José Mourinho è stato intervistato del direttore del TG1 Gianni Riotta per il settimanale di approfondimento TV7 che andrà in onda oggi, venerdì 8 agosto 2008, su RaiUno, a partire dalle ore 23.20 Inter.it vi offre la versione integrale dell'intervista realizzata nei giorni scorsi al centro sportivo "Angelo Moratti" di Appiano Gentile. Mourinho, che cosa direbbe se dovesse spiegare a un marziano che cosa è il gioco del calcio?
"Preferisco dire che è più che un gioco, da un punto di vista socio-culturale è il fenomeno più importante del mondo di oggi. Nella nostra cultura latina è molto più che un gioco, è molto più dei novanta minuti. Novanta minuti sono solo un periodo all'interno dei sette giorni della settimana nei quali si vive il calcio tutti i giorni. Il calcio per noi è vita". Un suo collega, Arrigo Sacchi, sostiene che il calcio è la cosa più importante tra quelle meno importanti. Condivide? "Sono d'accordo, ma preferisco dire che il calcio è molto molto importante nella vita di tante persone. Capisco quello che vuole dire Arrigo: so bene che, quando si parla di povertà, di guerra, di bambini con tanti problemi, o quando si parla di fenomeni sociali ed economici del nostro mondo, allora il calcio è sicuramente meno importante. Però il calcio è importante nella vita di milioni e milioni di persone". A 45 anni ha già vinto 11 trofei. Quando è arrivato in Inghilterra ha detto "I'm the special one". Che cosa ha di speciale? "Non ho detto questo, è una storia montata dalla stampa inglese. Ho vinto la Champions League il 24 maggio, sono arrivato in Inghilterra il 26 maggio, due giorni dopo. Nella conferenza stampa di presentazione mi hanno chiesto se pensavo di avere le qualità per allenare in un calcio come il loro. Ho risposto: "L'altro giorno ho conquistato la Champions League, come faccio a non avere le qualità per lavorare in Inghilterra?'. Allora mi hanno chiesto se mi sentivo un tecnico speciale, ho risposto di sì perchè avevo vinto tante cose e perchè avevo appena vinto la coppa più importante con una squadra come il Porto. Dal giorno dopo ero lo 'Special one'. Non è un problema, ma io sono speciale solo a casa con mia moglie e i miei figli". Qualche giornalista dice che è arrogante, i giocatori che ha allenato sostengono il contrario, cioè che un tecnico che ama il dialogo. Che cosa dice di così particolare ai suoi calciatori? "C'è sempre una cosa in comune nei miei primi giorni nei quattro club per i quali ho lavorato. Il primo giorno dico sempre che prometto di essere onesto, niente di più. Questa per è la cosa più importante dal primo all'ultimo giorno in cui lavoriamo insieme. Sono onesto e dico a miei giocatori solo la verità. Quando, ad esempio, arrivo in conferenza stampa e i giornalisti mi chiedono qualcosa relativa alla squadra, rispondo solo se prima ne ho parlato con i giocatori. Così nessuna delle cose che escono sui giornali sono un problema. Se, ad esempio, un giornale parla dello scambio di mercato Tiago-Stankovic, Dejan può stare tranquillo perchè io ho parlato con lui e gli ho detto che resterà". Ha 45 anni e sono già usciti due libri che raccontano la sua vita. È cresciuto in Portogallo, è stato un calciatore così così, poi è diventato un grande allentore. Le è dispiaciuto non aver fatto il calciatore?
"No. Ma prima di tutto voglio dire una cosa sulle biografie, ce ne sono alcune non autorizzate e possono dire tante tante bugie. Non ci posso fare nulla, devo vivere la mia vita di famiglia con passione e tranquillità. La nostra casa è chiusa, a mia moglie non piace la luce che porta il mio lavoro. Siamo una famiglia molto felice. Poi il calcio è il calcio e noi diventiamo persone molto famose nella società, ma in assoluto sono una persona normale". Sua moglie si chiama Matilde e si occupa di un associazione che aiuta bambini.
