Outdoor sport - Il rivoluzionario dell'alpinismo: Cassin

Eurosport - gio, 13 ago 13:39:00 2009

L'alpinista più bravo? Quello che riesce a raccontare le sue avventure da vecchio... Colui che vedete nella foto è Karl Hunterkircher, un'altra stella dell'alpinismo spentasi troppo presto...

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La cronaca di tutti i giorni sta portando alla ribalta l"alpinismo e la montagna. Purtroppo non perché siamo diventati un paese di alpinisti, sostituendo calcio, formula 1 e moto GP con vette, canaloni e ghiaccio. La prima pagina mediatica è dovuta ad una serie di lutti che hanno colpito il mondo della montagna e dei suoi praticanti. Incidenti a tutte le latitudini, dalle Alpi agli Appennini all"Himalaya.

A volte sembra un bollettino di guerra, e si ha un bel dire che alla fine muoiono più persone sulle strade viaggiando in automobile, ma in numeri e la frequenza rimangono comunque preoccupanti. Alpinisti esperti, guide con clienti, escursionisti o cercatori di funghi, sembrano non ricordarsi che si stanno muovendo in un ambiente infido, ostile per antonomasia alla presenza umana.

Prima che i ricchi signori inglesi arrivassero sulle Alpi per fare gli esploratori e conquistare le cime che fino a 200 anni fa erano inviolate, gli abitanti di montagna e fondovalle, non ci pensavano proprio a salire sulle cime. Pensavano fossero casa degli spiriti maligni e quando salivano più in alto del solito rispetto alle generazioni precedenti, lo facevano per cacciare camosci particolarmente sfuggenti o prendere cristalli pregiati da rivendere alle fiere di fondovalle. Poi arrivarono scienziati ed esploratori, fotografi e cartografi, soprattutto dall'Inghilterra ed iniziò la scoperta delle Alpi. Quasi sempre questi spericolati ed ardimentosi esponenti della borghesia cittadina si facevano accompagnare dai più forti e temerari montanari locali, quelli che avevano particolare conoscenza delle pendici delle loro montagne.

Siamo ben lontani dal ruolo guide attuali, erano portatori e profondi conoscitori dei passaggi impervi, non ancora alpinisti ed arrampicatori. I premi in denaro che ricevevano per i loro servizi, accesero la lampadina dell'idea che potevano fare le guide per questi strani cittadini, che affrontavano lunghi viaggi per salire cime dove nessuno di loro e delle generazioni precedenti era mai stato interessato ad andare. Gente strana, ma in fondo pagavano bene e la vita a quei tempi era talmente dura che le ricompense di questi signori di città erano autentica manna dal cielo per loro e le loro famiglie.

Questa in breve sintesi è la storia delle origini di un'attività, uno sport, una filosofia di vita (chiamiamola come ci pare) che tanta importanza ha assunto per una certa parte della popolazione e per alcune aree geografiche.

Perché allora tanta enfasi nell'annunciare le notizie degli incidenti nell'ultimo periodo? Le morti in montagna ci sono sempre state e purtroppo sempre ci saranno. Solo che adesso, con l'informazione in tempo reale di TV, radio, giornali ed internet, le notizie si sanno immediatamente ed in alcuni periodi dell'anno, soprattutto nelle festività estive ed invernali, il cortocircuito della massa di persone che va in montagna in posti a rischio e degli incidenti fa si che diventi notizia eclatante. L'affollamento delle vie, i mutamenti climatici che causano lo scioglimento del permafrost ed il distacco sempre più frequente di pietre e frane, l'imperizia nell'uso della corda, che da strumento di sicurezza diventa causa di tragedie multiple, la sopravvalutazione delle capacità personali in funzione dei rischi oggettivi delle montagne che si vanno ad affrontare, la falsa sicurezza dovuta ai telefonini e radio che garantiscono chiamate di soccorso ovunque, ormai anche dall'Himalaya, sono causa di incidenti sempre più frequenti e purtroppo mortali.

"L'alpinista più bravo? Quello che riesce a raccontare le sue avventure da vecchio...". Questa è una massima che mi hanno insegnato quando ho iniziato a giocare sulle pendici delle montagne. Questo è quello che mi è venuto da pensare di Riccardo Cassin, quando ho appreso la notizia che ci aveva lasciato sabato scorso, a 100 anni compiuti.

Oltre 100 prime assolute, medaglia d'oro al valore atletico, Cavaliere della Repubblica, decorato con la croce al valore militare. Era uno dei Ragni di Lecco, friulano di nascita ma lecchese d'azione, e la Grigna fu la sua prima palestra d'alpinismo, e la sua casa, visto che abitava a Piani Resinelli.

Fu un rivoluzionario del mondo dell'alpinismo degli anni '30, un mondo aristocratico fino ad allora, fino al suo arrivo, nella veste di alpinista-operaio, di chi lavorava duramente per 8 ore e poi correva a scalare le montagne, con la sua tecnica veloce e sicura.

Risolse grandi "problemi alpinistici" dell'epoca la parete sud-est della Piccolissima di Lavaredo, lo spigolo sud-est della Torre Trieste, la parete nord della Cima Ovest di Lavaredo, la parete nord-est del Pizzo Badile, lo sperone Walker della parete nord delle Grandes Jorasses.

Fu escluso, tra le polemiche, dalla spedizione nazionale al K2, quella di Compagnoni, Lacedelli e Bonatti, forse perchè il capo spedizione Ardito Desio aveva timore della sua forte personalità. Nel 1958 fu capo spedizione della salita Gasherbrum IV di Walter Bonatti e Carlo Mauri. Nel 1967, Riccardo Cassin conquista il Mckinley in Alaska, e da il nome alla difficile via che porta il suo nome, conquistando una fama mondiale anche oltre oceano.

Fu capo spedizione al Lhotse, con Reinhold Messner. Scalò ancora a 78 anni, per ripetere la salita al Pizzo Badile, fatta 50 anni prima.

Una figura mitica, invecchiata con dignità, tra il calore della gente di montagna, tra le sue Grigne.

Giancarlo Costa - Outdoor Passion / Eurosport

Commenti 1 - 2 di 2

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  1. che bell'art.! nn sapevo che quella massima fosse­ di cassin! bravo!

    Da gianluca t, il gio 20 ago 6:05
  2. l'articolo ha un bel taglio. Ringrazio il­ giornalista per avermi fatto conoscere qualcosa­ d'interessante e di nuovo.

    Da satincanson, il dom 16 ago 6:23
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