rancore e odio verso un personaggio pubblico che non gli ha fatto nulla,ma che per mille e più motivi può stargli parecchio sulle scatole.Cosa fa? Usa il mezzo mediatico-propagandistico per sfogare questa rabbia,questa frustrazione derivata dal vedere mourinho,un allenatore straniero,brillante,intelligente,schifosamente ricco,e perchè no affascinante tanto da scatenare le fantasie della moglie,affermarsi nel calcio e vincere.Anche in italia.Ecco cosa può fare un giornalista,scrivere.Ma le palle?Perchè non andare direttamente dal mou e sferrargli un pugno in faccia? Sarebbe più apprezzabile...Ecco cosa sono molti (pseudo)giornalisti:persone malate che traggono soddisfazione nel prendere di mira e denigrare chi,nella vita,ha avuto molto,molto,molto più di loro...Infatti questo fabrzio bocca mi sa che avrebbe voluto lui stesso fare l'allenatore,visto che di dritte da dare ne ha a valanga.Mettersi in gioco? no,meglio gettare veleno sui miti viventi del calcio,come mourinho.Il vero giornalista vive le cose con distacco,con serenità.Lui offende,sebbene sul piano professionale,e ci mette troppa enfasi,ci mette quella parolina in più che ti fa capire quanto sia,ingiustificatamente,coinvolto emotivamente.Come fosse qualcosa di personale.Da ricovero.Ma vai a dirglielo in faccia se sei uomo.Maiale!
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