Eurosport - mer, 11 lug 11:16:00 2007
Paul Kimmage, autore del libro "Rough Ride" che attaccava il ciclismo degli anni 80, torna a parlare di doping
Si parla molto di doping a margine del Tour de France. Un argomento affrontato anche da Paul Kimmage, giornalista irlandese del Sunday Times e autore di un libro "Rough Ride", che attaccava il ciclismo degli anni 80.
Torna d'attualità in un periodo piuttosto nero con diversi protagonisti tra i quali Floyd Landis, e i vari coinvolti nella Operacion Puerto, Ullrich e Basso, tanto per fare i nomi più significativi.
Il doping, una tegola che non ha risparmiato, ma in maniera differente anche Alessandro Petacchi e Erik Zabel. E poi la confessione di Bjarne Riis, sei anni di Epo sistematico negli anni novanta
"Sono molto scoraggiato nel vedere quello che sta ultimamente accadendo in questi ultimi mesi. Credo che bisogna guardare avanti per trovare una soluzione per questo sport. Sono dispiaciuto, negli ultimi 17 anni poco è cambiato, dal novanta ad oggi i corridori usano l'Epo senza che l'Uci se la sia presa seriamente. Dal mio libro devo dire che poche cose sono cambiate per cercare una soluzione. Questa disciplina rischia seriamente di morire tra virgolette e credo che sarà una dura battaglia cercare di restituire credibilità di fronte al pubblico. Il Tour è in pericolo" - ha detto Paul Kimmage.
Christian Prudhomme, il direttore del Tour de France, ha preso una posizione di petto nei confronti del doping: Tolleranza zero. Già a partire dalle esclusione alla vigilia della corsa gialla di dodici mesi, ma le polemiche non sembrano essere giunte al capolinea.
"Credo che questo Tour - continua lo scrittore - sia più pulito rispetto al passato. Ho visto parecchi cambiamenti all'interno dell'organizzazione che mi lasciano ottimista. Ma la verità è che ormai in pochi credono che tutti gli atleti al via siano puliti. Adesso bisogna sperare di trovare molte persone che ammettano e confessino. Ognuno di loro deve capire ed essere consapevole che tutto ciò è per il bene dello sport, per il bene di tutte le persone che seguono questa disciplina. È molto importante".
Paul Kimmage nel suo libro irritò due dei più grandi atleti irlandesi di sempre, vale dire Sean Kelly e Stephen Roche. Il primo fu accusato pesantemente dallo scrittore-giornlista, mentre il secondo ha ricevuto attacchi allusivi.
"Non è mai facile prendere una decisione importante. Non è stato facile per me. Io amo questo sport, amo ancora moltissimo il ciclismo. La gente ha mal interpretato le mie intenzioni. E credo che per gli atleti sia stato difficile digerire tutto questo. C'è da dire che vedo dei cambiamenti anche perché i corridori stanno prendendo coraggio e se si continuasse su questa strada, sicuramente la cose cambieranno in meglio" - è la chiusura dell'intervista di Kimmage.
Parole che si sperano non siano scritte sulle sabbia e che possano veramente dare effetti positive al ciclismo.
Francesca Piantanida / Eurosport