Calciomercato.com calciom

Vieri: 'Non sarei mai dovuto andare via dalla Juve...'

Mer 14 Mag, 03:03 PM


Vieri giramondo:

“Se tornassi indietro, non andrei mai via dalla Juventus, ma in quel momento era giusto così”.

L’Inter e il pedinamento:

“Penso di aver dato tanto all’Inter e non meritavo un trattamento così. E’ stata una vigliaccata”.

Domani, giovedì 15 maggio, alle ore 21.00, torna su Sky Sport 1 “I signori del gol”, l’approfondimento di un’ora dedicato ai più grandi goleador europei ancora in attività. Appuntamento in compagnia dell’attaccante della Fiorentina, Christian Vieri. Nel corso dello speciale, tutti i gol e un’intervista esclusiva al bomber viola.

L’esordio in Serie A

E’ stato Mondonico a farmi esordire in Serie A col Torino e poi mi ha voluto all’Atalanta. Ero un suo pupillo. All’Atalanta andò talmente bene che ti volle la Juventus…

Ero un giovane promettente, che poteva avere un futuro importante. Non è che avessi fatto chissà che cosa, avevo fatto solo sette gol in venti partite. La Juve aveva visto un po’ di partite e decise di prendermi. Fu importante per te andare alla Juventus, dove aveva giocato tuo padre?

Quando ho cominciato non pensavo al confronto con mio padre, io giocavo per conto mio e andavo avanti per la mia strada. Quando mi chiamò la Juventus, come potevo dire di no? Sei stato subito protagonista del 2°scudetto di Lippi in bianconero. Come hai vissuto quella stagione?

Bene, perché c’era una squadra talmente forte che era troppo bello per essere vero. C’erano dei grandissimi campioni. Insieme a me sono arrivati altri giovani e ci siamo tolti delle belle soddisfazioni perché quell’anno abbiamo vinto Scudetto, Supercoppa Europea e anche la Coppa Intercontinentale. Avete perso, però, la finale di Champions League contro il Borussia Dortmund…

Se avessi vinto anche quella finale, avrei smesso di giocare (ride, ndr). Abbiamo preso una scoppola impressionante. Peccato, perché vincere in un anno quattro competizioni, sarebbe stato troppo bello. Come è stato l’incontro con Lippi?

E’ stato un incontro di boxe (ride, ndr). Ci siamo presi un po’, durante l’anno. C’è stato uno scambio di opinioni abbastanza forte. Durante un Juventus-Atalanta, io ero entrato al 40’ e dopo cinque minuti finì il primo tempo. Lui mi disse qualcosa negli spogliatoi e io gli risposi. Solo di opinioni?

Furono bravi i miei compagni a separarci. Forse è stata quella la scintilla che ci ha fatto conoscere. Siamo entrambi toscani e ci piace dire le cose in faccia. Quella sera Peruzzi mi chiamò per andare fuori a cena e mi portò nel ristorante dove c’era anche Lippi. Andai a chiedergli scusa, abbiamo parlato un po’. Poi ho fatto tribuna per le tre-quattro partite che seguirono. Dopo mi fece giocare una partita a Milano contro l’Inter, quella successiva contro la Roma, entrambe in coppia con Amoruso e da quel momento non sono più uscito di squadra. Com’ è rimasto il tuo rapporto con lui?

Molto diretto, ma andiamo d’accordo. Poi l’ho ribeccato all’Inter.  Ci sono andato perché c’era lui. Agnelli fu il primo a stupirsi del tuo passaggio all’Atletico Madrid. Cosa successe?

Ci fu una richiesta dell’Atletico e mi sembrava giusto andare per tanti motivi. Se tornassi indietro, non andrei mai via dalla Juventus, ma in quel momento era giusto così. Anche a livello economico era molto importante per me e quindi sono partito. Non hai avuto scelta?

Il giocatore sceglie sempre. Se il giocatore dice di no, non va da nessuna parte. E io ero d’accordo per andare via. In Spagna hai segnato 24 gol in 24 partite. Il presidente dell’Atletico era innamorato di te.

Facevo gol ogni partita, ero il suo pupillo. Mi sono trovato bene con lui.  Quella in Spagna è stata un’esperienza importante. Nelle prime 3-4 partite avevo sbagliato anche dei gol e la stampa spagnola mi aveva massacrato. E quindi mi sono detto: “Ora non parlo più con nessuno”. Dopo il primo gol, sono stato zitto tutto l’anno. Ho fatto pochissime interviste, mi chiamavano “il muto”,  e io apposta non parlavo con loro. Ho vinto la classifica dei cannonieri. L’anno dopo, all’Atletico Madrid, arrivò Sacchi…

E io sono scappato. E’ una storia lunga. Durante gli allenamenti c’era troppa tattica, non mi divertivo. E allora ho detto al mio procuratore che se c’era la possibilità di tornare in Italia, avrei preferito.  Non fu difficile trovare una squadra, la Lazio di Eriksson. Come ti sei trovato a Roma?

