Eurosport - gio, 12 nov 11:11:00 2009
Gli All Blacks sono stati l'attrazione principale di un evento che ci ha consentito di vedere gli straordinari rugbisti neozelandesi fuori dal campo. E scopri ragazzi divertentissimi, schivi, timidi che parlano di cucina neozelandese ma chiedono a colazione chiedono una spaghettata!
Quizzettino: cosa c'entrano cinque All Blacks e sei modelle dietro un bancone apparecchiato di tutto punto e stracolmo di bontà tipiche neozelandesi? Tranquilli, inutile scervellarsi. Non c'entrano assolutamente nulla: infatti una presunta conferenza stampa è solo la scusa per vedere un nuovo ristorante milanese, fare un po' di PR, dare un'occhiata da vicino agli All Blacks e ritrovarsi nel tritacarne mediatico milanese che strapazzando venti fotografi, una quindicina di videoperatori, una ventina di giornalisti e altrettanti imbucati produce Cooking with the All Blacks, uno di quegli eventi mostruosi di cui la Milano da bere è così orgogliosa.
Parlare di rugby? Praticamente impossibile: le splendide top model e i cinque All Blacks, non si sa se più intimoriti dai fotografi o dalle bellezze che avevano al fianco, si prestano ad alcuni scatti tra i veri kiwi della Nuova Zelanda, il gustosissimo dentice, le ostriche giganti del Pacifico e qualche bottiglia di rosso importato.
Scatti, confusione, urletti, pentole agitate per finta, fornelli spenti. Guardi negli occhi di Ma'a Nonu, orgoglioso maori stretto tra Natasha Stefanenko e una supertop da 1.85 (quando indossa le ciabatte) e leggi l'angoscia: "Ti prego, chiedimi qualsiasi cosa che riguardi il rugby".
Pronti. Giocherete a San Siro in uno stadio di calcio tra i più famosi del mondo con più di 80mila persone: "E' vero - ammette con quegli occhietti piccoli e vivacissimi che fanno da contrasto a treccioline, muscoli, tatuaggi e una evidente ecchimosi sul dorso del naso, ricordo dell'ultimo allenamento - ma non siamo certo preoccupati. Essere in Italia, testimoni del nostro sport e della nostra cultura è una grandissima emozione. Ma lo sarebbe anche di fronte a poche persone. Quanto agli 80mila presenti siamo orgogliosissimi di aver richiamato così tanta gente, ma ormai siamo abituati a competere quasi sempre in stadi giganteschi e di fronte a migliaia di persone. Per noi è normale".
Più a suo agio di fronte a una battaglia di campo contro quindici colossi e sotto lo sguardo di 160mila occhi che a fianco a cinque modelle: "Beh, iniziative come queste servono, sono divertenti, ci distraggono dal ritmo di allenamenti e preparazione. E poi aiutano la popolarità del nostro paese e dei nostri prodotti". E quasi involontariamente assaggia un rosso fruttato. Cheers.
Anzi no un collega neozelandese mi corregge: "Anche da noi si dice 'cheers' per dire salute durante un brindisi. Ma alla fine siccome si tratta di un modo di dire molto comune tra gli australiani cerchiamo di evitarlo. E diciamo Kia Ora, che in lingua Maori significa molte cose. Può volere dire 'ciao' o 'buongiorno'. E' comunque un saluto augurale con il quale ci si complimenta, o si augura all'amico con il quale si brinda di avere buona salute.
Proprio come da noi. Anche noi diciamo salute, sperando di averla oltreché augurarla.
E a giudicare dall'appetito di ottima salute godono i nostri All Blacks. Carboidrati al mattino, tanti spuntini, proteine quando serve per recuperare quanto si è speso dai durissimi allenamenti, che sono quasi sempre due al giorno, ogni giorno, in qualsiasi parte del mondo. Due allenamenti e sei-sette soste per mangiare: dalla colazione, molto abbondante, alla cena passando per tre o quattro spuntini. Se poi si deve viaggiare ogni giocatore si adegua autonomamente con dieta o esercizi quotidiani che segue individualmente, secondo il proprio metabolismo: "Ognuno di noi sa quello che deve fare per tenersi in forma - dice Anthony Boric, un seconda linea di 25 anni, 2 metri e 98 chili - siamo sportivi professionisti. Ma siamo anche rugbisti. E un rugbista cerca di non negarsi nulla, fa parte della sua cultura: diamo tutto sul campo ma non ci neghiamo nulla fuori dal campo. Per un rugbista bere una pinta o assaggiare del vino, con il metabolismo che abbiamo e gli allenamenti che facciamo, è del tutto normale".
