Eurosport - ven, 12 giu 13:33:00 2009
L'Uci annuncia una nuova lista di corridori sospetti, basata sul famigerato Passaporto biologico. Peccato che nessuno abbia acnora capito a chi spetta avviare eventuali procedure disciplinari
La Procura di Padova dovrebbe riesaminare un'ottantina di esami del Giro 2008. La magistratura austriaca è impegnata a smascherare un sistema di manipolazione sanguigna attorno all'ospedale di Vienna Humanplasma. Intanto si attende il verdetto definitivo per Davide Rebellin, positivo alla Cera alle Olimpiadi di Pechino. Le controanalisi sono state effettuate il 28 maggio scorso, mentre il 28 luglio si riunirà la Commissione disciplinare del Cio per esaminare il caso del veronese e non solo.
Tanti sospetti, molti dubbi, tanti interrogativi. Lunedì prossimo ne sapremo di più o forse, come accade troppo di frequente in questo strano mondo delle due ruote, ne sapremo ancora di meno. L'Uci, il governo mondiale della bicicletta, ha fatto sapere, per voce del suo presidente Pat Mc Quaid, che renderà nota una lista di corridori sospetti. Si tratterebbe di "sei o sette nomi, ottenuti dalla valutazione del passaporto biologico, per i quali potrebbero essere avviate delle procedure disciplinari", si legge su L¹Equipe. "Solo le squadre ha precisato però Mc Quaid possono prendere provvedimenti".
Eccoci, quindi, a nuovi punti di domanda. A nuovi interrogativi. A nuove situazioni insopportabili per uno sport che ormai è diventato insopportabile. Siamo tornati al 30 giugno del 2006, quando a Strasburgo, vigilia del via del Tour de France, l'Uci fece pressione sulle squadre e sugli organizzatori affinché Basso, Ullrich e compagnia pedalante lasciassero la corsa per "sospetti" (al momento c¹erano solo sospetti) in merito allo scandalo spagnolo denominato "Operacion Puerto".
La cosa fu intollerabile allora ed è intollerabile oggi. L'Uci ha varato il "passaporto biologico"? Per questo ha chiesto migliaia di euro all¹anno per creare un sistema di controllo inconfutabile? Che se ne assuma la responsabilità. Invece il ciclismo continua a navigare a vista, senza una rotta comune, senza una mappa, una cartina e dei regolamenti certi condivisi da tutti. Siamo al fai da te. La Katusha decide di far firmare scritture private, dove in caso di positività, il corridore pescato con le mani nella marmellata sarà chiamato a pagare una multa pari a cinque volte il proprio stipendio. Bella iniziativa, ma inapplicabile, perché qualsiasi giudice dà torto alla società.
Uguale la situazione che potrebbe apparire in tutto il suo fragore lunedì. L'Uci comunica i nomi dei corridori che secondo la sua commissione medica scientifica sono sospetti, ma chiederebbe ai team e agli organizzatori di fermarli. In verità, la situazione è ancora più divertente. Ci sono alcuni team manager di squadre professionistiche (permetteteci di non fare i nomi) che assicurano che non è così: "E' una normale procedura disciplinare ci hanno assicurato - l'Uci informa con raccomandata e via mail il corridore, lo stesso fa con il team di appartenenza e allo stesso modo viene informata la Federazione di appartenenza, che dovrà avviare la procedura disciplinare".
Sentiamo la Federciclismo e il sindacato dei corridori italiani e ci assicurano che le cose non stanno in questi termini. Anzi, il presidente della Federazione si limita a dire. "Io spero di non ricevere comunicazioni solo per il fatto che significherebbe che nella lista nera non ci sono corridori italiani... qualora però ci fossero, io non farò altro che trasmettere tutti gli atti alla Procura Antidoping del Coni: spetterà a loro capire se ci sono e requisiti legali per poter sospendere il corridore in base al passaporto biologico".
