Eurosport - sab, 12 gen 20:19:00 2008
I Blues battono 2-0 il Tottenham con un gol per tempo: si tratta di un successo importante della squadra di Grant che approfitta così dei contemporanei pareggi di Arsenal e Liverpool
Nel Chelsea mancano Drogba, Shevchenko, Lampard, Terry, Essien, Kalou e Obi Mikel, ma l'undici di Avram Grant non perde la sua miglior qualità, il cinismo, e ottiene una vittoria importantissima nel derby contro gli Spurs, allungando a 93 match la striscia senza sconfitte a Stamford Bridge in tutte le competizioni.
Il Tottenham parte meglio spingendo a destra con l'ottimo Lennon, ma il Chelsea si conferma una squadra di poco spettacolo e tanta sostanza passando al 19' con un super-gol di Belletti che lascia partire un fantastico esterno destro da 35 metri infilando la sfera all'incrocio dei pali.
Alex controlla benissimo Berbatov, così le avanzate degli Spurs partono sempre dal piede di Lennon che al 29' offre una palla d'oro a Malbranque: il francese conclude al volo con il destro, ma il rientrante Cech è ben piazzato e respinge.
Nella ripresa il match s'incattivisce e Grant decide di giocarsi la carta Anelka (58'). L'attaccante francese, appena arrivato dal Bolton, sfiora subito il suo primo gol con la nuova maglia con una gran girata mancina sul tacco di Wright-Phillips, ma Cerny (preferito a Robinson) si lancia in tuffo e salva gli Spurs.
La squadra di Juande Ramos prova a stringere d'assedio i Blues nell'ultima mezzora, ma il Tottenham guadagna solo una lunga serie di calci d'angolo e al 70' il destro su punizione di Berbatov muore un metro sopra la traversa di Cech.
A 10 minuti dalla fine, così, il Chelsea chiude la partita con il destro radente di Shaun Wright-Phillips che coglie impreparato Cerny dopo il buon lavoro di Joe Cole, mentre al 90' è ancora Anelka a sfiorare il tris con un sinistro di prima intenzione che sbatte contro la traversa.
A Stamford Bridge il Chelsea si impone quindi 2-0 e rosicchia due punti all'Arsenal, mentre il Tottenham lascia il campo a mani vuote dimostrando di dipendere troppo dalla verve dei suoi attaccanti.
Luca Stacul / Eurosport