(ASCA) - Roma, 17 ott - ''L'aria che e' tirata in primo grado non e' di taglio giuridico, pero' questo non significa che, in secondo grado, 're melius perpensa' - come dicevano i latini - ci sia un taglio diverso. Nulla lo esclude. Io pero' sono sereno, ma lo e' anche Dida. Certo, non e' bello sentirsi dire 'guarda che tu l'hai pensata cosi', noi ti condanniamo per quello'. E' un procedimento interpretativo arbitrario''. E' l'opinione di Leandro Cantamessa, avvocato del Milan e membro del Cda rossonero, che su Affaritaliani.it commenta le motivazioni che stanno dietro alla decisione della Commissione disciplinare dell'Uefa di squalificare per 2 turni il portiere brasiliano Nelson Dida. ''Nella discussione lo diro' - continua Cantamessa -. Non me lo porto Dida, non puo' andare li' dire 'invece pensavo...'. Non vedo cosa possa venire a raccontare, il brasiliano non e' un avvocato. Questa e' una questione avvocatesca. L'indagine sui pensieri, da che diritto e diritto, non c'e'. Non e' possibile in pratica''. Cantamessa chiedera' che vengano tolte entrambe le giornate di squalifica: ''E' conseguenza logica di un'impostazione - spiega -. Ma non sono furibondo, fa parte delle cose della vita che ci sia chi la pensa in modo diverso''. Secondo l'avvocato la punizione inflitta al Celtic ''e' stata modesta. Ho detto e scritto che c'e' stata un'inversione della valutazione dei fatti. L'evento-madre e' stato derubricato ad evento-figlio. Ma io non mi scandalizzo mai, prendo atto. Se uno e' pragmatico puo' fare l'avvocato, se uno non ha questa caratteristica - conclude - e' meglio che cambi mestiere''.



