Calciomercato.com calciom

Mille se, un solo Palermo... Dalle ipotesi irreali alla Champions

Mar 09 Set, 02:09 PM


E se domani… Se telefonando… Volendo, potremmo anche continuare la nostra perlustrazione lungo tutto il panorama della canzone italiana, dagli anni sessanta ad oggi, per sottolineare un concetto che nell’ambiente rosanero si va imponendo con una certa evidenza, stando ai fatti e alle più o meno autorevoli dichiarazioni degli ultimi giorni. Se, sempre se, ancora se. Chiunque, oggi come oggi, parli del Palermo e dei fatti connessi alle sorti calcistiche della squadra e della città – dai giornalisti ai tifosi, dal presidente ai giocatori, dagli opinionisti agli amministratori – rischia con grande facilità di rimanere imbottigliato nelle strettoie sintattiche di un periodo ipotetico che, al pari dei famosi incontri ravvicinati di Steven Spielberg, il più delle volte è del terzo tipo. Per quanti avessero lasciato per strada la dimestichezza con le regole della grammatica italiana (infondo, confesso anche da parte mia la necessità di ricorrere agli ausili della sempre generosa Wikipedia), il periodo ipotetico del terzo tipo è quello, ahinoi, dell’irrealtà: ossia, quello in cui l’ipotesi non è vera o impossibile, non può realizzarsi o avrebbe potuto ma ciò non è mai accaduto (almeno finora…ma ‘mai dire mai’ diceva quel gran tombeur de femmes di James Bond, al secolo 007). Se il Palermo fosse come la Fiorentina… Ecco un primo succulento esempio di come l’attuale stato dell’esistenza rosanero sia intrappolato nei termini di un incerto condizionale. Andando avanti di questo passo (ovvero - con riferimento a fatti concreti - secondo quella che è stata la storia delle ultime due, tre stagioni), l’accostamento tanto caro al presidente Zamparini – che tuttavia, da questo punto di vista, ha sempre dimostrato di avere chiari i modelli d’eccellenza da emulare…quando il Palermo approdò in serie A addirittura si era persino parlato di ripetere le gesta degli spagnoli del Valencia – rischia di diventare una sorta di deleterio boomerang per squadra, società e tifoseria (quest’ultima, in particolare, sempre più frustrata nel vedere che di campionato in campionato il divario dagli acerrimi rivali viola è andato ad aumentare). Per essere come la Fiorentina, occorrerebbero due elementi essenziali che per il momento a Palermo non hanno fatto la loro comparsa. Primo, scegliere un allenatore che sia uno e iniziare con lui un progetto di formazione tecnica e morale della squadra con una durata minima di almeno tre anni. E’ vero che un professionista del calibro di Cesare Prandelli non è facilmente duplicabile. Ma è altrettanto verosimile che, attraverso l’esercizio di virtuosa lungimiranza, si possa ritrovare in qualunque altro tecnico che sia umanamente stimabile e professionalmente competente (a prima vista sembrerebbe il ritratto di Davide Ballardini) il Prandelli che è in lui, così da puntarvi in maniera convinta e difenderne a spada tratta l’operato. Infondo, costruire in casa il proprio allenatore di successo è gratificante tanto quanto scoprire e lanciare alla ribalta del grande calcio i nuovi talenti della pedata. Ed è anche remunerativo: fosse solo per il fatto di risparmiare quel paio di milioncini di euro da versare ad ogni esonero sospinto. Il secondo elemento per clonare i viola è, nemmeno a dirlo, la tutela del patrimonio tecnico della squadra: per dirla in parole povere, cercare di tenersi stretti il più possibile e nella maniera più proficua i propri campioni. Verrà il giorno in cui vedremo il Palermo rifiutare la sontuosa offerta di un’altra società per acquistare il pezzo da novanta di turno della squadra rosanero? Domanda da circa 22 milioni di euro (quanto su per giù pagato dalla Juve per avere Amauri) o se preferite da 18-20 milioni (ovvero la cifra rifiutata dai Della Valle per il passaggio di Adrian Mutu alla Roma). La risposta, in questi casi, attiene talmente alle imperscrutabili politiche gestionali adottate da una società, che non la si attende neanche. Una cosa è certa: i giocatori si trattengono quando esiste un progetto tecnico condiviso che li rende fulcro imprescindibile per i piani del tecnico e della dirigenza e quando si riesce a fare in modo che l’atleta sposi questi programmi sotto forma di amore per la maglia e per l’ambiente, tanto da accettare condizioni economiche apparentemente penalizzanti. Presentata in questi termini, l’adesione al modello ‘gigliato’ è ben lontana dall’essere raggiungibile nell’immediato. Ciò non toglie che l’ambizione di ottenerla possa spingere gli addetti ai lavori rosanero ad assecondare le mosse per la completa emulazione. Oppure, si può optare per la soluzione più rapida, quella che – come dice il proverbio – taglia la testa al classico ‘toro’ (senza offesa per il presidente Cairo…non vorremmo fosse suscettibile al pari