Insomma, il ciclismo è da anni nella tempesta e ci accingiamo a vivere l'ennesimo terremoto. Una nuova scossa, con la consapevolezza che potrebbe solo produrre cattiva immagine, senza alcuna possibilità legale di arginare la piaga del doping. E' un problema annoso: le corse ormai non si corrono più sulle strade e in sella alle proprie biciclette ma nei laboratori e nelle aule dei tribunali. Intanto, però, gli sponsor si allontanano e i tifosi pure.
Commenti 1 - 10 di 10
La colpa non è dei corridori ma di questi presuntuopsi boriosi dettalegge senza morale che non sanno neanche che cosa vuol dire pedalare.
Fate le corse a misura d'uomo e poi pretendete il rispetto di regole certe e ben delineate non di tanta cartaccia fatta per muovere soldi verso le loro tasche.
VergognateVi dirigenti tutti. Avete voluto la bicicletta ...pedalate.
Non basta la galera e la radiazione a tutti sportivi trovati dopati, accertati, ma dovrebbero essere condannati alla restituzione totale di tutti i beni percepiti truffando.
mi sembra strano che il risultato delle contro-analisi di rebellin non si sappia ancora nulla.... che ne dite??
non è immaginabile, che la piaga doping a metà del primo ventennio del 2000 sia ancora una lotta fra organizzatori dei grandi giri e medici e laboratori delle squadre dei corridori.riflettiamo un po'
1- alle case farmaceutica fa comodo sperimentare tipi di sostanze sui corridori, che loro malgrado, o facendo finta e/o a loro insaputa le assumo, migliorando sensibilmente le loro prestazioni.
2- alle squadre, attenzione non ai loro sponsor, fa comondo che le case farmaceutiche sperimentano, perchè sotto ci sta un bel giro di soldoni freschi freschi, da incassare.
3- naturalmente in tutto sto casino ci stanno i ciclisti, che a loro volta vengono coinvolti dai loro manager, ke facendogli capire ke senza doping non beccano una lire e mezza, li sostengo affinchè prendano ste sostanze, perkè se gli va bene vincono un giro o un tour con una sola tappa vinta (vorrei ricordare che se non mi sbaglio i corridori che fanno uso di doping per una determinata tappa, magari difficile o magari decisiva, la sostanza la prendono 2-3 tappe prima e fino a tre-quattro giorni dopo è in circolo, quindi se va bene non lo beccano).
Riflessione finale... O sto doping lo si rende legale e si parte tutti sullo stesso piano (magari quantificarne le dosi), o si impone alle squadre con i loro soldi dei test a tutti gli atleti ogni due tappe e chi non è in regola va fuori con buona pace per gli atleti puliti, che io kredo siano ancora tanti e vediamo tutti i giorni ke lottano e zigzagano per tentare di tenere le ruote dei falsi atleti, e a volte con immensa piacere riescono pure a batterli.
GALERA PER I DOPATI!!!!!!
FORSE IL DETERRENTE POTREBBE ESSERE LA RADIAZIONE PER CHI BARA, GIA' AL PRIMO STOP PER DOPING ACCERTATO. COSA NE DITE ?
Che il doping causi malattie invalidanti in media-tarda età è assai probabile.
Ma fare l'associazione doping=tumore mi sembra qualunquista, demagogico e oltretutto ignorante.
A sto punto visto che il doping è una piaga del ciclismo (e non solo) da anni, avremmo dovuto avere una moria generale di ex pro per neoplasie dovute all'abuso di farmaci.
Ma non mi pare di averle notate in giro.
Se vogliamo fare un discorso intelligente e costruttivo, fondato su certezze e validazioni scientifiche va bene.
Altrimenti è solo aria fritta.
i ciclisti che da anni per vincere hanno seminato vento oggi raccolgono tempeste. Quando non ci sarà più doping il segnale di questo sarà che la media oraria della corse ciclistiche sarà di 20 km orari più bassa.
