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Doping: Di Luca assolto `Giustizia e` fatta`

Mer 16 Apr, 06:09 PM


`Giustizia e` fatta`. Cosi` Danilo Di Luca ha commentato la decisione del Giudice di ultima istanza del Coni, che ha assolto il 32enne di Spoltore dall`accusa di doping. Il ciclista abruzzese era stato deferito in seguito a valori anomali riscontrati nei campioni prelevati in un controllo a sorpresa effettuato al termine della 17.a tappa del Giro d`Italia 2007, con arrivo al Monte Zoncolan, vinta proprio da Di Luca. Il pescarese era accusato di aver effettuato una manipolazione con l’obiettivo di mascherare l’utilizzo di sostanze vietate, una tesi a cui Di Luca si e` sempre fortemente opposto. Mercoledi` mattina il Gui ha accolto la tesi difensiva dell`avvocato Federico Cecconi, confermando l`innocenza di Danilo Di Luca a fronte dell`accusa sostenuta dall`ufficio di procura antidoping del Coni (chiedeva 2 anni di squalifica).

Si chiude cosi` una parentesi nera lunga un anno, considerata anche l`inchiesta Oil for Drug (c`e` ancora un ricorso pendente al Tas di Losanna). Nel frattempo il vincitore del Giro 2007 dice di essere sempre rimasto sereno e sicuro della sua non colpevolezza. E alla fine dello scorso anno Di Luca e` passato dalla Liquigas al team Lpr: ora l`obiettivo e` tornare a vincere, a cominciare dalla prossima `corsa rosa`. Dopo la sentenza del Gui e` arrivato il commento della sua ex-squadra, secondo cui l`assoluzione del ciclista `rende giustizia a Danilo Di Luca e conferma quanto affermato, a piu` riprese, da Liquigas Sport. E’ stato provato che quel giorno non accadde nulla di `proibito` - sostiene la squadra in una nota - ma e` indubbio che, in tutti questi mesi, sia il corridore sia il gruppo sportivo abbiano subito ingenti danni d’immagine a seguito del procedimento frettolosamente aperto dalla procura antidoping del Coni` .

Deciso l`attacco all`organismo del Comitato Olimpico Nazionale Italiano. `Per mesi e` valsa la presunzione di colpevolezza piuttosto che la presunzione d’innocenza, e cio` rende necessario ridiscutere i rapporti tra le squadre e le altre componenti del ciclismo` , sottolinea la Liquigas. `I fatti impongono di rimettere in discussione la validita` di strumenti quali lo stesso codice etico, pensato in una stagione superata ed entro la cornice di un Pro Tour che ha perso ormai i suoi connotati originari` .

Ecco quindi da parte della Liquigas `un passo indietro nel sostegno ad un codice etico che non ritiene piu` rispondente alle esigenze attuali` . Rimane `l’auspicio che l`Uci e gli altri organi competenti, in primis la Wada (agenzia mondiale antidoping, ndr) , esercitino sino in fondo le proprie prerogative` , evitando le `incoerenze normative e procedurali esistenti tra le varie nazioni in tema di antidoping` al fine di non `lasciare ai gruppi sportivi il ruolo di arbitri di se stessi` .

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