Eurosport - lun, 12 nov 17:25:00 2007
Il ricordo di Gabriele Sandri, un ragazzo morto in maniera assurda, la cui scomparsa ha generato un insensato vortice di violenza
Chi pensava si fosse toccato il fondo, e per risalire bastasse una sosta di un paio di settimane e i tornelli fuori dallo stadio, è servito. L'illusione è durata esattamente 9 mesi e 9 giorni, il tempo di dimenticare il nome dell'ispettore Filippo Raciti per sbattere contro quello del giovane laziale Gabriele Sandri.
Così l'Italia ha scoperto di saper unire tutti i tifosi del calcio, indipendentemente dai colori della propria fede, nella spirale dell'odio nei confronti delle Forze dell'Ordine, un sentimento di assurda vendetta che ha trasformato una domenica di sport in un continuum serratissimo di scontri in tutta la Penisola.
Èmorto un ragazzo: forse per un tragico errore, o una gravissima negligenza. Una morte assurda, stupida. Come quella di Raciti, come quella di Vincenzo Spagnolo, ucciso a Genova in una rissa fuori dallo stadio prima di Genoa-Milan nel 1995: o come quella di un altro tifoso laziale, Vincenzo Paparelli, ucciso da un razzo nel derby Roma-Lazio del 1979.
L'unica reazione plausibile può e deve essere il dolore, come quello espresso dal difensore della Lazio Lorenzo De Silvestri che di quel tifoso era amico: "Aveva suonato alla festa dei miei 18 anni e lì era nata una simpatia. Gli avevo anche regalato la mia maglietta, e lui mi diceva che ero un simbolo della squadra. Lo sport non c'entra niente".
Il sincero cordoglio degli amici della vittima, però, non ha nulla da spartire con gli scontri di Bergamo e Roma, con i cori anti-polizia di tutti gli stadi e con gli slogan assurdi e vergognosamente ostili al ricordo dell'ispettore Raciti.
Questo lutto merita di essere onorato con lo sport, i gol, lo spettacolo e il fair-play: se gli ultras non vogliono piegarsi a questo disegno pulito, allora possono tranquillamente starsene a casa.
La Redazione / Eurosport