Eurosport - ven, 18 mag 18:14:00 2007
Roland-Garros - Ripercorriamo la storia degli Internazionali di Francia, maschili e femminili, dal 1925 a oggi, con uno sguardo anche ai successi italiani
E' definito il campionato del mondo sulla terra battuta. Sono gli Internazionali di Francia, nati a Parigi nel 1891 come semplici campionati nazionali, e diventati poi "internazionali" nel vero senso della parola nel 1925. Nel 1928 il torneo, unico del Grande Slam a essere mai stato giocato sulla terra rossa, si trasferì nella nuovissima sede che tutti gli appassionati di tennis conoscono, lo stadio dedicato al famoso eroe di guerra Roland Garros, grandioso impianto concepito per essere degno teatro delle imprese dei Moschettieri detentori della Coppa Davis Jean Borotra, Rene Lacoste, Henri Cochet e Totò Brugnon, nonché della Divina Suzanne Lenglen. Da allora il nome del torneo si fuse con quello dell'impianto stesso.
Furono proprio Lacoste, Cochet e Borotra a monopolizzare le prime otto edizioni degli Internazionali, dal 1925 al 1932: nemmeno il grande statunitense Bill Tilden riuscì a vincere la loro supremazia. Nel 1933 però Cochet si arrese in finale all'australiano Jack Crawford che poi, qualche mese dopo a New York, Forest Hills, fallì il primo tentativo riconosciuto di Grande Slam tennistico. L'impresa fu realizzata cinque anni dopo dallo statunitense Donald Budge, che proprio dal Roland Garros prese il volo per entrare nella storia del tennis. Nel dopoguerra, dal 1946 al 1967, tra i vincitori non si possono citare Jaroslav Drobny e Tony Trabert, quindi i "gemelli" australiani Lewis Hoad e Ken Rosewall, seguiti poi dai connazionali Mervyn Rose, Rod Laver, Roy Emerson, Fred Stolle e Tony Roche, infine gli europei Sven Davidson e Manolo Santana.
Nel 1968 il Roland Garros fu il primo Slam aperto anche ai professionisti e furono proprio due tipi che erano lontani dai campi dilettantistici rispettivamente da dodici e sei anni, Ken Rosewall e Rod Laver, a giocarsi il titolo. Vinse Rosewall, a quindici anni di distanza dal primo trionfo, ma Laver dodici mesi più tardi si prese una secca rivincita contro lo stesso avversario e come nel 1962 completò il Grande Slam. Poi, dopo i successi di Jan Kodes, Andres Gimeno e Ilie Nastase, arrivarono i terraioli puri, capitanati da Bjorn Borg, dominatore assoluto del torneo con sei trionfi su otto partecipazioni, seguito poi da Guillermo Vilas, Mats Wilander, Sergi Bruguera, Thomas Muster e, ultimo, Albert Costa. Non sono mancate però le vittorie degli attaccanti dal fondo come Ivan Lendl, Andre Agassi, Jim Courier, Guga Kuerten, Carlos Moya, Juan Carlos Ferrero e, ultimo, Rafael Nadal, supremo esemplare di maratoneta-attaccante da fondo campo che non molla su nessuna palla, nemmeno la più impossibile. Nadal nel 2005 fa sconfisse l'argentino Mariano Puerta, il finalista del Roland Garros più discusso di sempre, mentre nella finale dello scorso anno superò il numero 1 del mondo Roger Federer, dando prova ancora una volta di essere il re incontrastato della terra battuta.
Hanno alzato la coppa dei moschettieri anche giocatori talentuosi ma discontinui come Andres Gomez e Yevgeny Kafelnikov, o onesti pedalatori dal fondo che hanno azzeccato il torneo della vita anche favoriti dalle circostanze, come Gaston Gaudio due anni fa o l'incredibile Michael Chang (sono rimaste nella storia la sua rimessa da basso e la banana al cambio di campo contro Ivan Lendl) nel 1989. Poco spazio per i giocatori di rete: l'unico a farcela nell'ultimo quarto di secolo è stato Yannick Noah, che strapazzando Wilander in finale ha fatto gioire i suoi tifosi ridando il successo nel torneo maschile alla Francia dopo 37 anni (1946, Marcel Bernard). John McEnroe (con Lendl), Henri Leconte (con Wilander), Stefan Edberg (con Chang nel citato '89), Michael Stich (con Kafelnikov) si sono fermati in finale, traguardo al quale Pete Sampras e non è mai approdato.
