Serie A - Impariamo da loro

Eurosport - mar, 13 nov 11:08:00 2007

Gli scontri di Bergamo, Taranto e Roma hanno sottolineato per l'ennesima volta la necessità di risolvere il problema del tifo violento in Italia: proviamo ad analizzare i cambiamenti apportati in passato nella legislazione inglese, grazie ai quali il fenomeno degli Hooligans è stato arginato

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La morte di Gabriele Sandri è un tragico fatto di cronaca a proposito del quale la magistratura è chiamata a far chiarezza al più presto, ma le conseguenze di Bergamo, Taranto e Roma hanno messo in risalto per l'ennesima volta il problema della sicurezza negli stadi italiani legata all'assurda connessione tra gruppi di tifosi organizzati e violenza.

Siamo stati abituati a guardare all'Inghilterra come al paese da prendere come esempio in questo senso: lì il problema degli Hooligans è stato risolto e le partite ora si guardano senza nemmeno il bisogno delle barriere protettive intorno al campo di gioco.

Come hanno fatto? Il cambiamento radicale della situazione (e della mentalità) del tifo britannico è figlio del "Football Spectators Act" del 1989, poi aggiornato nel luglio del 2000.

Precedentemente il calcio inglese era stato martoriato da una serie infinita di tragedie che sono rimaste nell'immaginario collettivo di tutti i tifosi del mondo: la morte di un supporter 15enne durante una rissa che coinvolse più di 1000 persone in Birmingham-Leeds al St. Andrews (11/5/1985) fu seguita dalla tragica scomparsa dei 39 tifosi juventini dell'Heysel solamente 18 giorni dopo (!). La goccia che fece traboccare il vaso arrivò a Hillsborough, il 15 aprile 1989: nei minuti iniziali della semifinale di FA Cup tra Nottingham Forest e Liverpool, un numero eccessivo di tifosi dei Reds entrarono all'interno dello stadio di Sheffield e 96 persone morirono nella calca.

La tragedia portò al cambiamento. TUTTI gli stadi dei maggiori campionati britannici dovettero obbligatoriamente essere ricostruiti, solamente con posti a sedere, e da allora ogni tifoso che entra in uno stadio in Inghilterra ha la sua carta d'identità, un documento che Margaret Thatcher introdusse per evitare l'ingresso allo stadio dei facinorosi.

In Italia si è provato a copiare il provvedimento inglese del 1989 dopo la tragedia di Raciti dello scorso febbraio, ma i tornelli ormai rappresentano il simbolo del fallimento, mentre i biglietti sono diventati nominali solo in teoria: basta presentarsi ai cancelli con la fotocopia del documento d'identità del titolare del ticket e le porte si aprono, per non parlare dei biglietti intestati agli stessi gruppi organizzati.

Hooligans e Ultras sono fenomeni parzialmente diversi, il primo legato all'odio nei confronti dell'avversario, il secondo più politicizzato e più gerarchico, ma possono essere combattuti con i medesimi accorgimenti a patto che Governo, Federazione e club accettino di muoversi nella stessa direzione. Non si può accettare di rischiare ancora.

Luca Stacul / Eurosport