Poche squadre al mondo hanno correlato la propria storia come il Milan ha fatto con Milano, in cui venne fondato nel 1899. L`atto costitutivo del club avviene in pieno centro, in via Berchet: secondo la tradizione e` il 16 dicembre 1899, anche se la sua nascita viene resa pubblica solamente lunedi` 18. La neonata societa` e` orgogliosamente inglese come inglesi sono la maggior parte dei suoi fondatori. Ecco cosi` il `Milan Football and Cricket Club`, la squadra che sarebbe diventata la seconda in Italia per numero di trionfi nazionali e la prima per vittorie internazionali, con primo presidente l`inglesissimo signor Alfred Ormonde Edwards e con maglie altrettanto inglesi provenienti da Nottingham versione `Forest`. Non e` un caso che la prima sede dei rossoneri sia stabilita presso una Fiaschetteria Toscana: popolare e` il tratto che assumera` la `tipicizzazione` del club, da sempre piu` vicino agli strati popolari e proletari di Milano, quanto l`Inter sara` invece poi borghese ed espressione del `bel mondo` della Milano intellettuale e dei salotti `bene`. Non e` un caso che i tifosi del Milan vengano chiamati `casciavitt`, che in dialetto meneghino altro non e` che il cacciavite, strumento principe di lavoro dell`operaio. Non e` un caso che la storia volesse in Porta Ticinese e nella zona del Naviglio, due tra i luoghi piu` popolari della citta`, una netta predominanza del tifo rossonero.
Il Milan inglese parte subito forte, e nei primi anni di vita riesce a interrompere l`egemonia del Genoa dominatore del calcio dell`epoca, vincendo per tre volte il titolo nazionale. La nascita dell`Inter, frutto della fuoriuscita di un gruppo di dissidenti milanisti, crea una sorta di `maledizione`. Il Milan piomba nell`anonimato, pur potendo via via contare sull`apporto di grandi campioni come Cevenini, Lana, Boffi, Cappello e Carapellese. Solo l`inizio degli anni `50 costituira` la rinascita del club rossonero, una nuova era che non finira` piu`, pur tra qualche alto e basso. L`arrivo dello svedese Gunnar Nordahl fa da spartiacque della storia milanista: da allora non passera` decennio senza successi. Dapprima con il trio Gre-no-li, che a Nordahl vede affiancati i connazionali Gren e Liedholm, un gruppo che, oltre a riprotare lo scudetto sulle maglie rossonere, traghettera` il Milan sino alla sua prima finale di Coppa dei Campioni (persa) contro il `grande` Real Madrid.
La rinascita di Milano come citta` passa anche attraverso il Milan, che porta l`attenzione del mondo sulla prima `Milano da bere` e la prima Coppa dei Campioni nella bacheca di una squadra italiana quando, nel 1963, supera il Benfica con una doppietta di Altafini (altro `big` dell`epoca) a Wembley. Ed ecco che di mezzo c`e` ancora l`Inghilterra. Passano i fuoriclasse, Sani, Schiaffino e anche un inglese, Greaves (seppur per breve tempo), indossano una maglia che comincia a distinguersi per il gioco fine, tecnico e fantasioso. L`arrivo di Gianni Rivera nella San Siro rossonera e` il coronamento di questo assioma, mentre il palmares del Milan comincia a rimpolparsi diventando a tutti gli effetti quello di una `grande` mondiale. Gli anni `70 sono quelli del primo vero declino della societa` dopo tanti anni. I trofei cominciano a scarseggiare, ma non mancano mai, segno che si tratta di un dato distintivo del club: l`aria di coppa esalta anche il Milan peggiore (anche in Serie B arrivera` una Mitropa Cup), e anche questo e` qualcosa che entra nel DNA della societa`, qualcosa che non lascera` piu` il club di via Turati.
A meta` degli anni `80 subentra alla presidenza Silvio Berlusconi. Un momento importante, perche` `salva` praticamente la societa` dalla bancarotta e ne da` una struttura formidabile prima ancora fuori che dentro al campo. Nasce cosi` a tavolino la leggenda degli `Invincibili`, con Arrigo Sacchi e Fabio Capello degni successori di quel grande allenatore che fece la storia rossonera negli anni `60, Nereo Rocco. Con Sacchi il Milan vince in quattro stagioni uno scudetto, due Coppe dei Campioni, due Supercoppe Europee e due Coppe Intercontinentali consecutive. Con Capello arrivano quattro scudetti (di cui tre consecutivi), una Supercoppa Europea e una Coppa dei Campioni in cinque stagioni. In campo giocano legioni di campioni, allevati tra i giovani prima ancora che comprati a peso d`oro, al contrario di altre societa`. Van Basten, uno dei piu` grandi campioni di sempre del club, viene quasi `pescato` casualmente a meta` degli anni `80 in un Ajax giovane e pimpante. Anche senza campionissimi pero` il Milan non si ferma, proprio come la citta` che rappresenta, Milano. Come quando vince uno scudetto in rimonta nel 1999 sbaragliando la concorrenza sotto la guida di Alberto Zaccheroni. Quindi ne vince un altro, con due Champions League, due Supercoppe Europee e Coppa Italia incorporate, con Carlo Ancelotti, ennesimo esempio di giocatore milanista proveniente dalla societa` che poi ne prende in mano le redini dalla panchina. Sino al trionfo di oggi a Yokohama, ottavo titolo della gestione di questo tecnico. Una curiosita`, pure non casuale: nell`ultimo mezzo secolo, a livello nominale, sono stati appena cinque i `capitani` ufficiali dei rossoneri. Nell`ordine il compianto Nils Liedholm, Cesare Maldini, Gianni Rivera, Franco Baresi e Paolo Maldini. Ognuno con una grande milizia e tante vittorie alle spalle. Segno di grande continuita`, amore della maglia e della bandiera. Segno di carattere, segno di Milan.
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