Coppa Italia - Questa è Avellino: facile, no?

Eurosport - lun, 11 feb 18:13:00 2008

Le cose più semplici sono spesso quelle più efficaci: difesa e gioco di squadra. Avellino insegna

BASKETBALL Avellino Coppa Italia - 0

Un playmaker con mani morbide per tirare e passare, un centrone di quelli veri, che porta blocchi duri e in grado di muoversi in post-basso, due tiratori sul perimetro e un mezzo lungo naturalizzato, vecchio volpone dei parquet d'Europa. Questa è Avellino: una simbiosi magica di giocatori con caratteristiche che si incastrano alla perfezione, gestita da un allenatore, Boniciolli, amante della circolazione di palla e del gioco di squadra. Attacco bilanciato, giocatori altruisti e volonterosi di sacrificarsi anche in difesa: questo è il segreto di Pulcinella dei vincitori della Coppa Italia.

Attacco: tutto ha origine dalle sapienti mani di Marques Green. Williams o Radulovic salgono al limite dell'area per portare un blocco. Il difensore può a) staccarsi (Green piazza la tripla), b) seguire il playmaker dell'Air, che allora ha spazio per servire il taglio di Williams a centro area per un appoggio in lay-up, o Radulovic sull'arco in pick'n'pop. Altra opzione: Green cerca la penetrazione e trova sul perimetro Righetti (43.3% da tre) e Smith (40.0%). È l'ABC del basket, vero, e sembra facile, ma non lo è. Ci vogliono i giocatori giusti e, soprattutto, la giusta predisposizione da parte degli stessi a giocare insieme e l'intelligenza necessaria per muoversi sul parquet negli spazi e nei tempi corretti (perché anche mezzo secondo di ritardo, o di anticipo, può essere fatale).

Difesa: anche qui tutto ha origine da Green. Con i suoi 165 centimetri il play dell'Air è un difensore terribile. Velocissimo, riesce a tenere il passo di giocatori molto più alti di lui, e li costringe a spendere preziose energie per organizzare l'azione offensiva. Non è facile giocare contro un giocatore così basso, perché ha le mani costantemente sul palleggio e costringe l'avversario a movimenti e linee di passaggio non abituali. Sul perimetro Righetti e Smith sono ottimi difensori: giocatori umili, rocciosi ed esperti, utilissimi anche a rimbalzo difensivo, dove fanno valere centimetri e chili. E, insospettabilmente, all'interno di questo sistema diventa difensore anche Radulovic, che con le sue lunghe leve è ottimo sulle linee di passaggio: a volte basta poco, e quando si è inseriti in un gruppo che funziona e che rema compatto in una precisa direzione, si riscoprono caratteristiche inaspettate nel proprio gioco. E infine Williams, che con la sua fisicità spadroneggia spesso in un'area che il basket moderno ha riempito di falsi centri, ritenendo il ruolo del pivot ormai un anacronismo nell'era del tiro da tre punti.

E dalla panchina escono gregari, ma gregari veri, pienamente consci delle proprie possibilità, dei propri limiti e di ciò che l'allenatore chiede da loro. Cavaliero, Burlacu, Bryan, Ortiz: giocatori che non hanno un grande curriculum da presentare, ma una gran voglia di fare e di mettersi a disposizione con grande umiltà e senso del dovere.

Questa è Avellino. Facile, no?

Daniele Fantini / Eurosport