"Mia moglie è molto importante. Dopo la laurea in filosofia non ha mai lavorato perchè sono stato molto in giro per allenare: Porto, Lisbona, Barcellona, Londra e ora Milano. È stato impossibile per lei avere una carriera. È una mamma fantastica e con il cuore che ha pensa sempre ad aiutare gli altri. Mi sembra anche più fantastica perchè le piace la tranquillità, non ama la notorietà. Apprezza andare al supermercato, in un negozio senza che la gente sappia che è sposata con me. Questo mi piace veramente". Un allenatore dell'Inter che si chiama Eugenio Bersellini e che ha vinto uno, nel giorno della festa, alla domanda su cosa gli avesse fatto più piacere, rispose parlando di un giocatore che tirava sempre di destro e in che quell'occasione speciale aveva fatto gol di sinistro. Nella sua storia, c'è un episodio che riassume la sua attenzione al particolare? "Me ne viene in mente uno che è capitato all'inizio della carriera, quando allenavo una piccola squadra che ora gioca nella serie B portoghese, il Leria. Quando io ero lì eravamo nel massimo campionato. A fine stagione volevo un club migliore e dissi che non sarei rimasto, però ho promesso che alcuni sarebbero venuti con me. A gennaio eravamo terzi in classifica e mi chiama il Porto. A fine stagione cinque di quei giocatori vennero al Porto insieme con me, un anno dopo abbiamo vinto insieme la Coppa Uefa, l'anno successivo la Champios League". I giornalisti portoghesi mi hanno consigliato di chiederle che cosa intende per "pressione alta"? Dicono che è un po' la sua mania... "Si può chiamare pressione alta, ma si può dire anche in un altro modo. Mi piace che la squadra faccia pressing alto nella metà campo avversaria. Ma è anche importante avere cultura tattica sufficente per giocare in modo diverso, in qualche partita abbiamo bisogno di passare un blocco e difendere dietro la linea del centrocampo. In assoluto, mi piace l'idea di fare il pressing, quando inizia la prima fase del possesso. Questo significa che i difensori devono giocare sulla linea del centrocampo e gli altri giocatori devono partire alti". È così anche nella vita, anche lì serve la pressione alta? "No, nella vita è tutto diverso. Nella vita pressione bassissima, senza nessun rischio. Famiglia, tranquillità, pace, amore. Non prendo nessun rischio anche sotto il punto di vista degli investimenti economici, sono un super-difensivo. Un catenacciaro? Sì, sì... mi trovate nel giardino di casa mia tranquillo. Sono molto difensivo nella vita". Partono le Olimpiadi, le seguirà? Gli altri sport la appassionano? "Sono un uomo di sport, mi piace molto lo spirito dei giochi Olimpici e di come sono nati. Anche se purtroppo ci sono stati alcuni problemi col doping e con altre cose. Anche se uno sport non mi piace tantissmo, apprezzo tanto lo sforzo di un atleta di arrivare a conquistare una medaglia e portare sul podio la bandiera del proprio paese. A quel punto non si può più parlare di non professionisti o amatori. In tanti praticano sport individuali e lavorano con uno o due allenatori per tanto tempo per affrontare un solo avversrio. È una cosa molto bella". Conosce il calcio portoghese, quello spagnolo e quello inglese. Quali sono le prime idee che si è fatto sul clima del calcio italiano? "È un tifo latino, completamente diverso da quello inglese. Quello che ho vissuto a Brunico con l'Inter l'avevo vissuto in ritiro col Barca. Nel Chelsea, invece, nessuno è venuto agli allenamenti in tre anni e mezzo, nessuna persona presente e potevo andare in città tranquillamente, era una vita tranquilla. Nei novanta minuti, invece, emozioni indimenticabili, anche se si giocava una gara di coppa contro squadre di leghe inferiori. In Inghilterra sono emozioni da novanta minuti, con tanta gente a tutte le partite. In Portogallo, in Spagna e in Italia, invece, al termine della gara inizia un'altra partita. Quella che si gioca durante la settimana, nella quale si parla della partita che si è giocata e di quella che arriverà". L'Inter ama definirsi 'pazza': non sarebbe l'ora di portare un po' di saggezza? "Quando arrivo in un club posso restarci dieci o vent'anni, ma anche un anno o un mese. Perchè nel calcio tutto è possibile. Ma se arrivi in una squadra come tecnico devi pensare di restarci cinquant'anni, non devo lavorare per il domani, ma per il futuro del club. Luis Scolari, ad esempio, è arrivato al Chelsea un mese fa e ha dichiarato di non aver mai visto un club così organizzato con una struttura per gli allenamenti bellissima: questo per me è come vincere un titolo, perché ho lavorato per realizzare quella struttura. Si deve lavorare per il club, non in modo egoista e non per noi, bisona fare sempre un progetto a lungo termine. So che poi bisogna vincere e si deve cercare di portare gioie e coppe, ma per essere con la coscienza a posto e far bene il mio lavoro da professionista devo lavorare con il club". Ma sa che cosa vogliono i tifosi dell'Inter, Massimo Moratti per primo? "Ovviamente vogliamo vincere tutto. Io e il presidente Moratti abbiamo una grande esperienza nel calcio, sappiamo che giocheremo contro squadre forti e importanti. In Serie A ci sono tre-quattro squadre di grande potenziale, in Champions League dieci-dodici con le stesse nostre ambizioni. Non è facile vincere. Io è il presidente però la pensiamo allo stesso modo: non vogliamo vincere solo oggi, vogliamo un club vincente nel tempo e lavoriamo insieme in questa direzione. Mi sento sempre con Marco Branca e Gabriele Oriali: abbiamo tutti grande esperienza e dobbiamo lavorare con tranquillità per il presente e il futuro". Secondo un articolo apparso su "Il Corriere della Sera", Mourinho è rivoluzionario nel calcio e conservatore in politica: è vero? "Conservatore in politica sì, rivoluzionario nel calcio no. Sono semplicemente una persona con idee molto chiare, una filosofia molto sobria di lavoro, ho fiducia totale nel mio potenziale e nessuno mi farà mai cambiare. Non ho intenzione di rivoluzionare, come ha detto mister Capello non ho nulla da insegnare in Italia. Le dirò di più: lui dice che non ho nulla da insegnare, io dico che non voglio insegnare". Perchè è conservatore in politica? "Prima di tutto perchè non sono uno specialista, sono solo informato e interessato a tutte le aree della società. La politica è importante. Quando sento un politico parlare di calcio, per me è positivo perchè il calcio diventa ancora più importante nella società. Ma come posso io parlare di politica? Come posso essere non-conservatore? Se si deve fare, tra virgolete, 'rivoluzione politica', uno deve saperne molto più di me. Lo dico senza nessun problema: per me l'equilibrio nella vita è importante". Presidente del Consiglio in Italia è anche presidente del Milan. Lo ha già incontrato? Dice di essere il presidente della storia del calcio che ha vinto di più?Il "No, non l'ho incontrato. Ma è vero che è il presidente che ha vinto di più?''. Dice di sì e dice di avere tutte le statistiche che lo confermano, ma dal Real Madrid lo contraddicono...