dell’altro granata-amaranto Foti): ossia smetterla di fare paragoni. Esiste solo il Palermo: non è forse questo il motto del tifoso doc? A proposito di tifosi: se i tifosi del Palermo fossero meno esigenti… Di sicuro, in sede di campagna abbonamenti, sarebbero più facilmente abbordabili, come lo sono i tifosi della Reggina. Ma, a quel punto, sarebbero una tifoseria da lotta per la salvezza (con buona pace e tutto il rispetto possibile per i sostenitori amaranto e il loro presidente). Mentre qui abbiamo già una tifoseria dal palato fine formato Champions League: nel momento in cui anche i risultati calcistici della squadra saranno tali allora le due cose combaceranno perfettamente. Almeno dovrebbero. Per ora, occorre gestire questa discrasia: ci si può lamentare, oppure la si può ammorbidire, per esempio riconsiderando tutta la comunicazione circa gli obiettivi della squadra che viene di solito fatta ad inizio stagione. Non è affatto detto che per suscitare l’entusiasmo popolare occorra necessariamente puntare a traguardi concreti e esattamente definiti. Prendiamo il caso del Catania. Qualcuno, fra gli osservatori più o meno esperti e competenti, pensa in tutta onestà e oggettività che i rossoblu possano avere quest’anno una dimensione ben più ampia della lotta per la salvezza? Eppure, quel grande stratega della comunicazione di Walter Zenga (che è sulla buona strada per superare in panchina le lodi raccolte quando balzava da un palo all’altro della porta azzurra e nerazzurra) ha sin da subito ridimensionato l’argomento ‘lotta per non retrocedere’ (dicendo: ‘Sì c’è, ma non ci blocchiamo su questo’) e ha iniziato a parlare di ambizione da nutrire costantemente, voglia di stupire, bel gioco, divertimento partita dopo partita (non stupirebbe se la truppa dell’Uomo Ragno domenica recasse qualche dispiacere alla corazzata Inter). Senza parlare di coppe, piazzamenti e previsioni numeriche, insomma, l’ex portiere ha suscitato l’interesse di un ambiente che oggi è convinto di avere una squadra potenzialmente fenomenale. La convinzione è un’arma straordinaria per caricare gli animi: non solo i tifosi, ma anche i giocatori se ne giovano e poi in campo si raccolgono i risultati. “Ci giocheremo l’Europa, se riusciremo ad uscire dalla crisi”. Francamente, riguardo a questa sacro santa verità espressa dalle riflessioni del presidente ai microfoni di TGS, tutti quanti ci auguriamo possa trattarsi di un periodo ipotetico del secondo tipo: ovvero quello della possibilità. Infondo, il tempo a disposizione c’è. La pausa per le nazionali è stata utile per metabolizzare al meglio (a campionato iniziato) il cambio di allenatore. Quest’ultimo evento rappresenta la classica ‘scossa’ (più defibrillante di quella delle ballerine di Amadeus) utile a ricompattare la squadra (come dice il vecchio saggio Giovanni da Pallavicino: “Adesso, ricominciamo a lavorare, tutti a disposizione di mister Ballardini, sicuri di cambiare rotta”), ad allentare la tensione interna (qualora ce ne sia stata, per carità: “Da palermitamo mi ha dato molto fastidio sentire di presunte crisi all´interno dello spogliatoio. Certe voci fanno male, perché messe in giro senza alcuna prova. Il nostro è un gruppo unito”, continua il maestro di vita Tedesco), a riassettare tutti quanti sulla strada della crescita e del raggiungimento di obiettivi positivi (“Difficile per la Roma affrontare una squadra ferita che vorrà riscattare immediatamente la sconfitta di Udine e regalare ai tifosi e al nuovo mister la prima soddisfazione della stagione”). Basta poco, in effetti, per rimettere il treno sulle rotaie (in certi casi, non si disdegna neppure l’apporto di quel sano fattore C che Lippi insegna può valere un mondiale). Basta trasformare i periodi ipotetici del terzo tipo in periodi del primo tipo, ovvero quello della realtà. Se battiamo la Roma, il morale della squadra e dei tifosi salirà a mille. Se Cavani la mette dentro, diventa un eroe. Se Succi e Mchedlidze esplodono, il Palermo si ritrova in casa i nuovi Toni e Amauri. Se Lanzafame fa il Ronaldo e Ballardini il Ferguson noi arriviamo in Champions. Potremmo definirli, è vero, tutti periodi ipotetici della speranza (una nuova fattispecie grammaticale). Ma, come si dice, la speranza è sempre l’ultima morire. Post scriptum. Chi vive di speranza muore disperato: è la versione pessimistica del detto di cui sopra. Non vorremmo essere costretti ad adottarla in merito alla vicenda stadio. Tutti invocano cose da Champions: si vuole una squadra da Champions, un allenatore da Champions, un presidente da Champions, persino chi vende ghiaccioli da Champions. Bene è arrivato il momento di pretendere anche e quanto prima gli sviluppi per uno stadio da Champions, agevolati dalle doverose e responsabili facilitazioni di un’amministrazione locale che si dimostri anch’essa degna della Champions League.

