E' Luigi Spaccatorella, 35 anni, l'agente che ha presumibilmente ucciso il tifoso laziale Gabriele Sandri sparando due colpi di pistola in un'autogrill presso Arezzo. Di origini calabresi, sposato con una infermiera e padre di due figli, Spaccatorella è in servizio da qualche mese presso la sottosezione della Polstrada di Battifolle, in provincia di Arezzo, proveniente dalla stradale di Palermo. Parlando in via confidenziale, i colleghi lo descrivono come capace, attento e soprattutto non emotivo. Una carriera ad oggi senza macchia e piena di soddisfazioni professionali. Ad Arezzo si era perfettamente integrato in un gruppo operativo non solo nel controllo della viabilità, ma anche sul fronte della polizia giudiziaria, con arresti e sequestri anche di rilievo nazionale e internazionale. Nel 2004 Spaccatorella era a Palermo, in servizio nella sezione "Volanti". Il giudizio fra i suoi colleghi dell'Upg (Ufficio prevenzione generale) è unanime: "Un ragazzo tranquillo, serio, che faceva il suo dovere. Un poliziotto che non ha mai dato problemi". ++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++ Piange disperato l'agente Luigi S., 31 anni.
I suoi colleghi lo difendono: siamo abituati a tenere sempre la pistola in pugno.
AREZZO — «Non ho mirato a niente, non ho puntato nessuno. Ero almeno a duecento metri, come avrei potuto? Il primo colpo l'ho sparato in aria e il secondo m'è partito mentre correvo, accidenti a me. Adesso lo so, sono rovinato». Piange disperato l'agente scelto Luigi S., 31 anni, nella caserma di Battifolle. Intorno ha i suoi amici di sempre, i colleghi della Stradale, che lo confortano, gli dicono: «Stai tranquillo, non ti abbandoneremo». Magro, bassino, dodici anni di servizio, prima in Calabria, poi a Palermo, una carriera di lodi ed encomi bruciata in un attimo: «Avevo fatto tanto per riavvicinarmi alla mia famiglia, qui ad Arezzo...», aggiunge senza più un filo di voce il poliziotto del Sud.
Il magistrato lo sta aspettando in Questura, ma lui pensa solo ai suoi due figli piccoli che ha lasciato a casa. E alla moglie infermiera che poche ore prima aveva salutato, prima di andare a prendere servizio alle 6.30 in punto a Battifolle. Piange sconvolto: «Così ho distrutto due famiglie, quella del ragazzo e la mia...». Dopo il primo colpo sparato in aria, secondo il regolamento, avrebbe dovuto rimettere nella fondina la pistola d'ordinanza, una Beretta 92 Sb. Ma lui non l'ha fatto, è stato imprudente: «Perché noi siamo abituati a correre nei campi per inseguire i rapinatori, i trafficanti di droga, i latitanti — lo difendono a spada tratta i suoi colleghi — e la pistola la teniamo in pugno». Stavolta, però, c'è scappato il morto. «C'era appena stata la rissa tra i tifosi laziali e juventini, una rissa violentissima — raccontano in coro i poliziotti di Battifolle —. E, infatti, l'agente che era di pattuglia con Luigi sull'altro lato, vicino alle pompe dell'autogrill di Badia al Pino ovest, stava dando l'allarme-radio per far intercettare quelle macchine al casello di Arezzo. Dalla parte opposta, infatti, le auto dei tifosi stavano già ripartendo e Luigi, così, correva in parallelo al guard-rail per identificarne almeno il modello. Non lo diciamo per giustificarlo, ma per sottolineare che è stata una disgrazia. Oltretutto il proiettile, per arrivare dall'altra parte, ha dovuto superare due guard-rail a tripla onda e la rete sul new-jersey centrale. Magari ha subìto anche una deviazione...».
Ci sono 8 autogrill lungo i 180 chilometri di A1 controllati dalla Polstrada di Battifolle (in tutto 40 operativi, 56 notti all'anno per ciascuno, 1.300 euro di stipendio medio e due anni di straordinari ancora non pagati) e ogni domenica, con gli ultrà, è una guerra: «Quindici giorni fa i tifosi della Salernitana hanno devastato l'area di servizio di Montepulciano — concludono i poliziotti —. Due autopattuglie da sole non possono fare niente».
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