Pechino 2008 - Dubbi per la fiaccola sull'Everest

Eurosport - gio, 08 mag 20:33:00 2008

Qualche perplessità di fronte all'operazione dei cinesi che sarebbero riusciti a portare in vetta all'Everest la fiaccola olimpica

08/05 flamme everest - 0

La fiaccola olimpica è salita sull'Everest forse. Perché dalle poche testimonianze obiettive raccolte sul posto da spedizioni locali e anche da una spedizione italiana, nessun osservatore imparziale ha visto il percorso della fiaccola su una montagna avvolta da nuvole basse, battuta da un vento a oltre 100 km all'ora e con una temperatura di almeno 30 gradi sottozero.

E quella che doveva essere la migliore campagna di marketing politico del governo cinese, con la fiaccola retta a quota ottomila da una donna tibetana, si riduce a una serie di entusiastici dispacci della solita agenzia di stampa, senza alcuna conferma indiretta.

Era da diversi giorni che la spedizione con la fiaccola era ferma al campo base in attesa che il tempo migliorasse per portare, per la prima volta nella storia delle Olimpiadi, la fiaccola con il fuoco sacro sul tetto del mondo.

Secondo le fonti dell'agenzia di stampa cinese Nuova Cina che ha seguito l'evento, l'impresa sarebbe riuscita alle 09.18 locali di oggi, con l'arrivo in vetta a quota 8.848 metri dal versante tibetano. A dare l'ultimo assalto alla vetta in tutti 19 alpinisti dei 36 che avevano iniziato l'ascesa e che in gran parte si erano fermati a al campo base. La fiaccola è stata accesa tuttavia solo a quaranta metri dall'arrivo e portata in vetta da dall'alpinista tibetana Cering Wangmo. Nonostante il vento e la rarefazione la torcia, appositamente modificata per resistere alle condizioni climatiche e all'assenza di ossigeno, è rimasta accesa.

Ovviamente la soddisfazione del governo cinese alimentata dalle agenzie di stampa fa da contrasto alle dichiarazioni del governo tibetano in esilio che parla di "provocazione in un momento di situazione drammatica e tetra", mentre per gli esuli tibetani del movimento Students for a Free Tibet (Stf), si tratta di "una mossa politica per riaffermare il controllo della Cina sul Tibet".

Fra i critici anche l'alpinista altoatesino Reinhold Messner, che scalò l'Everest in solitaria e senza ossigeno: "E' un'offesa per i tibetani. Una montagna che per la gente del posto è considerata sacra e che è stata strumentalizzata per un'operazione di marketing e propaganda politica".

Presente all'operazione come testimoni imparziali anche un gruppo di alpinisti italiani che ha osservato la vetta da una montagna di fronte, sul versante nepalese dell'Everest. Nessuno ha visto niente, perché la vetta era coperta da nubi: "Dal versante nepalese comunque - ha detto l'alpinista italiano Gian Pietro Verza - oggi sarebbe stato impossibile salire in vetta: il vento in quota soffiava a oltre 100 chilometri orari. Nessuno sarebbe mai riuscito a farcela".

Stefano Benzi / Eurosport