"Non saprei. Ma questo non è molto importante: Real Madrid e Milan sono due club con una grandissima storia e sicuramente il signor Berlusconi è molto orgoglioso della propria storia con il club del quale è presidente". Ronaldinho tornerà ad essere grande? "Penso di sì, è molto importante per il calcio italiano. L'altra settimana al Trofeo Tim ho parlato con alcune persone che conosco nel Milan, dicevamo che nessun giocatore importante ha lasciato l'Italia in questa stagione. Sono tutti rimasti e sono arrivati giocatori importanti come Ronaldinho, Riise e Muntari. Per noi è molto molto importante, il campionato potrà diventare bello, competitivo, creare passione in tutto il mondo. Dobbiamo avere l'ambizione di fare qualcosa di bello come hanno fatto le squadre inglesi negli ultimi anni, piazzando tre squadre nelle semifinali di Champions League e due in finale. Il Milan deve vincere assolutamente la Uefa Cup, non è una squadra per quella coppa e, se la gioca, deve conquistarla. Noi, la Juventus, la Roma e la Fiorentina, invece, dopo la fase a gironi, diventeremo nemici. Prima dobbiamo cercare di passare il turno tutte e quattro". La "Gazzetta dello Sport" ha scritto che Mourinho è il favorito per vincere lo scudetto... "Dire adesso che siamo favoriti o che arriveremo ultimi per me non cambia assolutamente nulla". Che cosa l'ha colpita maggiormente arrivando in Italia? "(ndr.: sorride) I moscerini che ci sono nel pomeriggio qui ad Appiano, è molto difficile allenare con tutti i moscerini che ci sono in giro... Scherzi a parte, sono cittadino del mondo e conosco il mondo. Ho giocato in Italia una semifinale di Uefa Cup, non vi ho mai giocato la Champions League. Conosco bene l'Italia, anche a livello sociale. Non ho avuto sorprese e nessun problema di adattamento". Dicono che Mourinho si trova meglio con i giocatori giovani non famosi perchè li motiva e ne trae il massimo... "Non sono d'accordo. Non è imporante l'età: un uomo di vent'anni può pensare e giocare come un vecchio, un uomo di quaranta può essere mentalmente giovane e portare tanta esperienza. Un vero vincente non è mai stanco di vincere. La cosa importante per me è che un calciatore si adatti alla mia filosofia di gioco, un giocatore che possa arrivare perchè è adatto al ruolo che voglio che occupi. Questo è quello che è successo con Muntari: deve essere chiaro per tutti che Lampard era la nostra prima opzione, però sapevamo che la situazione era molto difficile, anzi quasi impossibile. Muntari aspettava che si risolvesse la situazione: quando abbiamo deciso che lo volevamo, sapevamo già che il ragazzo aveva il potenziale e le condizioni per fare bene con noi". I suoi figli per chi tifano? "I miei figli tifano per il papà, ovviamente e senza nessun problema. Non dimenticano la storia, per loro partecipare a momenti importanti vissuti nel Porto è stato indimenticabile. Poi tre anni, molto importanti anche dal punto di vista personale, a Londra con tre titoli e la Coppa d'Inghilterra. Nel cuore hanno il colore azzurro, quello del Porto e quello del Chelsea. Ora anche per loro è una nuova vita: l'Inter è la nuova vita e la nuova passione. Però sanno che, quando la sera torno a casa, è impossibile che io sia una persona diversa che vinca o perda. Mia moglie dice sempre 'in casa calcio zero'. Però, per i figli, loro è importante che il padre vinca e sia felice".
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Commenti 1 - 3 di 3
leggi quello di moggi ( altri 18 mesi ) quello è un magistrato interista ?
Dicono che i giornalisti nn devo essere di parte ma vedo che questo articolo l'ho ha scritto un INTERISTA sfegatato !!!
Dicono che i giornalisti nn devo essere di parte ma vedo che questo articolo l'ho ha scritto un INTERISTA sfegatato !!!
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