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Calciopoli: Capobianco vuota il sacco Interrogato da Ufficio Indagini e dai Pm di Torino Tira in ballo nuovi arbitri ed ex dirigenti federali

Gio 17 Mag, 10:00 AM

Roma, 16 maggio 2007 - Francesco Saverio Borrelli si era augurato che il calcio italiano trovasse presto un pentito in grado di scoperchiare definitivamente la pentola di Calciopoli.

Sul fronte Juve potrebbe essere così: Maurizio Capobianco, 43 anni, dipendente bianconero dal 1984 al settembre 2005, quando è stato licenziato, è stato interrogato in una località segreta dgali uomini di Borrelli e ha cominciato a collaborare.

Secondo le scarne indiscrezioni trapelate dalla Federcalcio, Capobianco è stato ascoltato da Carlo Loli Piccolomini e Marco Scquicquero, i vice di Borrelli. Recita il comunicato ufficiale della Federcalcio: “Invitato a riferire sui fatti di sua conoscenza per provarne la fondatezza, Capobianco (che non è tesserato della Figc) ha accettato di collaborare e ha testimoniato sulle circostanze e sugli episodi oggetto delle dichiarazioni rilasciate alla stampa” .

L’ex dirigente Juve avrebbe fatto nuovi nomi e prodotto nuovi documenti per confermare le sue dichiarazioni, tirando in ballo due arbitri e due ex dirigenti arbitrali, un ex dirigente della Figc e un ex dirigente della Covisoc, la commissione di controllo sui bilanci delle società.

Maurizio Capobianco e’ stato interrogato anche oggi, ma in procura a Torino, nel

quadro dell’inchiesta sui conti della societa’ bianconera. Secondo quanto si e’ appreso, Capobianco ha risposto, in particolare, a domande su Luciano Moggi e sui rapporti dell’ex dg con la

classe arbitrale e altri personaggi del mondo del calcio. I pm Bruno Tinti e Marco Gianoglio conducono da mesi un’indagine sui bilanci del club e, nel corso degli accertamenti, hanno gia’ ascoltato, come testimoni, una cinquantina di persone, molte delle quali calciatori o ex calciatori juventini. Nei giorni scorsi Capobianco aveva rilasciato un’ intervista al quotidiano Repubblica con accuse contro Moggi e Giraudo per la loro gestione della Juventus.

IN UN’INTERVISTA rilasciata a Repubblica l’11 maggio scorso, Capobianco aveva affermato: “Agli inizi del 2005 sono venuto a conoscenza di almeno quattro casi in cui la Juve ha fatto arrivare beni di ingente valore a due arbitri italiani, a un esponente della Figc, e a uno della Covisoc”.

Maurizio Capobianco, ex dirigente della Juventus, in una lunga intervista rilasciata a La Repubblica spiega alcuni retroscena di Calciopoli: “Tutto quello che dirò - la premessa - è documentato e dimostrabile. Beni facilmente monetizzabili venivano consegnati per il tramite di società terze a soggetti terzi. Terzi legati agli arbitri da rapporti di parentela. I fatti risalgono agli inizi della gestione Giraudo-Moggi nell’anno ‘95. Chi sono questi arbitri? Questo non ho intenzione di dirlo, al momento. I beni? 20-25 milioni di lire, per ogni “gratificazione”. Bergamo non so, Pairetto era di casa alla Juve”.

CONSULENZE - “Perché parlo ora? Perché prima di Calciopoli quello che vedevo erano i frammenti di una vicenda che ha acquistato senso compiuto solamente dopo. Solo ora mi rendo conto di come hanno rovinato una società con una storia di oltre cento anni, con la complicità di arbitri, giornalisti, e istituzioni. Sulla questione giornalisti la Juve aveva consulenze molto ricche con società vicine ad alcuni di loro. Almeno in un caso, a inizio stagione si stipulava un contratto per studiare dei progetti di comunicazione. Poi a giugno, se la Juve aveva vinto lo scudetto, la società decideva di realizzare quei progetti e pagava il premio alla società di comodo: i progetti, ovviamente, non vedevano mai la luce”.

SOLDI ALLE CURVE - “Della Semana srl - continua Capobianco nell’intervista a La Repubblica - la società voluta fortemente nel luglio 2003 da Giraudo e partecipata dalla Juve per il 30%, si è parlato poco. Attraverso la Semana, Moggi e Giraudo, in violazione della legge Pisanu, finanziavano indirettamente le curve. Nei bilanci ci sono fatture da decine di migliaia di euro a gara per l’acquisto di coreografie, striscioni e quant’altro.

“Che mi risulti Semana è sempre operativa, Giraudo ha ancora il 2% della Juve e questo fa di lui uno degli maggiori azionisti bianconeri. C’è ancora Bettega, è consulente: io me lo ricordo Bettega in società, partecipava a tutte le riunioni con Moggi e Giraudo. Oggi decide tutto Secco (Alessio, direttore sportivo, ndr) che in passato non ha mai mosso un dito senza il consenso di Moggi. Il direttore del personale Sorbone è lo stesso. Renato Opezzi (a.d. di Semana e procuratore della Juventus, ndr), è da sempre il braccio destro di Giraudo. Il direttore finanziario Michele Bergero e il direttore marketing Fassone (ex guardalinee Aia, ndr) sono sempre lì. La nuova Juve di Cobolli, la chiamano… Ma se si sono tenuti persino Bertolini. Fa l’osservatore ufficiale con tanto di presentazione nell’ottobre 2006 sul sito internet Juventus”.

I “REGALI” - “Gli orologi? In dieci anni ho visto entrare centinaia e centinaia di orologi delle marche pi prestigiose: Jaeger Le Coltre, Franck Muller, Cartier, Girard Perregaux, Bulgari. La destinazione degli stessi, a parte quelli che finivano ai soliti giornalisti amici (oltre che a giocatori e staff), sono segreti custoditi da Giraudo e dalla Gastaldo che ne teneva la contabilità”.

LA GEA - Capobianco parla anche di Fabiani, ex d.s. del Messina coinvolto nelle indagini della Procura di Napoli. “Era di casa anche lui. Era così in confidenza con Moggi che all’inizio pensavo fossero parenti. Quando arrivava a Torino si prendeva gli uffici del settore giovanile e quelli diventavano i suoi uffici anche per giorni. La Juventus gli ha addirittura regalato una macchina.

“Le istituzioni? Moggi e Giraudo in Figc facevano quello che volevano. Io rimasi molto colpito da come venne coperto un caso di positività alla cannabis di un giocatore. Lo scoprì l’Uefa, nel ‘97. Lo comunicò alla Figc e finì tutto lì. La Gea? Ricordo che un caso che mi segnalò la signora Gastaldo. Nel dicembre 2004 si è coperta una provvigione liquidandola con un contratto di consulenza a una società di comodo. La fattura da 250.000 euro era intestata a una cooperativa romana di giornalisti dietro la quale, a dire della Gastaldo, c’era la Gea”.

LE FOTOCOPIE. Capobianco viene descritto come un maniaco delle fotocopie. Quando lavorara alla Juve, aveva l’abitudine di fotocopiare ogni documento che passava dal suo ufficio acquisti (ribattezzato back office). Ora è in causa con la Juve che l’ha licenziato nonostante, durante il processo doping, egli avesse a difeso a tal punto la società da rischiare l’incriminazione per falsa testimonianza.

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A cura di Xavier Jacobelli.
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