Il rovescio della medaglia - Ma davvero il tetto non serve?

Eurosport - dom, 13 set 13:14:00 2009

Ancora una volta la pioggia rovina i piani agli Us Open. La finale maschile del torneo slitta a lunedì. Anche lo scorso anno il maltempo ha giocato un ruolo fondamentale negli ultimi atti del torneo statunitense e già si parlava di una copertura mobile...

Center court at Arthur Ashe Stadium is seen through a rain-covered window at the US Open tennis tournament in New York 
REUTERS - 0

Avevamo inaugurato la nostra rubrica "Il rovescio della medaglia" proprio con un articolo dedicato alla copertura degli stadi. Torniamo oggi a parlare dello stesso argomento, alla luce degli ultimi avvenimenti in quel di New York.

E' possibile che all'alba del 2009 l'andamento di un torneo di tennis dipenda dalle condizioni meteorologiche? E' possibile che sul cemento di Flushing Meadows siano stati interrotti incontri e altri non siano proprio iniziati a causa della pioggia e del vento violento (perdonatemi la rima) che ha flagellato New York? Quanto accaduto lo scorso anno non ha insegnato nulla?, verrebbe da chiedere. Già nel 2008, infatti, la tempesta tropicale Hanna aveva colpito la zona di New York proprio durante la semifinale degli Us Open tra Andy Murray e Rafael Nadal. Lo spagnolo non è stato fortunato neanche quest'anno, il quarto di finale che lo vede protagonista contro Fernando Gonzalez è stato interrotto due volte, costringendo, così, gli organizzatori del torneo a rivedere l'intero programma.

Eppure già lo scorso anno si era parlato di un tetto sull'Arthur Ashe Stadium, gli studi in merito alla copertura del centrale erano già avviati... e poi si sono, evidentemente, fermati. Che poi, a pensarci, ci troviamo negli Stati Uniti, stiamo parlando di una potenza all'avanguardia, non di uno staterello sperduto dall'altra parte del mondo.

Gli inglesi si sono adeguati e hanno provveduto a dotare il Centre Court di Wimbledon di una copertura retrattile, a Parigi entro il 2011 anche il centrale del Roland Garros potrà contare su una struttura mobile a cui lavorerà l'architetto Marc Mimram che si è occupato del cavalcavia che unisce Francia e Germania sopra il fiume Reno a Strasburgo. In Australia sono addirittura due gli stadi provvisti di tetto, la Rod Laver Arena e la Hisense Arena, e persino l'Italia, nel suo piccolo, sta progettando il nuovo centrale del Foro Italico, provvisto di tetto semovibile, per dare vita a un torneo sulla terra battuta che faccia concorrenza alla Caja Magica, il gioiellino tecnologico di Madrid che ha ben tre stadi provvisti di tetto mobile.

Con i suoi 22.547 posti l'Arthur Ashe Stadium è lo stadio più grande del mondo e ci sono voluti 250 milioni di dollari. Il costo della copertura si aggirerebbe intorno ai 100 milioni di dollari, ma la cifra talmente elevata avrebbe portato gli organizzatori a fermare il progetto. Se si pensa che negli ultimi vent'anni sono state cancellate più o meno dieci sessioni a causa della pioggia, probabilmente si ritiene che una copertura non sia poi indispensabile. Eppure, da un punto di vista economico, finirebbero per guadagnarci. L'Arthur Ashe potrebbe essere utilizzato anche per ospitare altri eventi, si potrebbero organizzare concerti e partite di basket, tempo fa si pensava addirittura all'NBA.

In queste ultime ore gli organizzatori sono impegnati nella ricerca di accordi con ESPN e CBS per ottenere uno spazio in tv che trasmetta la finale femminile. In un momento come questo in cui le reti televisive pagano fior di soldi per ottenere i diritti dei maggiori eventi sportivi, disagi come questi in scena a New York non sono ammissibili. Non è accettabile un match suddiviso in giorni, un incontro che perde, tra le altre cose, credibilità anche dal punto di vista del gioco, dal punto di vista tecnico, con le solite questioni sullo stress accumulato da alcuni giocatori, mentre altri hanno più tempo per riposare.

