LA NUOVA TENDENZA: I VERTICI DI MERCATO ALLA LUCE DEL SOLE
Amauri, porte aperte alla Juve.
Oggi la dirigenza bianconera a casa Zamparini. Il nodo dell'operazione è la contropartita tecnica.
La trattativa per l’attaccante del Palermo Carvalho de Oliveira Amauri decolla oggi nel posto giusto. Ovvero a dieci minuti d’auto da Malpensa, dove Maurizio Zamparini tiene casa e bottega. Il fatto nuovo per la storia della Juve abituata da sempre a negare ogni trattativa, un tempo anche dopo averla portata a termine, è che da giorni tutti dicono ci vedremo. Cosa ci sia dietro questo attacco di glasnost all’italiana è difficile da capire e rende perfino sospettoso chi è abituato a sbattere contro il muro dell’ostruzionismo mercatistico. Ma è la nuova moda del mercato en plein air. Anche il Milan con Ronaldihno non ha nascosto nulla: cene, viaggi, coincidenze aeree. Ritardi compresi. Del resto il centravanti brasiliano che a fine mese avrà il passaporto italiano, è da tempo nel mirino della Juve come lo è stato a lungo del Milan, pista poi abbandonata perché il giocatore vuole soltanto una squadra che disputi l’anno prossimo la Champions e il Milan per ora è fuori dall’Europa che conta.
Quindi attorno ad Amauri stanno costruendo una casa di vetro. Dall’esterno si può vedere quasi tutto. Anche se c’è poco da scoprire perché ognuno dei protagonisti di questa strana trattativa si è affrettato a dire «io ci sarò». Parteciperà al vertice lombardo anche Cobolli Gigli che in genere lascia a Blanc e Secco il comparto acquisti e cessioni. Il presidente l’ha annunciato ieri mattina alla radio: «Ci sarò all’incontro con Zamparini che potrebbe essere soltanto interlocutorio. Ci sarò nel rispetto del presidente del Palermo, ma non condurrò io la trattativa. Zamparini è sempre stato uno straordinario venditore non solo nel calcio, noi speriamo di essere buoni compratori. Siamo vicini? Per ora è difficile dirlo».
Salamelecchi e complimenti che Zamparini ricambia confermando le incertezze di Cobolli Gigli: «Sarà un incontro per stabilire se ci sono i giocatori della Juve che interessano al Palermo. Ma non chiuderemo al primo colpo». Il problema, infatti, è proprio quello di fissare la contropartita tecnica che sia gradita dalla società siciliana. Lo stabilirà soprattutto il ds, Rino Foschi, perché nella prossima stagione sulla panchina siciliana dovrebbe esserci un allenatore diverso da Colantuono. Giocatori, ma anche un bel malloppo di euro. La Juve vuole fermarsi a dieci milioni. Il Palermo parte da 14, ma può scendere a 12. A Zamparini interessa dare piedi buoni alla sua squadra, ma vuole monetizzare al massimo. Con Amauri ha un’occasione unica, e come un patito di slot machine vorrebbe sentire il tintinnare del denaro che cade nella vaschetta. Nel caso specifico nelle sue tasche.
L’intesa sul tema giocatori non sarà facile perché il Palermo ha delle richieste precise che non coincidono del tutto con le offerte che la Juve farà. In più ci sono dei bianconeri su cui potrebbe esserci accordo, che però non gradiscono il trasferimento. La sensazione è che si raggiungerà prima o poi un’intesa. Anche perché dietro ad Amauri la fila degli acquirenti non è poi così nutrita.
In ogni caso la Juve tiene vive le alternative. Diventasse troppo oneroso il brasiliano (presto naturalizzato italiano), il club bianconero ha già messo nel mirino Hernan Crespo, 33 anni a luglio. L’argentino ha ancora un anno di contratto con l’Inter, ma non ha più feeling con Mancini. Sarebbe una valida e collaudata alternativa per scudetto e Champions. INTERVISTA
Giovinco: "Io e Del Piero potremmo giocare tranquillamente insieme".
«Al Palermo dico grazie, ma mi vedo alla Juve».
