Eurosport - dom, 16 mag 15:23:00 2010
Riviviamo insieme l'annata che ha portato l'Inter di Mourinho a conquistare il 18esimo Scudetto. Prima parte impressionante con un distacco abissale sulle inseguitrici che poi si rifanno sotto grazie alla "distrazione" Champions; finale thriller deciso solo sul filo di lana
E il secondo “titulo" se ne va in bacheca. Mourinho e l’Inter, dopo il trionfo in Coppa Italia, si portano a casa anche il titolo di Campioni d’Italia, confermando uno strapotere impressionante tra i confini domestici. Quinto Scudetto di fila, il quarto sul campo, e il 18esimo nella gloriosa storia nerazzurro. Un successo diverso dai precedenti, in particolar modo da quello ottenuto da Mourinho nella passata stagione: i nerazzurri, infatti, hanno dovuto sudare fino alla fine conquistando a Siena un tricolore che a un certo punto sembrava perso dopo il pareggio di Firenze. Poi l’harakiri giallorosso con la Samp che ha gentilmente restituito la vetta della classifica alla truppa nerazzurra. Ora tocca a Madrid, il sogno Champions e quella sfida che il popolo nerazzurro attende da decenni. Ma prima della sfida col Bayern ripercorriamo insieme la cavalcata interista di questo elettrizzante e vibrante 2009/10.
IL POKER NEL DERBY: E’ NATA UNA NUOVA INTER – La squadra di Mourinho si presenta ai nastri di partenza priva di Ibrahimovic ma con ben cinque nuovi innesti in un telaio ben collaudato. Il derby d’agosto è a senso unico, con Zanetti e compagni che travolgono 4-0 i cugini: un successo netto, meritato, ottenuto grazie al gioco di squadra. Una netta inversione di tendenza di una squadra che abbandona le semplici e sporadiche giocate degli straordinari singoli di una rosa mostruosa per affidarsi a una manovra fluida e collettiva. E’ proprio questo il segreto della nuova Inter mourinhana che, perso Ibra, decide di cambiare completamente filosofia di gioco soprattutto per puntare a ribaltare il destino europeo. Ma anche in campionato il nuovo gioco orchestrato da Motta e Sneijder a centrocampo, e finalizzato da Eto’o e soprattutto Milito in attacco, porta a risultati che lanciano in maniera prepotente la fuga nerazzurra: tra settembre e dicembre, infatti, arrivano 12 vittorie e due pareggi, con in attivo la bellezza di 31 gol in 15 incontri grazie anche i successi col Genoa (5-0) e Palermo (5-3) dove esce allo scoperto tutto il potenziale di una squadra che col passare delle settimane acquisisce consapevolezza nei propri mezzi.
GENOVA E TORINO: DUE PARENTESI ISOLATE – In Champions l’Inter non vola e si qualifica per gli ottavi solo nel finale mentre in campionato ci sono da registrare anche i primi due stop in casa di Sampdoria e Juventus. Da registrare però – e non è certo un caso – che entrambi i ko arrivano lontano da San Siro, dove la squadra di Mourinho è letteralmente imbattibile. Pazzini e Marchisio firmano i primi ko italiani nerazzurri, due incidenti di percorso che comunque non macchiano e non frenanao certamente la corsa interista. L’anno nuovo si apre con l’arrivo di Goran Pandev che porta energie e idee a una squadra già fortissima: grazie all’arrivo del macedone Mourinho comincia a costruire la squadra che da lì a poco avrebbe stupito in Europa grazie a un modulo (4-2-1-3) tanto spregiudicato e micidiale quanto equilibrato. Col Chievo e Siena arrivano vittorie sofferte ma preziose, poi il pareggio di Bari prima del secondo successo sul Milan (2-0) al termine di una partita stoica giocata per più di mezz’ora in 10 per l’espulsione di Sneijder. Tutti segnali che lasciano intendere che anche senza una condizione fisica perfetta, Mourinho dispone di giocatori tecnicamente, tatticamente e caratterialmente vincenti.
FRENATA INASPETTATA: TUTTA COLPA DELLA CHAMPIONS – Il secondo derby portato a casa e il distacco quasi abissale dalle inseguitrici sembra chiudere con qualche mese di anticipo il discorso Scudetto, ma il calcio è bello soprattutto perché fino al triplice fischio finale dell’ultima partita non si possono emettere sentenze definitive. Tra febbraio e marzo, in 10 gare di campionato, l’Inter tira infatti a sorpresa il freno a mano collezionando la miseria di due vittorie, 2 sconfitte (Catania e soprattutto Roma) e la bellezza di cinque pareggi che di fatto riaprono il campionato dove Milan e soprattutto giallorossi cominciano ad accarezzare il sogno impresa. Un calo spiegabile in due motivi. Primo: la Champions League e le due sfide da urlo col Chelsea. Energie fisiche, ma soprattutte mentali, vengono inconsciamente dirottate sulla Champions, sogno e obiettivo primario di Moratti ma anche della stessa squadra, e inevitabilmente Mourinho si ritrova a perdere punti pesanti per strada. Non è un caso che prima di quasi ogni sfida europea (andata e ritorno coi Blues e la prima col CSKA) Zanetti e compagni riescano a conquistare solo un punto (in casa con la Samp, se pur in nove uomini). Secondo: preparazione atletica. Proprio per puntare alla finalissima di Madrid la squadra accusa una normale flessione fisica che porta inevitabilmente ruggine nelle gambe dei giocatori pronti però a sprintare nei mesi decisivi, ovvero aprile e maggio.
“PAZZA” ROMA E LA FESTA DI SIENA – Già, perché tolto il quasi fatale pareggio di Firenze (dove la Roma mette la freccia ed effettua un sorpasso al limite dell’impossibile), l’Inter ritrova corsa, fiato, grinta, gioco e soprattutto vittorie importanti e convincenti: 5 successi in sei partite e primato riconquistato grazie al regalo recapitato ad Appiano Gentile dalla Sampdoria di Pazzini. Nel mezzo il prestigioso successo con la Juve, le due storiche partite in semifinale di Champions col Barcellona e quella Coppa Italia conquistata a Roma tra mille polemiche. Il resto è storia, con il successo sofferto di Siena e i festeggiamenti soprattutto al Principe Milito, ancora una volta decisivo. In attesa del “Triplete”….
Effettua il login per inviare un commento
Non sei ancora un utente Yahoo! ? Registrati subito per avere un account Yahoo!