A Roma per la sfida che valeva la cintura Unione Europea welter, si erano dati appuntamento oltre 4000 spettatori. Uno spettacolo nello spettacolo, un ritorno al bel tempo antico, quando attorno al ring si assiepava la gente in massa per incitare il proprio beniamino. Il Tendastrisce nereggiava di folla, striscioni e suoni per dare l’apporto vocale al proprio beniamino Daniele Petrucci (20+ 0-109, il ragazzo di San Basilio chiamato all’impegno piu` difficile dell’immacolata carriera da professionista.
Il giovane Craig Watson (12+ 2-) giunto da Manchester con dichiarate ambizioni di vittoria, testa rapata a zero, sul piano estetico si era presentato al meglio. Classica impostazione del mancino che sa giostrare bene, sia in attacco che di rimessa. Piu` alto del romano, iniziava in modo baldanzoso, forse troppo. La velocita` di esecuzione con entrambe le braccia, faceva capire che non era una tigre di carta. Gli scambi iniziali sembravano indicare nella tattica di Watson un preciso disegno tattico, quello che attendere l’assalto di Petrucci per fiondare repliche secche e precise. Da falsa guardia stava attento a non farsi sorprendere dal destro dell’italiano, ignorando che “Bucetto” e` un mancino impostato alla rovescia. Dopo un primo round di assaggi e mosse, senza che nessuno dei due affondasse, salvo un bel destro d’acchito di Daniele, al secondo round i due accorciavano la zona di fuoco e cominciavano le scintille. Watson non era intenzionato a cedere nello scambio, vuoi per orgoglio che per mantenere fede alle dichiarazioni fatte al suo pubblico prima di partire per Roma.
Nello scambio violento sul finire della ripresa, entrambi aprivano la guardia per scagliare pugni pesanti. In quel frangente, Petrucci, che concludeva una serie di ben cinque colpi, dove aveva toccato e rischiato, chiudeva la combinazione incrociando col crochet mancino la mascella dell’inglese che si trovava totalmente scoperto. Impatto pesante, inesorabile, finiva seduto e stordito. Era coraggioso e orgoglioso a rialzarsi in tempo e fortunato (si fa per dire) perche` dopo pochi secondi suonava il gong.
In avvio del terzo tempo, l’ospite sembrava aver recuperato e per mascherare la difficolta` partiva all’attacco. Qui Petrucci ha mostrato i progressi che stanno scandendo ogni sua prova. Quindi merito ai tecnici ma anche all’intelligenza tattica del romano. Come tutti i felini che fiutano la preda, aveva capito che Watson fingeva una sicurezza che non aveva piu`, per questo lo ha costretto allo scambio e una volta chiuso alle corde, prima lo ha fintato sopra e poi lo ha giustiziato sotto, con montanti sinistri al fegato senza appello. L’arbitro a quel punto, con l’inglese piegato in due, incapace di replicare, ormai alla frutta, ha chiuso il match per alzare il braccio all’italiano.
Un trionfo oltre le attese, strameritato perche` il pugile battuto non era un signor nessuno, ma il campione del Commonwealth e una delle speranze inglesi con i suoi 25 anni. Che si fosse mosso un inviato di “Boxing News” la dice lunga. Purtroppo non avevano previsto che Petrucci fosse cresciuto cosi` tanto.
Dopo l’incontro, l’organizzatore Davide Buccioni, al quale si debbono fare i complimenti, ha parlato di prossima sfida europea con Jackson Bonsu, africano belga, decisamente impegnativo. Senza entrare nel merito di scelte che rientrano nei compiti dell’organizzatore e dei tecnici, oltre al diretto interessato, sappiamo che Bonsu ha un impegno gia` sottoscritto il 3 maggio ad Antwerpen in casa, e sono avviate trattative per una sfida mondiale IBF. Non solo, lo sfidante ufficiale e` lo sloveno Jan Zaveck di 31 anni (24+) residente a Magdeburgo e operativo in Germania. Buon pugile ma non certo insuperabile. Se Bonsu scegliera` la strada iridata, una sfida con Zaveck andrebbe piu` che bene.
Piacevole anche il resto della serata. Il mediomassimo Max Buccheri firma la prima vittoria tra i “prize” a spese dell’espertissimo croato Ivica Cukusic (7+57-4=) cliente abituale sui nostri ring, che ha fermato l’eta` a 34 primavere. Bravo il romano di Casalbruciato a ragionare e non farsi irretire dal mestiere di un collaudatore sempre scomodo. Chi invece ha mancato la vittoria e` stato Vittorio Oi (7+1-1=) che ci teneva a superare Angelo Palma (2=) per prendersi la rivincita dai tempi dei dilettanti. Impresa fallita per merito di un Palma che ha imposto la tattica giusta dei jab sinistri e il continuo movimento attorno al ring. Oi ha cercato di incrociarlo, con poco successo e il pari a dirla tutta ha favorito il romano.
Chi invece non ha fallito il bersaglio e` stato l’ucraino Sergey Demchenko (9+ 2-) un cruiser dalla potenza notevole, che dopo un bombardamento a tappeto ha fatto crollare il francese Achille Oman Boya (9+ 4-) che sembrava indistruttibile. Il transalpino, niente male tecnicamente, mobile sul tronco e rapido nei rientri, pur diminuendo le repliche col passare dei round, sembrava poter reggere fino al termine. Di piu`, al sesto round partiva all’attacco e centrava un paio di destri al viso di Sergey che incassava bene. La replica era devastante. Un destro sollevava addirittura Oman e lo scaraventava sulle corde. Dopo il conteggio l’arbitro Barrovecchio, avvedutamente dava l’alt accompagnando il transalpino all’angolo.
Molti applausi per Mouhammed Ali` Ndiaye, il supermedio toscano di stanza pugilistica a Roma, che la cintura UE cerchera` di conquistarla il 14 marzo a Odense in Danimarca contro Lolenga Mock, un veterano pericoloso ma battibile.
Una serata da circolino rosso per lo spettacolo eccezionale, dove tutto e` andato nel modo migliore. Da ripetere.
di Giuliano Orlando
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