Senza contare i disagi di tutti quelli che hanno acquistato un biglietto per ogni partita e rischiano di perdere qualche incontro nel caso in cui si svolgano in contemporanea. E chi ha già prenotato un biglietto aereo per lunedì come si regolerà? La finale maschile è rimandata proprio per quel giorno, a meno che la pioggia non regali sorprese e costringa a rimandare tutto a martedì. Chi ci guadagna di più in questo momento sono i bagarini: attualmente su internet i prezzi dei biglietti per assistere all'ultimo atto dello slam statunitense sono saliti alle stelle.

Ma davvero un tetto non serve? Alla luce di quello che è successo in questi giorni, forse sarà il caso di ripensarci.

Eurosport

Commenti 1 - 10 di 10

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  1. Serve, eccome se serve

    Da agass80, il dom 13 set 23:47
  2. in tutti gli slam ci dovrebbe essere un tetto

    Da Giuseppe, il dom 13 set 9:36
  3. ciao ma alla fine si sà quando riprenderanno gli­ incontri? mi date notizie fresche,grazi

    Da cruccona66, il dom 13 set 1:31
  4. Ma state scherzando il tetto serve eccome.... un­ biglietto costa un sacco di soldi.... senza calcolare­ quello che ti può costare una vacanza a NY.... anzi­ sono dei cretini a non verlo fatto .... tanto loro i­ soldi li incassano sempre perchè i biglietti li vendono­ anche per lunedì o martedì!!!!
    andatelo a chiedere a­ chi ha il biglietto per la finale e ha l'aereo­ prenotato per lunedì mattina!!!!!!!!!!!!!

    Da Massimo, il dom 13 set 1:13
  5. Ma dipende dei gusti e no. Wimbledon ha vissuto per­ anni e anni e la pioggia diventava un attrattivo più­ del torneo. Sicuramene con la pioggia si vive in tanti­ tornei all'anno. Se la tv commanda, allora si, nei­ gran slam c'è bisogno del tetto

    Da nestorivc, il sab 12 set 23:07
  6. E' stato corretto, fidati.

    Vabbé, diciamo che si­ trattava di un refuso.

    Da Zaratuska, il sab 12 set 22:25
  7. Zaratuska! Guarda che l'autore dell'articolo ha­ scritto correttamente il termine meteorologico!

    Da federico.riforgiato, il sab 12 set 22:09
  8. Possiamo perdonare la rima, ma non il­ "metereologiche".

    Per non parlare del­ "cavalcavia" sopra il fiume. Al limite si­ dovrebbe parlare di ... "cavalcafiume".

    Che­ tristezza...

    Da Zaratuska, il sab 12 set 21:03
  9. Mi dispiace ma stavolta mi sento in parte d'accordo­ con gli organizzatori dello Slam newyorkese: dieci­ sessioni in vent'anni sono veramente poche; il­ fatto che negli ultimi due anni la finale si disputi di­ Lunedì non è indicativo dell'esistenza di un­ problema. Gli US Open si giocano in un periodo­ dell'anno dove le precipitazioni sono minime.
    Non­ stiamo parlando di Wimbledon o Parigi, dove negli anni­ passati si sono avute molteplici sessioni cancellate­ anche più volte; il clima di Francia e Inghilterra­ pretendeva la copertura dei campi (tant'è vero che­ già quest'anno il centrale di Wimbledon è stato più­ volte coperto a causa della pioggia).
    100 milioni di­ dollari non sono spiccioli, è giusto, a mio parere, non­ essere avventati.

    P.S.: In Australia hanno montato i­ tetti mobili su due campi ma non mi pare che ce ne­ fosse realmente il bisogno. Certo, ora che i campi sono­ coperti non ci saranno più interruzioni, ma tanto, per­ quante ce n'erano in precedenza...

    Da angelusglam, il sab 12 set 20:14
  10. E' davvero incredibile.
    Eppure non penso che­ occorrano milioni di euro per risolvere il problema,­ non occorre fare un tetto ex novo come hanno fatto a­ Wimbledon. Si può fare come ad Amburgo dove c'è­ questo telo elettronico che fanno aprire con la pioggia­ e copre tutto il campo....

    Da vicoppola, il sab 12 set 18:44
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