Il Caso - Inter, ma l'orgoglio non è di casa?

gio, 08 dic 12:17:00 2011

L'Inter continua a dare delusioni ai propri tifosi: contro il Cska Mosca è arrivata la sconfitta numero 9 in stagione, urge una soluzione. "Certamente faremo qualcosa a gennaio", ha promesso Massimo Moratti. Ma l'orgoglio dove sta? FOTO AFP

Diego Milito Inter Cska Champions League - 0

L'ultima uscita europea della truppa nerazzurro a San Siro contro il Cska è stata l'ennesimo spettacolo tragi-comico di una stagione finora da dimenticare. L'Inter, già qualificata e rimaneggiata in modulo e uomini (un mix di giovani e vecchi assolutamente da archiviare), sbaglia tantissimo e regala ai russi un passaggio del turno in cui nemmeno sembravano credere. Ma, purtroppo, non è una novità negli ultimi tempi.

In campionato l'Inter ha giocato 14 partite: sei le ha perse, incassando più gol (18) di quanti ne abbia segnati (14), con il medesimo score in casa e in trasferta. In Champions League, nonostante il primo posto raggiunto con largo anticipo, la situazione non è delle più fulgide e racconta anche di due sconfitte, entrambe casalinghe, che nella fanno più male alla mente che al fisico. Se ci aggiungiamo il ko di inizio stagione contro il Milan in Supercoppa arriviamo a quota 9 sconfitte in 19 match. Non benissimo.

L'Inter, unica italiana che passa da prima del proprio girone (certo, chiamarlo girone è anche troppo, visti i valori espressi in campo), è paradossalmente la squadra "made in Italy" a cui in questo momento daremmo meno chance di passaggio del turno. E' vero, affronterà squadra di seconda, se non di terza fascia: Leverkusen, Zenit, Marsiglia, Lione e Basilea però hanno mostrato tutte qualcosa che all'Inter finora è mancato. La voglia di lottare e di passare il turno a tutti i costi. L'orgoglio, in una parola. Certo, Cska, Trabzonspor e Lilla non sono squadre che suscitano paura o la necessità di esprimersi al 100% del proprio potenziale, ma dalla squadra nerazzurra è lecito, anzi ovvio, aspettarsi qualcosa di più, molto di più.

Gli attaccanti non segnano mai, e questo è un fatto, anzi il fatto: Pazzini è alla ricerca del gol perduto, Milito di una condizione, quella del Triplete, che è più mentale che fisica. Nessun giocatore degno di questo nome sarebbe in grado di sbagliare tanti gol, quanti ne sta sbagliando il Principe in questo momento: errori figli di una tranquillità e naturalezza, che è ingrediente primario nella chimica che costituisce l'ABC di qualsiasi centravanti. Il "momento" no dell'argentino si sta prolungando un po' troppo: urgono soluzioni. Una era quella di Forlan, ancora ai box dopo un inizio comunque difficile e poco promettente. Zarate, Alvarez, Coutinho e Castaignos vanno a sprazzi. Eto'o, invece.... ah no, è vero, Eto'o non c'è più.

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"Certamente faremo qualcosa a gennaio": le parole del patron Massimo Moratti sembrano più come una minaccia all'attuale rosa, sfilacciata e senz'anima, piuttosto che una lecita promessa ai tifosi, impazienti e allo stesso tempo stanchi di essere buggerati dalla squadra ad ogni appuntamento del Meazza. Il Caso-Tevez è abbastanza indicativo: l'agente dell'argentino e Branca si sono incontrati almeno tre volte in pochi mesi, senza però giungere a una conclusione positiva. Al Milan è bastato un ammiccamento e un'offerta non certo maestosa per assicurarsi il favore del Machado. E allora sotto con gli altri nomi: Eduardo Vargas (Universidad de Chile) e Jefferson Farfàn (Schalke 04) le possibili soluzioni. Di ripiego.

In questo momento gira male, questo è innegabile. Il rientro di alcuni dei big, Sneijder su tutti, ma anche Maicon, Lucio e lo stesso Forlan non potrà che fare bene a un'Inter malata e in cerca di cura. Dopotutto il 14 febbraio 2012 e il ritorno della Champions League sono lontani: per quel tempo la lungodegenza dei nerazzurri dovrà essere finita, altrimenti saranno dolori veri. Questione di numeri e di carattere, entrambi da ritrovare.

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Davide BIGHIANI / Eurosport

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