Toni, un calcio ai fischi: "Ce l'hanno con me solo perchè gioco all'estero"
Il bomber del Bayern ancora a digiuno in maglia azzurra
L’imputato Luca Toni s’arrabbia di brutto e si difende: «Da quando gioco all’estero - esordisce - mi attaccano tutti. Se l’Italia perde, è colpa di Toni, se vince Toni gioca male, se viene eliminata dagli Europei è colpa mia». Pure ieri, quando è uscito dal prato di Udine, in molti l’hanno fischiato. E lui, non ci sta. «Se giocassi nel Milan o nella Juve, tutto questo non sarebbe successo. Invece da quando sono andato all’estero, è così». Furibondo. Ma neppure lui può essere felice: «I gol mancano anche a me, sono un attaccante, soprattutto quelli con la maglia dell’Italia. La gente li aspetta, ma devono sapere che li aspetto anch’io». Trova un difensore, autorevole, in Gigi Buffon: «Non penso che la gente non voglia più bene a Toni - dice il portiere della Juve - è solo che le persone da lui si aspettano i gol. Tutto qui. Ma per noi Luca fa un grande lavoro, ogni partita. E ci va bene così. I gol arriveranno: li ha sempre fatti e li farà ancora». Mancheranno i gol, non la fiducia di Marcello Lippi: «Faccio giocare Toni perché è un grande giocatore - spiega il ct azzurro - perché fa fatica, perché aiuta la squadra. Un buon esempio di sacrificio. Ha la mia fiducia, e quella dei compagni». Per sbattersi, s’è sbattuto anche ieri sera: ha corso, fatto sponde, tenuto palloni. Tutto decisamente meglio del primo tempo semi disastroso a Cipro al fianco di Gilardino. Anche se Lippi non ha bocciato la coppia: «Giocheranno ancora assieme, poi giocherà uno, e l’altro. Non c’è alcun problema». Il punto è che la gente, quella con le bandiere, quella che pure ieri a Udine tifava Italia ha da tempo abbinato il nome di Toni a quello di gol. E di gol, in effetti, non se ne vedono. Il binomio l’hanno costruito pure in Germania, i tifosi del Bayern Monaco, che lo chiamano Luca Tore, che in tedesco significa gol. Lippi comunque ha fiducia: le reti arriveranno. «L’ho convocato perché volevo farlo giocare. A ottobre lo ritroverà con più partite nelle gambe e, quindi, una miglior condizione. Come tutti gli altri. Ma l’avevo chiamato per giocare». Un altro uscito dagli spogliatoi con il broncio è stato Alex Del Piero che è sfilato di fianco alla fila di telecamere e cronisti con la bocca tappata, ma con lo sguardo piuttosto eloquente. S’è solo fermato in mezzo ai tifosi, per firmare autografi su foto e magliette. Ad attenderlo c’era Stefano, il fratello manager. Nessun commento, ma è chiaro che il capitano bianconero avrebbe sperato di giocare più di una mezz’oretta. Anzi, due giorni fa puntava a una maglia da titolare. Invece è entrato nella ripresa, fra gli applausi per lui e i fischi per l’uscita di Di Natale. Zero commenti però, ma un volto abbastanza nero. Come dire: meglio che non parli. De Rossi sul palco di Udine
La dedica: "Per mio suocero ucciso"
Il centrocampista giallorosso: «Gli volevamo tanto bene»
Due gol e una dedica, per sfogare dolore e rabbia compressi dentro per settimane: «Dedico questa doppietta a mio suocero, gli volevamo tutti bene». Nella notte di Udine, che lui illumina con il gol del vantaggio, una sventola da quasi trenta metri, e con quello della sicurezza, Daniele De Rossi ritrova la parola, che aveva cancellato «per non essere male interpretato e per la rabbia provata in quei giorni». Massimo Pisnoli, papà della moglie Tamara, era stato ucciso a sangue freddo (ieri l’arresto dei presunti assassini) e, nei giorni successivi, ne era emerso il passato criminale. Sui giornali, sulle tv. Ovunque, per giorni. «Ho fatto due gol nel momento più difficile della mia vita - racconta il centrocampista della Roma - e il primo pensiero è stato per mio suocero, per mia moglie e per le sue due sorelle, che hanno sofferto molto». Prima, s’era censurato, anche quando aveva fatto un altro gran gol, a San Siro: «Anche là il pensiero era per lui - continua - quando avevo segnato contro l’Inter, ma non avevo parlato per non essere male interpretato». Di quei giorni ha un terribile ricordo, e una rabbia tremenda per com’è stata raccontata questa storia: «C’è stata una grande cattiveria e cannibalismo. Cose che mi hanno fatto rivalutare i giornalisti sportivi». E’ stato in pena, in queste settimane, per la moglie, e per le sue sorelle, una delle quali è diciassettenne, «e molti se ne sono dimenticati, in questi momenti. Si sono dimenticati le persone che stavano soffrendo». Ieri sera, finalmente, ha trovato la forza di parlare, e di affrontare un’argomento che, compresibilmente, aveva sempre voluto evitare uscendo dalle partite di pallone. Al centrocampista della Roma non era andato giù che giornali e tv avessere frullato tutta la sua vita privata, i suoi affetti, la sua famiglia. Era furibondo per le foto sui giornali, i particolari sul passato del suocero, le fotografie. Per questo s’era chiuso nel silenzio. Giocava e non parlava: «Era meglio, avevo paura di essere travisato. E poi ero pieno di rabbia». Ieri sera, con gli occhi un po’ lucidi, ha ritrovato la parola: «Questi gol sono per mio suocero», ha ripeteto davanti alle telecamere. Una, due, tre volte. «Non è stato facile giocare in queste settimane, ma ho tenuto duro. Mi dispiaceva per mia moglie, per la mia famiglia. Loro stavano soffrendo e tutti se ne sono dimenticati».
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Commenti 1 - 2 di 2
x me toni e un bravo giocatore soltanto un po fuori forma,se i fischi li facevano a napoli nasceva un altro caso
Caro Toni mi dispiace per te........... la gente non ti fischia perchè giochi in Germania ma solo perchè sei un gran pippone...............e poi non ti scordare il tuo passato a Firenze...........una società di emeriti IMBECILLI a cominciare dal suo presidente venditore di ciabatte.
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