La Liga - Real-Barça: la differenza sono i gol

Eurosport - lun, 11 feb 20:05:00 2008

Se i campioni di Spagna sono una "macchina da calcio totale", come ha spiegato il presidente Calderon, il Barcellona di Frank Rijkaard ha mostrato grandi problemi nell'andare a segno nonostante i vari campioni della rosa azulgrana. E la Liga è sempre più in mano al Real...

2007-2008 La Liga Real Madrid Guti - 0

Tra il Real Madrid e il Barcellona non ci sono solo gli otto punti di differenza in classifica, ma è il gioco espresso dalla due squadre che colpisce più di tutto. Le merengues, infatti, sono andate a segno ben 53 volte in 23 partite, dimostrando un potenziale offensivo impressionante: 18 vittorie, 2 pareggi e 3 sconfitte. Sono 3 anche i passi falsi del Barcellona che però ha pareggiato per ben 6 volte riuscendo a segnare "solo" 42 volte.

La squadra di Schuster, dopo il passo falso in casa dell'Almeria, ha subito rialzato la testa e nell'ultima giornata ha sotterrato il povero Valladolid, travolto con 7 reti. Nonostante l'assenza di van Nistelrooy, e il forfait di Robinho dopo pochi minuti, il Real si è confermato una squadra costruita per divertire e per segnare una valanga di gol. Julio Baptista ha aperto subito le marcature e Royston Drenthe ha chiuso i conti al 73' per la vittoria più ampia dal 7-0 rifilato all'UD Las Palmas nel febbraio del 2002. In mezzo le doppiette di Raul e Guti, e la prima rete con la camiseta bianca di Robben, che ha dedicato il gol alla moglie. Real che vince, segna, diverte, stacca nuovamente il Barcellona in classifica e mette una seria ipoteca sulla Liga.

Tutte altre facce in Catalogna, dove Rijkaard ha dovuto fare i conti, ancora una volta, con la dura realtà: il Barça fatica ad andare in gol, nonostante le straordinarie stelle a disposizione. Tolto Eto'o, che era impegnato in Coppa d'Africa, il tecnico olandese continua a relegare Ronaldinho in panchina per chiedere al brasiliano di entrare a partita in corso e cambiare il volto del match con la bacchetta magica: ma per ora le famose magie del "dentone" sono solo un lontano ricodo. Bojan e Giovani sono due fenomeni, è vero, ma sono comunque giovanissimi; Henry non è ancora al top, mentre Messi, nonostante i numerosi paragoni, non è Maradona. Nelle ultime due partite il Barça è stato salvato da Xavi, che attaccante non è: prima in casa con il modesto Osasuna ha regalato in extremis i tre punti, illudendo tutti i tifosi che già pregustavano una clamorosa rimonta sugli storici rivali; mentre a Siviglia sempre un suo gol ha evitato una sconfitta che sarebbe stata più che meritata.

Ora a Barcellona aspettano il ritorno di Eto'o, sperando magari che i presunti "malori" di Ronaldinho siano definitivamente finiti. L'ex Pallone d'Oro, però, è sempre più un caso e forse è anche il segno evidente di un malessere che ha colpito lo spogliatoio azulgrana nell'ultima giornata della scorsa stagione con il clamoroso sorpasso del Real di Capello. Un contraccolpo psicologico tremendo a cui Rijkaard non è riuscito a trovar rimedio e che si sta manifestando in questa stagione. I tifosi del Barcellona, dunque, si chiedono dove sia finito il super calcio spettacolo espresso dai propri beniamini nelle passate stagioni, mentre a Madrid se la ridono e se la godono. Ha ragione il presidente delle merengues, Calderon, quando dopo il roboante 7-0 al Valladolid ha definito la propria squadra "una macchina da calcio totale". Come dargli torto?

Alessandro Brunetti / Eurosport