Per maggiori informazioni vai sul sito di Calciomercato.com

 

Commenti 1 - 6 di 6

Ordina i commenti: Più recenti
  1. da catanese ti faccio i complimenti per l'articolo
    W la sicilia
    P.S pamelamangiaracina concordo con te

    Da simonec, il mer 10 set 2:48
  2. Purtroppo il palermo non è la fiorentina cioè non si trova nel nord italia, li abiamo tutti contro dai dirigenti della lega alle testate dei girnali sportivi che del Palermo non dicono nulla. Allora io dico a tutti gli sportivi non solo del Palermo mà tutti Siciliani , di non comprare piu' questi giornali oppure i prodotti sponsorizati dalle altr società sportive.

    Da pamelamangiaracina, il mar 9 set 16:38
  3. Purtroppo il palermo non è la fiorentina cioè non si trova nel nord italia, li abiamo tutti contro dai dirigenti della lega alle testate dei girnali sportivi che del Palermo non dicono nulla. Allora io dico a tutti gli sportivi non solo del Palermo mà tutti Siciliani , di non comprare piu' questi giornali oppure i prodotti sponsorizati dalle altr società sportive.

    Da pamelamangiaracina, il mar 9 set 16:37
  4. credo che un "editorialista"del genere,se lo sognino pure la juve ed il milan.

    Da CIRO'S CUP, il mar 9 set 15:26
  5. Guarda chi si rivede, umberto Eco ..

    Da campeggio70, il mar 9 set 14:31
  6. Che grande articolo, complimenti! Comunque credo che il Palermo, con un progetto serio, possa arrivare ai livelli della Fiorentina in 3-4 stagioni. Ma serve continuità. Zamparini controllati quando decidi di esonerare, altrimenti è come se la squadra ricominciasse sempre tutto daccapo! Forza Milan...

    Da Gab Ant 11, il mar 9 set 14:18
Ordina i commenti: Più recenti

Non sei ancora un utente Yahoo! ? subito per avere un account Yahoo!