Serie A - Ibra "Quella Juve dava troppo fastidio"

mar, 08 nov 18:00:00 2011

Zlatan Ibrahimovic parla anche di Calciopoli nella sua autobiografia di prossima uscita: "Quella Juve era la migliore - dice - e la dovevano affondare". Poi racconta la sua crociata per unire lo spogliatoio dell’Inter e fa i complimenti a Cassano. FOTO: AP/LaPRESSE

2011-12 Serie A Milan Zlatan Ibrahimovic AP/LaPresse - 0

"Non sono mai stato amico degli arbitri, nessuno della nostra squadra lo era. No, no, eravamo semplicemente i migliori e ci dovevano affondare, ecco la verita'". E' la versione su Calciopoli a firma di Zlatan Ibrahimovic, in un estratto della sua autobiografia, "Io Ibra", edita da Rizzoli e in uscita in Italia nei prossimi giorni.

"Come sempre, quando qualcuno domina, altri vogliono tirarlo nel fango, e non mi stupiva affatto che le accuse venissero fuori quando stavamo per vincere di nuovo il campionato - racconta lo svedese -. Stavamo per portare a casa il secondo scudetto consecutivo quando scoppiò lo scandalo, e la situazione era grigia, lo capimmo subito. I media trattavano la faccenda come una guerra mondiale. Ma erano balle, almeno per la gran parte. Arbitri che ci favorivano? Ma andiamo! Avevamo lottato duramente, la' in campo. Avevamo rischiato le nostre gambe, e senza avere nessun aiuto dagli arbitri, queste sono cazzate! Io dalla mia parte non li ho avuti proprio mai, detto in tutta franchezza. Sono troppo grosso. Se uno mi viene addosso io rimango fermo, ma se finisco io addosso a qualcuno quello fa un volo di quattro metri".

L’INTER NON VINCEVA? LO SPOGLIATOIO ERA DIVISO - Troppi clan, ecco perché l'Inter non vinceva. "La vera sfida era rompere quei cazzo di gruppetti - aggiunge Ibra parlando dei suoi primi giorni in nerazzurro -. Li odiai fin dal primo giorno, e non dipendeva soltanto dal fatto che io venivo da Rosengard, dove ci si mischiava senza problemi: turchi, somali, jugoslavi, arabi. Era anche perché l'avevo visto già molto chiaramente, sia alla Juventus sia all'Ajax: tutte le squadre rendono molto meglio quando fra i giocatori c'è coesione. All'Inter era l'opposto. Là in un angolo stavano seduti i brasiliani; gli argentini stavano in un altro e tutti gli altri in un terzo. Era una cazzata. Così considerai come mio primo grande test da leader porre fine a quella situazione. Andavo in giro e dicevo: 'Cos'è questa storia? Perché state lì seduti tra di voi come dei bambini?'".

Secondo Ibra, "quelle barriere invisibili erano troppo nette. Perciò andai nuovamente da Moratti, e fui più chiaro possibile. L'Inter non vinceva il campionato da secoli. Volevamo andare avanti così? Dovevamo essere dei perdenti solo perché la gente non aveva voglia di parlarsi? 'Ovviamente no' disse Moratti. 'Ma allora bisogna rompere questi dannati clan. Non possiamo vincere se lo spogliatoio non è unito'".

CASSANO “BAD BOY”, MA UNO DEI MIGLIORI - Nei giorni scorsi Ibrahimovic ha ammesso di sentire la mancanza di Antonio Cassano ed è facile capire perché. "Cassano ha un po' la fama del bad boy come me, gli piace mettersi in mostra e parlare di sé come di un giocatore fantastico. Il ragazzo ne ha passate parecchie, e spesso ha avuto problemi con compagni e allenatori, fra l'altro con Capello ai tempi della Roma. Ma Antonio - riconosce Zlatan Ibrahimovic - ha una meravigliosa qualità nel suo gioco. Mi piace davvero, e con lui siamo diventati una squadra ancora migliore".

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