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Torino: Cairo duro con Rosina, spera in Bianchi o Borriello

Mar 15 Lug, 08:31 AM


Cairo spera nel prestito di Borriello.

(Tuttosport) Rosina: «Toro senza progetto». Cairo lo multa e replica: «Inopportuno per tempi e modi, se vuole andare via lo dica»

Il Toro ancora non è uscito dai blocchi, che volano già gli stracci. Qualcosa infatti non funziona se alla vigilia del terzo raduno consecutivo in serie A, il capitano tira una pugnalata al suo presidente e, in fondo, a tutta la squadra. Succede infatti che Alessandro Rosina, in un’intervista pubblicata anche sul suo sito, scenda duramente in campo contro la campagna acquisti fin qui condotta da Cairo: «Sono spaventato, non c’è un progetto, così il Toro non cresce. Ora come ora è dura salvarci. Non voglio più essere costretto a fare il terzino. Non voglio andarmene, ma non ho certezze di restare», le polpette avvelenate cucinate da Rosina. E così l’aria si è ammorbata prima ancora di cominciare, proprio quello che non ci voleva dentro una società che ancora non sa di che cosa è fatta: se di argilla o di ferro. Stasera a Leinì, collegio del ritiro fino a venerdì prima di trasferirsi a Malles (in Val Venosta), ci sarà il primo faccia a faccia tra Rosina e Urbano Cairo, ieri furioso per la coltellata del suo giocatore. «Ho trovato quelle parole totalmente inopportune. Per i tempi e per i modi. Se aveva qualcosa da dire, doveva farlo in forma privata. E comunque non è compito suo occuparsi di campagna acquisti e di moduli di gioco. Se penso a certi capitani del Toro, mi vengono in mente ben altri atteggiamenti». Il presidente è un crescendo: «Qui c’è una società che lavora, che ha rispettato gli obbiettivi, che paga puntualmente gli stipendi. E che per questo merita rispetto». Fino all’ultimo affondo. Forse, quello che gli costa di più: «Per me Rosina resta incedibile. Ma se questa uscita nasconde la sua volontà di lasciare il Toro, allora me lo dica subito. Invece di agitare così le acque». Nell’immediato, Rosina pagherà la sua intemerata con una multa (poco oltre i ventimila euro, secondo il «codice Comotto»), poi toccherà eventualmente a De Biasi, comandante dello spogliatoio, il compito di dequalificare Rosina togliendogli la fascia di capitano. E riaffidando la conduzione del gruppo a Corini. Che cosa poi nasconda la sparata di Rosina lo sa solo il diretto interessato. Completamente fuori sincrono (un capitano ha tutto il diritto di pensarle certe cose, e la campagna acquisti condotta fin qui da Cairo gli fornisce un discreto assist, ma farlo a due giorni del ritiro significa non aver affatto il senso dello stato), il numero dieci granata ha squarciato una tela già sfregiata dalle schermaglie a distanza tra Di Michele e De Biasi. Cairo continua a considerarli intoccabili, ma il gioco del mercato non mette al riparo l’ambiente granata da sorprese clamorose. Non fosse altro che, dall’eventuale cessione di uno dei due attaccanti, il presidente potrebbe ricavare quel tesoretto da utilizzare per il mercato. Leggi un centravanti da affiancare ad Amoruso. Magari proprio Rolando Bianchi. Insomma, di tutto il Toro aveva bisogno tranne che di un corpo a corpo tra Cairo e Rosina. Per zavorrare la partenza bastava una campagna acquisti monca e la sensazione, quella di navigare a vista, che il Toro non riesce a togliersi di dosso. Il mercato è aperto, Cairo ha deciso di mettersi alla finestra e vedere che cosa può piovergli in casa dai piani alti della serie A. Leggi prestiti di Inter o Milan. Per non dire del Manchester City. A De Biasi spetterà il compito di impastare il tutto. L’ultima volta fu un fallimento: non arrivò nemmeno alla prima di campionato, vittima delle paturnie di Cairo che non si fidava di chi gli avrebbe poi consegnato due salvezze consecutive. Tecnico e presidente ora sembrano andare d’amore e d’accordo. Gli schiaffi, inattesi e dolorosi, arrivano da un’altra parte.

