Hamelin "Saônois il mio cavallo preferito"
Antoine Hamelin, malgrado la sua fama crescente, resta e resterà sempre legato ai suoi valori e alle cose che ama di più, tra cui il suo cavallo
Il suo compleanno è l’11 giugno, il Prix du Jockey-Club quindi è stato un regalo di compleanno in anticipo?
Si, è il più bel regalo che si possa sognare.
Come si è preparato per la corsa, e che cosa è stato a fare la differenza la scorsa domenica?
Mi ero svuotato la testa riposandomi bene la vigilia e andando a dormire presto. Ma soprattutto avevo delle buone sensazioni prima della gara. Credo che il sangue freddo sia stato fondamentale visto che io e Saônois ci conosciamo perfettamente, c’era un ottimo feeling. Al contrario di alcuni dei miei colleghi non mi sono fatto prendere dal panico, soprattutto considerando i numerosi movimenti osservati durante la corsa.
Se questo fa parte dei suoi pregi, ci sono invece dei difetti che vorrebbe cancellare?
Mi piace sentire che c’è feeling quando monto un cavallo. Se invece c’è troppa pressione è facile commettere degli errori. Se ci si fanno troppe domande si perde solo tempo. Per quanto riguarda i difetti invece, non so se questo può essere considerato tale, ma difficilmente sono duro con i cavalli. Non sono un fan del bastone, e soprattutto non voglio farli “andare fuori di testa”.
Ci può tracciare il suo percorso professionale?
Monto da 8-10 anni. Ho fatto tre anni di apprendistato da M. De Roualle, poi altri sei da M. Boutin che mi ha “dato una svegliata”. Sono stato anche da Guillochon, in provincia, che aveva molta fiducia in me e dove ho ricevuto il 90% della mia formazione. E poi non si devono dimenticare M. Dupré e Jean-Pierre Gauvin, il trainer di Saônois.
Quali sono le caratteristiche di Saônois?
È un combattente che ha carattere da vendere, ma non va contrariato. L’ho adorato da subito e il Jockey-Club regala talmente tante emozioni che non può che essere il mio cavallo preferito.
Tra tutti i jockey, ha una relazione particolare con Olivier Peslier?
Prima di essere mio amico era il mio idolo. Prima delle corse parliamo molto. Giochiamo anche a paintball all’aperto, e anche in questo lui è più bravo, ma si diverte lo stesso a confrontarsi con me…
Cosa possiamo augurarle adesso?
Di vincere l’Arc e una corsa di Gruppo 1 all’estero, magari la Breeder’s Cup, perché no?
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