Eurosport - mar, 10 lug 12:40:00 2007
Nel processo che si sta svolgendo a Roma è emersa l'esistenza di un documento scritto, trovato nella scrivania dell'ex amministratore delegato, Franco Zavaglia, nel quale si invitano i collaboratori della Gea anche a "non sbandierare il nome di Luciano Moggi"
Al peggio non c'è mai fine. E dopo gli scossoni di Calciogate non sorprende che esista un appunto scritto nel quale si invitava i collaboratori della Gea a non minacciare come già avvenuto in passato.
Lo si è appreso questa mattina durante il processo a Luciano Moggi e altri cinque imputati in corso a Roma per i presunti illeciti legati all'attività della società che gestiva le procure sportive di quasi metà dei calciatori della serie A. L'appunto, anonimo, è stato trovato nella scrivania dell'amministratore delegato della Gea, Franco Zavaglia.
I pm Luca Palamara e Maria Cristina Palaia la considerano una delle prove fondamentali, per dimostrare come esistesse una vera e propria rete di pressione sui calciatori non intenzionati ad affiliarsi alla potente società. Nell'appunto vi è scritto che "è bene dire ai nostri collaboratori di non andare a sbandierare il nome di Luciano Moggi e così far presa sui giocatori, ma illustrare quale è la nostra organizzazione, senza minacciare nessuno come già avvenuto in passato".
Il difensore di Zavaglia, Maurilio Prioreschi, ha eccepito l'ammissibilità del documento, in quanto anonimo e quindi non riconducibile al suo assistito. I pubblici ministeri si sono opposti e i giudici della decima sezione del tribunale di Roma si sono riservati di decidere sulla questione. Sotto processo, oltre a Zavaglia e all'ex dirigente della Juventus, ci sono il figlio Alessandro, Davide Lippi, Francesco Ceravolo e Pasquale Gallo.
Christian Campigli