Giovinco, nato a Torino da madre di Catanzaro e padre di Palermo: perché Sebastian e non Sebastiano?
«Perché Sebastiano si chiamava mio nonno e alla mamma non piaceva».
Ha compiuto 21 anni il 26 gennaio scorso: lo sa che Fabregas è diventato titolare dell’Arsenal quando ne aveva sì e no diciotto?
«Beato lui».
Altra cultura?
«All’estero hanno più coraggio. Se uno è bravo, è bravo. Punto e basta. Noi siamo più conservatori. Fabregas sostituì Patrick Vieira in persona, mica uno qualunque».
Anche in Italia, però, qualcosa si muove. Acquafresca, Balotelli, Giovinco. O no?
«Sì. La carta d’identità conta sempre più che altrove, ma meno di una volta. Era l’ora».
Balotelli?
«Ci ho giocato contro nella Primavera. Una forza della natura. E un progetto di campione. Come Acquafresca. Come, mi auguro, il sottoscritto. Saranno però i successi, i trofei conquistati, a segnare il livello delle nostre carriere».
Juventino subito?
«No. Milanista: in casa lo erano tutti. Poi juventino: per scelta e di scuola».
Gli allenatori con i quali si sente in debito?
«Maggiora, Schincaglia, Storgato, Chiarenza».
Uno e sessantaquattro, recita l’almanacco Panini. Conferma?
«Confermo».
L’altezza, appunto. Un problema?
«Sì. Per voi. Giuro: non ci ho mai fatto caso. Né mi condiziona. Penso a Lionel Messi, che è poco più alto di me. Penso a Giuseppe Rossi, a Rosina, a Giuly. Nel calcio, grazie a Dio, la differenza non la fa il fisico».
A ogni gol, e sono già sei, fa sempre quel gesto con le mani, sopra la testa.
«Il gesto della spanna. Una forma originale e divertente, almeno spero, per contestare chi ha fatto della mia “piccolezza” un limite, un bersaglio. “Dite sempre che mi manca una spanna, eccovi serviti”».
Il suo ruolo?
«Più centrocampista che attaccante».
Trequartista?
«Perché no».
Ci fossero ancora i numeri fissi, quale vorrebbe?
«Il dieci».
I suoi modelli?
«I grandi dieci del passato. Roberto Baggio, Diego Maradona, Michel Platini, Alessandro Del Piero. Fantasia e giocate straordinarie. Ho una pila di cassette, mi aiutano a sognare».
A proposito: il suo sogno?
«Sono tre, per la verità. Salvare l’Empoli, tornare alla Juventus, andare alle Olimpiadi».
E se finisse mai nel pacchetto Amauri?
«L’interesse di una società come il Palermo non può che inorgoglirmi, ma nella Juve sono nato e alla Juve vorrei, se possibile, dedicare i migliori anni della mia vita».
Con Del Piero o al posto di Del Piero?
«Detto con profonda umiltà, credo che potremmo giocare tranquillamente assieme».
A Empoli come si trova?
«Alla grande. Per un giovane, è il trampolino di lancio ideale. Se non sbaglio, fu la palestra dei Di Natale e dei Montella».
Da Cagni a Malesani ancora a Cagni.
«Se le dico che sono stato bene con tutti, non deve darmi del diplomatico o, peggio, del ruffiano. È la verità».
Che partita, all’Olimpico contro la Roma. Gol, traversa, miracolo di Doni, tiro a fil di palo. Ricorda?
«Malesani mi fece fare il Totti. Punta centrale. Una parte che non avevo mai recitato. Come vede, mi so adeguare».
E con il Parma, domenica scorsa?
«Esterno sinistro di centrocampo in un 4-4-2 abbastanza classico. Più o meno, la posizione di Nedved. Caratteristiche a parte, naturalmente».
Mai segnato di testa?
«Fra i giovanissimi. Una volta o due. Dalla Primavera in su, mai. Di notte, però, dormo lo stesso».
I tifosi stravedono per lei.
«Li ringrazio, di cuore. La Juve titolare l’ho assaggiata in B, con Deschamps. Tre presenze. Contro il Bologna, assist a Trezeguet. Un abbraccio e via. Spero di tornare a casa. Tutto qui».
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