Se ciò non avverrà i ciclisti seguitino pure a morire di droga, di tumori e di altri danni che tutti consciamo, ad esporsi a questo delittuoso rischio! Il drammo è che i cittadini comuni poi gli pagano anche le cure a chi si suicida, così come a chi fuma e beve! Invece sarebbe giusto che chi vuole uccidersi si paghi almeno da solo le spese sanitarie il cui costoi sociale è altissimo ed a scapito di che invece sta veramente male!
I team insistano pure con i ciclisti per farli dopare ma se i ciclisti dicessero veramente tutti "no" ecco che non potrebbero fare più nulla.
E chi si dopasse ancora sarebbe immediatamente pizzicato ed espulso.
Anche il grande coppi è morto per doping altro che malaria!
Oggi più che corse sono laboratori chimici itineranti !
Ma ciclisti, vi siete chiesti se ne vale la pena?
Uniti voi stessi potreste sconfiggere il doping e tornare a correre divertendovi in modo naturale senza rischiare di morire ogni minuto e le corse tornerebbero ad essere la passione di un tempo. Anche dal punto di vista economico non cambierebbe nulla perchè tutti tornerebbero sullo stesso piano dove solo fisico ed allenamento farebbero la differenza.
Altrimenti, seguitando con questa escalation di doping sarà meglio fare i finali di tappa direttamente al cancello dei cimiteri!
meditate, meditate!
enrico
i ciclisti che da anni per vincere hanno seminato vento oggi raccolgono tempeste. Quando non ci sarà più doping il segnale di questo sarà che la media oraria della corse ciclistiche sarà di 20 km orari più bassa.
Se ciò non avverrà i ciclisti seguitino pure a morire di droga, di tumori e di altri danni che tutti consciamo, ad esporsi a questo delittuoso rischio! Il drammo è che i cittadini comuni poi gli pagano anche le cure a chi si suicida, così come a chi fuma e beve! Invece sarebbe giusto che chi vuole uccidersi si paghi almeno da solo le spese sanitarie il cui costoi sociale è altissimo ed a scapito di che invece sta veramente male!
I team insistano pure con i ciclisti per farli dopare ma se i ciclisti dicessero veramente tutti "no" ecco che non potrebbero fare più nulla.
E chi si dopasse ancora sarebbe immediatamente pizzicato ed espulso.
Anche il grande coppi è morto per doping altro che malaria!
Oggi più che corse sono laboratori chimici itineranti !
Ma ciclisti, vi siete chiesti se ne vale la pena?
Uniti voi stessi potreste sconfiggere il doping e tornare a correre divertendovi in modo naturale senza rischiare di morire ogni minuto e le corse tornerebbero ad essere la passione di un tempo. Anche dal punto di vista economico non cambierebbe nulla perchè tutti tornerebbero sullo stesso piano dove solo fisico ed allenamento farebbero la differenza.
Altrimenti, seguitando con questa escalation di doping sarà meglio fare i finali di tappa direttamente al cancello dei cimiteri!
meditate, meditate!
enrico
Come si vede dalle partecipazioni ai blog, scarsissime, ormai il ciclismo è alla fase terminale della sua agonia.
Colpevoli principali sono però i ciclisti (in carriera ed ex) che hanno una omertà superiore a quella dei mafiosi più incalliti.
Fuori i nomi: ma da Pantani, il primo che ha avuto la necessità e la possibilità di salvare l'ambiente, a tutti quelli recentemente beccati, nessuno parla.
La sfilza dei distinguo sui motivi per cui sono stati beccati o puniti è vergognosa.
I dirigenti di questo sport devono salvaguardare i titoli dei pentiti, un ciclista che intende pulire l'ambiente con un'ampia e definitiva confessione non può perdere i titoli acquisiti, magari a favore di uno molto peggio di lui e omertoso.
E' chiaro che ci vuole coraggio e onestà, ma chi può garantirlo:
Moser con le sue vittorie da nonno? Gli organoizzatori (e giornalisti) della Gazzetta dello Sport che per salvare il Giro del Centenario hanno messo una sordina all'argomento da far paura?
Aspettiamo, ma il tempo è poco.
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