In quel periodo avevo buone richieste. A Roma si stava bene e c’era una squadra fortissima. Mi sono fatto male subito al ginocchio e quasi me lo sono rotto. Sono stato fuori tre mesi. Dopo aver cambiato otto squadre in otto stagioni sei approdato all’Inter con il soprannome di “mister 90 miliardi“.

Quanto ti è pesata questa cosa?

A me non interessava proprio. Se mi pagavano 20 o 90 miliardi, non erano problemi miei. Se una società decide di pagarmi tanto, è un problema dei due Presidenti che devono mettersi d’accordo. Mi arrivò una telefonata di Pezzotti, che era il secondo di Lippi, e mi disse: “Facciamo una pazzia. Vieni all’Inter con noi?”. Io risposi: “Se riuscite a prendermi, io con voi vengo sempre”. Dopo poche settimane mi hanno comprato. Non è stato fortunato Lippi all’Inter?

C’erano tanti problemi, siamo stati anche sfortunati perchè io e Ronaldo ci siamo fatti male entrambi. Io mi sono strappato tre volte in un anno. Se non ci facevamo male, secondo me avremmo vinto alla grande. Nel tuo periodo all’Inter, sei stato spesso vicino ad un ritorno alla Juventus?

Tutti gli anni dovevo tornare alla Juventus. Perché volevi tu?

All’inizio all’Inter le cose non andavano bene e c’erano tantissimi problemi. Alla Juve mi volevano e quindi sarei andato anche volentieri. Moratti non ha voluto. E tu hai sempre detto che ha fatto bene a non cederti…

Sì, in quegli anni sì. Ti ricordi la gioia del 100esimo gol con la maglia dell’Inter?

Sì, quando Materazzi mi ha messo la corona in testa. Io con lui ho un bel rapporto. E’ stata una bella soddisfazione. Sei anni in nerazzurro

Con l’Inter non ho vinto niente però sono stati sei anni importanti della mia carriera. Sei anni sono tanti e purtroppo non ci sono state vittorie. Non eravamo forti come la Juventus e il Milan. Abbiamo perso lo Scudetto il cinque maggio all’ultima giornata. Con un po’ più di fortuna potevamo vincere lo Scudetto e le cose sarebbero cambiate. Cosa ti è passato per la testa quel giorno? A te era già capitato di perdere uno Scudetto all’ultima giornata?

Ci sono rimasto male. Con la Lazio, quando abbiamo pareggiato a Firenze, la penultima partita di campionato, il Milan ci ha superato di un punto e quindi sapevo che lo Scudetto l’avremmo perso. Con l’Inter eravamo in vantaggio noi e quindi dipendeva da noi. Abbiamo perso, non si sa il perché. Abbiamo preso quattro gol. Ho provato tanta delusione, ogni anno all’Inter bisognava vincere lo Scudetto e quindi c’era una grande pressione. Forse eravamo troppo carichi, o troppo cotti alla fine. Non lo so. So che non abbiamo vinto e che è stato un dramma impressionante. Tu hai dato tanto all’Inter. Ti saresti aspettato di essere pedinato?

E’ difficile trovare le parole. Io penso di aver dato tanto all’Inter e non  meritavo un trattamento così. Così è uno schifo, non è bello. Hanno fatto una cosa non bella, è una vigliaccata andare ad intercettare le telefonate delle persone. Non si fa. E’ illegale. Infatti c’è una causa in corso. Ti ha deluso Moratti?

Sicuramente, perché è stato lui a fare tutto quanto, però fa parte della vita. Il rapporto con Ronaldo

Eravamo come fratelli. Stavamo sempre insieme, ci siamo fatti male spesso insieme e quindi andavamo a fare la rieducazione insieme e uscivamo insieme la sera, andavamo in giro. Eravamo una coppia bella perchè non c’era invidia. Era un’amicizia pura. Tra gli attaccanti c’è sempre un po’ di invidia invece con lui no. Il passaggio al Milan. All’Inter ti hanno dato del traditore?

Nell’ultimo anno all’Inter sono successe tante di quelle cose che ci vorrebbero ore per parlare di tutto. Mi chiesero di fare la rescissione del contratto. Mi svincolai e dopo qualche settimana mi chiamò il mio procuratore e mi chiese se sarei andato al Milan. Dissi di sì e firmai subito. Che anno è stato quello al Milan?

Bello, anche se sono stato solo sei mesi. Mi sono trovato veramente bene con tutti, però giocavo troppo poco e, per andare al Mondiale, avevo bisogno di giocare di più. Sono andato via dal Milan per quel motivo. Anche se poi, se dovessi tornare indietro, non sarei mai andato via. L’esperienza al Monaco…

Avevo fatto cinque gol in otto partite. Stavo bene, giocavo con continuità e poi mi stavo preparando bene per il Mondiale, poi mi sono fatto male al ginocchio ed è saltato tutto. Cosa hai provato quando hai visto i tuoi compagni vincere il Mondiale?

