Centottanta minuti, i primi ufficiali della stagione, da spettatore. Non gli era capitato neppure quando era un giovane difensore emergente che indossava la maglia del Genoa. Particolare, oltretutto, se si pensa che più o meno tre mesi fa, giocava, titolare fisso, prima esterno destro, poi inamovibile centrale, nella Nazionale di Donadoni che si apprestava al suo Europeo incompiuto. In panchina a Milano in Supercoppa. In panchina all’Olimpico nella prima di campionato contro il Napoli. Fino alla fine, recuperi compresi. Troppi per un ragazzo di trentacinque anni, al secolo Christian Panucci. Ora ( ri) tocca a lui. A Palermo riscoprirà l’effetto che fa. Stavolta, molto, ma molto probabilmente, da difensore centrale, in coppia con il vero Philippe Mexes, prevedibile un turno di riposo per Juan che tornerà dal Brasile solo per sostenere l’allenamento di rifinitura di venerdì prossimo e, pure, un recente affaticamento muscolare che è meglio lasciare lì avendo anche trasvolata atlantica e conseguente fuso orario da smaltire. CONTRATTO - Giocare, poi, anche per far vedere che la voglia di prolungare il suo contratto con la Roma che andrà in scadenza il prossimo trenta giugno, è la voglia di un ragazzo di trentacinque anni che può ancora essere un protagonista importante in una Roma che vuole puntare in alto. Tra le parti, se ne parlerà nei prossimi mesi, con l’intenzione di arrivare a un prolungamento per un’altra stagione più magari l’opzione per un’altra. I rapporti con la famiglia Sensi e la dirigenza sono ottimi, esistono i presupposti perché Panucci possa concludere la sua carriera con la maglia della Roma, cosa che oltretutto ha sempre detto sin dalle sue prime stagioni romaniste.
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