Toro, aspettando Bianchi inizia la cura dimagrante

Dieci giocatori sul mercato per poter comprare la punta

Più che un cantiere, il Toro di De Biasi sembra l’affollato terminal di un aeroporto con arrivi e partenze. E forse non a caso è stato scelto proprio l’Hotel Air Palace di Leinì, a due passi da Caselle, per iniziare la nuova stagione granata. La terza consecutiva in serie A (non capitava dal ’95/’96), ma anche la più complicata per Urbano Cairo. Le titubanze sul mercato e i casi all’interno dello spogliatoio non hanno aiutato a creare il clima migliore in questi 54 giorni di vacanze (per i giocatori) e lavoro (per la società). I tifosi aspettano ancora il colpo grosso e lo vorrebbero per l’attacco. Il sogno è sempre quello di Rolando Bianchi, che con Amoruso formerebbe una coppia micidiale. L’ex laziale è al lavoro con il Manchester City, ma sa già di essere chiuso dalla folta concorrenza (13 compagni di reparto) e per questo attende la telefonata giusta. Se abbasserà le pretese economiche (ora guadagna 2,5 milioni di euro all’anno) e gli inglesi cederanno alla richiesta di prestito con diritto di riscatto (con partecipazione dell’ingaggio), allora il Toro potrebbe fare la «pazzia». Genoa permettendo. La trattativa per Bianchi è però lunga ed insidiosa. Il Torino, adesso, ha necessità di prendere ancora una forma. A differenza della scorsa stagione, quando ad allenamenti in corso arrivarono i soli Lanna e Recoba, De Biasi aspetta con ansia notizie dal mercato. In entrata, ma soprattutto in uscita. Ora come ora la rosa è ricca di dieci elementi non graditi: dai quattro non convocati per scelta tecnica (Gomis, Melara, De Stefano e De Sousa) a quelli messi sul mercato per fare cassa. Ceduto Bjelanovic in prestito ai turchi del Kayserispor, restano da piazzare gli altri. La Lazio vuole Barone ma non intende pagarlo 2,5 milioni, mentre Abbruscato interessa al Catania («Non rientro nei piani del nuovo Toro e sarò ceduto», dice lui). Bottone e Malonga in comproprietà piacciono a mezza serie B, Vailatti e Moro al massimo in prestito, mentre Ventola ha richieste ma ingaggio troppo alto. Da questa cura dimagrante, a meno di clamorose cessioni di Rosina e Di Michele, Cairo spera di poter ricavare il «tesoretto» per poter accontentare il suo allenatore. La lista della spesa non è lunga, anche perché il telaio granata è sostanzialmente valido, ma precisa. Servono ancora un difensore centrale mancino (si lavora sul ritorno di Dellafiore), un giovane e talentuoso vice Corini, un centrocampista di qualità e ovviamente la prima punta giovane. La pista Pozzi è raffreddata, ma non abbandonata. L’attaccante ad Empoli non vuole stare e Cairo punta a prenderlo all’ultimo oppure a gennaio, quando si svincolerà. Affari in stand-by anche perché legati alla scelta del modulo di De Biasi. Con Pozzi potrebbe varare l’amato 4-4-2, ma ora, come prima ipotesi, ha in mente un 4-3-2-1 con Rosina e Di Michele a sostegno di Amoruso. L’altra opzione porta al 4-2-3-1 che sarebbe perfetto per inserire due giovani di talento come Russotto (a sinistra) e Matteini (a destra). Più difficile arrivare ad Abate: ieri l’esterno destro ha rinnovato fino al 2012 col Milan, ma il Toro non è più in vantaggio per il prestito. Lecce e Palermo l’hanno superato negli ultimi giorni e questa per i granata non è una novità.  

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