Una grande delusione perché ero andato via dal Milan per giocare, avevo l’obiettivo del Mondiale e non potevo più andare per l’infortunio. Poi a me i Mondiali piacciono, li ho sempre preparati bene, purtroppo è stato brutto. In quel Mondiale eri a casa, mentre i tuoi compagni alzavano la Coppa

Ero sicuro che lo avremmo vinto, non so come mai, ma sentivo questa cosa. Come hai vissuto quel mese?

Male perché è da 10 anni che sono in Nazionale e quello sarebbe stato il mio terzo Mondiale, avevo già fatto 9 gol e se avessi fatto un altro gol sarei diventato quello con più gol di tutti ai Mondiali. Era importante a livello personale. Hai giocato due Mondiali con la maglia azzurra: cosa ti ricordi?

L’atmosfera prima delle partite è emozionante. In Francia, con Maldini, siamo usciti ai rigori senza mai perdere, è stato un peccato perchè stavamo andando bene. Nel 2002 abbiamo cominciato alla grande, ma è stato abbastanza pesante, siamo stati 40 giorni fuori tra Giappone e Corea, però è stata sempre una bella esperienza. La tua famosa affermazione in sala stampa: “Sono più uomo io di tutti voi messi insieme”. Ti sei pentito di quella frase?

No, perché ci avevo pensato. Essere massacrato sempre, gratuitamente, quando non fai niente, per un po’ va bene, poi ti stufi. Poi dovevi andare alla Sampdoria, invece cos’è successo?

Volevo smettere perché avevo avuto il ginocchio gonfio tutta l’estate. Quando sono arrivato a Genova, dopo una settimana, ho detto: “Basta, voglio smettere, non voglio più giocare”. Non ero motivato, non ero convinto, non avevo la testa giusta. Quindi non volevo più giocare. Quelli della Sampdoria sono stati bravi, sia il Presidente che Marotta, mi hanno detto: “Prenditi il tempo che vuoi, puoi tornare quando vuoi”. E dopo un mese, li ho risentiti e ho detto “Se volete vengo”. Loro erano d’accordo, ma da quello che mi hanno detto, l’allenatore no. Poi l’Atalanta: lì è scattato qualcosa. C’era la voglia di recuperare fisicamente?

Sì, piano piano. Li ringrazio perché sono stati bravi, mi hanno detto: “Da noi, recuperi con calma e poi, quando stai bene, ti rimetti a disposizione della squadra”. Il problema è che avevo ancora problemi al ginocchio, mi sono dovuto operare un’altra volta, quindi non finiva più. È stato un massacro. Se non mi fossi operato, non avrei più potuto giocare. Mi sono operato, ho dovuto fare la rieducazione per altri 4 mesi. Poi fare la fisioterapia, tutti i giorni le stesse cose, è tristissimo. Poi la Fiorentina: hai sposato un progetto?

Avevo voglia di venire qui, quando mi è stato proposto ho detto subito di sì perché è una squadra in cui lavorano tanto a livello fisico e io avevo bisogno di lavorare perché dopo un anno fermo, dovevo fare una bella preparazione. È una società seria e quindi meglio di così non poteva andare. Sono tornato un atleta sano, per bene, e questo era quello che volevo. I tuoi idoli da bambino quali sono stati?

Baggio, Mancini e Vialli, un po’ perché sono sampdoriano, e quindi Vialli e Mancini erano i miei idoli, e poi Vialli giocava nel mio ruolo; poi quando ero a Firenze, a Prato, mi piaceva vedere giocare Baggio. È stata una grande soddisfazione giocare con Mancini e Baggio. Ti sei trovato bene con loro?

Sì, sono troppo forti loro. Senza guardarti ti trovavano. Con Vialli non ho mai giocato, ma quando ci parlo, mi emoziono. Mi ricordo tutti i loro gol. Sei cambiato nel corso della tua carriera?

Sono sempre stato uguale, solo che adesso non ho più voglia di discutere e litigare. Sono cambiato da quando mi sono operato al ginocchio, in quell’anno sono cambiato molto anche con le persone fuori dal calcio. Mi sono svegliato e ho capito tante cose, le persone che stanno con te per i soldi, la fama, per tante cose, perchè in questo mondo ci sono tante persone che ti vogliono fregare, che forse all’inizio non le vedi, ma poi, quando ti svegli, cominci a capire tante cose. L’importante è che non abbia più male al ginocchio, questa è la cosa più importante, che riesca a fare l’atleta e il calciatore, lo farò ancora per un paio di anni, poi smetterò. Come sarà la tua vita senza calcio?

So che prima o poi dovrò smettere di giocare ma mi troverò bene lo stesso. Mi mancheranno lo spogliatoio e gli allenamenti, le partitelle, andare in giro con la squadra perché ridi tanto. Hai mai pensato di fare l’allenatore?

Prima un po’ sì, ora non lo so, gli allenatori sono tutti stressati e tutti mezzi esauriti. E il giornalista?

No, non potrei mai scrivere male dei miei colleghi.

Per maggiori informazioni vai sul sito di Calciomercato.com