Al punto che non deve stupire più di tanto la rivelazione di Andrew Ellis, simpaticissimo mediano di mischia, 25 anni, che ammette di essersi convertito alla dieta mediterranea: "Al mattino appena svegli da quando siamo qui mangiamo gli spaghetti preparati dal nostro cuoco. Squisiti amiamo la cucina italiana: la pasta, la pizza, è tutto di grande qualità e digeribilissimo e ci aiuta a garantire i carboidrati che sono necessari a sostenere gli allenamenti. Birra italiana? Non la conosco, la proverò".
E allora cheers! Anzi, Kia Ora.
Commenti 1 - 4 di 4
Io domani avrò la fortuna di essere allo stadio, e di certo mi dispiacerà non vedere alcuni dei giocatori migliori, ma senza dubbio concordo con Wiz.
Sono in tournee, e immagno vogliano provare anche giocatori che non hanno avuto moltissimo spazio, o che hanno bisogno di una possibilità per guadagnarselo.
Tra le varie partite che disputeranno, la nostra oggettivamente è la migliore sotto questo punto di vista: un avversario in crescita, di livello medio che può comunque essere molto competitivo in alcuni reparti.
Rimango convinto che sperimenteranno in tutte le partite, ma sicuramente quella contro di noi è quella tatticamente migliore per fare esperimenti...
Non si deve perdere di vista il fatto che il rugby è diventato uno sport professionistico da pochissimi anni. Questo ha portato ad un incremento assurdo del numero di partite, era inevitabile. Ci si lamenta da tutte le parti a causa della poca visibilità di questo sport, io credo che fino a una decina di anni indietro non avevo mai visto una partita dei tutti neri, per non parlare del Sudafrica o del campionato inglese ecc. Quest'anno nello stesso giorno ho contato cinque partite trasmesse in tv, incredibile. Tutto questo ha portato inevitabilmente ad un turnover fra i giocatori, oltretutto sono sempre più grossi, più grandi e più pesanti, masse muscolari enormi che dopo lo sforzo richiedono riposo, per rigenerarsi, per non parlare delle contusioni. Per fortuna l'International Board cerca di mettere un freno a tutto questo imponendo un limite massimo di partite disputabili annualmente. Tant'è, sembra che questo numero sia in continuo aumento.
Per quel che riguarda gli All Blacks io non credo ci sia troppo da lamentarsi, il loro bacino di pesca è tale che possono tranquillamente rimpiazzare i fuoriclasse con altri furiclasse (se pensiamo che Weepu è rimasto a casa.....). E' proprio questa una delle cose più belle del rugby, non esistono le star. Non ha importanza chi segna la meta, l'importante è marcarla!
x mirko : tutto vero , ma loro sono in tournee , devono giocare tutti titolari e non nei test match che affronteranno , diciamo anche che tra i vari incontri che sosterranno quello cn noi è il "piu facile" .......................... non la ritengo una mancanza di rispetto anche se quello che dici è tutto verissimo ........................... vedrai che nelle loro varie partite che giocheranno in europa non scenderà mai in campo lo stesso XV
Al di là da ogni altra considerazione di carattere squisitamente sportivo,quindi prescindendo dall'indiscutibile valore che hanno da sempre manifestato ed esibito sul campo,e non solo,oggi sono rimasto fortemente deluso.
Sono rimasto deluso quando sulla Gazzetta ho letto la formazione che gli All Blacks presenteranno sabato prossimo di fronte ad oltre 80.000 spettatori paganti.
In tutti gli sporti di squadra,ma soprattutto nel Rugby,vige una regola non scritta:
Schierare sempre la migliore formazione possibile,compatibilmente con eventuali infortuni o motivate indisponibilità fisiche.
Questo come forma di rispetto:
1) NEI CONFRONTI DELL'AVVERSARIO.
2)NEI CONFRONTI DEL PUBBLICO,SOPRATTUTTO SE QUEST'ULTIMO PAGA,SPESSO NON POCO,PER ASSISTERE DIRETTAMENTE AGLI INCONTRI.
Ebbene tutto questo mi pare che non sia avvenuto in questa circostanza,perché la maggiore parte dei giocatori neo-zelandesi che scenderanno in campo non rappresentano LA MIGLIORE FORMAZIONE POSSIBILE .
Dan Carter é l'unico che possiede una valida motivazione per non potere prendere parte all'incontro.
E',evidentemente,una scelta essenzialmente di carattere tattico.
Non sarà,tanto per intenderci,la stessa squadra che ha affrontato il Galles,e non sarà,quasi certamente la stessa che affronterà Inghilterra e Francia.
Verosimilmente gli spettatori di Londra e di Parigi pagheranno gli stessi soldi pagati dagli spettatori di Milano.
Quindi loro saranno molto fortunati,e noi un po' meno.
TUTTO QUESTO NON MI SEMBRA ASSOLUTAMENTE GIUSTO,E GIUSTIFICABILE !
E' un gesto che solitamente non fa parte dello STILE ALL-BLACKS.
Lo dico con particolare rammarico perché sono da sempre un loro convintissimo ammiratore.
Mirko
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