Gli italiani hanno scritto una buona parte della storia di questo torneo, ma purtroppo non in tempi recenti. Il primo ad arrivare in semifinale fu nel 1930 Uberto De Morpurgo, e il primo ad arrivare in finale, due anni più tardi, Giorgio De Stefani, entrambi sconfitti da Cochet. Dal 1947 al 1949 Gianni Cucelli arrivò ai quarti, imitato nel 1948 dal suo compagno di doppio Marcello Del Bello e poi nel 1953 da Fausto Gardini. Beppe Merlo conquistò nel 1955 e nel 1956 la semifinale e nel 1958 i quarti, Orlando Sirola la semifinale nel 1960, ma il primo campione del mondo su terra rossa di casa nostra fu Nicola Pietrangeli, vincitore nel 1959 sul sudafricano Ian Vermaak e nel 1960 sul cileno Luis Ayala. Nick fu poi battuto in finale nel 1961 e nel 1964 da Manolo Santana.
Quindi arrivò Adriano Panatta, quartofinalista nel 1972, semifinalista nel 1973 e nel 1975 e, finalmente, trionfatore nel 1976 in finale su Harold Solomon.. Particolarità curiosa: Panattone è l'unico al mondo che è stato capace di battere Bjorn Borg al Roland Garros, e ci è riuscito per ben due volte, nel '73 e nel '76. Fu proprio Borg a stracciare Corrado Barazzutti per 6-0 6-1 6-0 nella semifinale del 1978. Il "soldatino" arrivò poi nei quarti nel 1980, ancora travolto da Borg, che stavolta si "accontentò" di un 6-0 6-3 6-3. Un altro dei nostri moschettieri della Davis vittoriosa del 1976 è riuscito ad arrivare nei quarti: Paolo Bertolucci, nel 1973. Poi, dopo Barazzutti, nessun italiano è più riuscito a raggiungere questo traguardo, con la sola eccezione di Renzo Furlan nel 1995, fermato da Sergi Bruguera. Solo altri due dal 1981 sono arrivati negli ottavi: Francesco Cancellotti nel 1984 e 1985 e Andrea Gaudenzi nel 1994. Una serie di risultati negativi che testimonia più di ogni altro discorso, anche su una superficie che tradizionalmente è la nostra preferita, la crisi irreversibile del nostro tennis maschile che per lungo tempo, negli anni Cinquanta, Sessanta e anche Settanta, è stato la prima potenza europea.
In campo femminile, dopo le vittorie di Suzanne Lenglen nel 1925 e 1926, sono da citare prima della seconda guerra mondiale il poker di Helen Wills e il tris di Hilde Sperling. La francese Mathieu, prima di aggiudicarsi le finali del 1938 e 1939, ne perse ben sei! Dopo il conflitto, spiccano i cinque successi di Margaret Smith Court, i sette di Chris Evert e i due di Martina Navratilova, per la quale nel 1984 fu inventato anche un fasullo Grande Slam biennale. In tempi più recenti, i sette trofei di Steffi Graf: epocale il suo doppio 6-0 6-0 rifilato nella finale del 1988, l'anno del suo Slam, alla povera Natalia Zvereva. In mezzo ai trionfi di Steffi i tre di Arantxa Sanchez e soprattutto i tre consecutivi di Monica Seles, la cui era fu fermata dal pazzo che la accoltellò nel 1993 ad Amburgo. Nel 2000 Mary Pierce imitò Noah e battendo Conchita Martinez fece gioire il Roland Garros per una vittoria di una beniamina di casa che mancava dai tempi di Francoise Durr, 1967. Una caduta da cavallo e la croata Iva Majoli impedirono nel 1997 alla sedicenne Martina Hingis di realizzare il Grande Slam.
Le italiane? Pochi i risultati di rilievo ma negli ultimi anni le loro performance sono in controtendenza rispetto a quelle dei colleghi maschi. Il miglior risultato in assoluto è stata la semifinale di Silvana Lazzarino del 1954 ma fu un episodio isolato. Invece, da 21 anni a questa parte, otto nostre tenniste si sono spinte almeno fino agli ottavi. Nel 1985 Sandra Cecchini approdò ai quarti e Raffaella Reggi agli ottavi, nel 1986 Laura Garrone agli ottavi, nel 1987 la Reggi ai quarti, nel 1989 Silvia La Fratta agli ottavi, così come la Cecchini nel 1991 e Adriana Serra Zanetti nel 1995. Storico il nostro Roland Garros rosa nel 2001: tre italiane, Silvia Farina, Francesca Schiavone e Rita Grande, arrivarono tra le migliori sedici, impresa mai riuscita in un'edizione del torneo Open dai nostri tennisti uomini, la Schiavone arrivò addirittura ai quarti ripetendo il traguardo degli ottavi nelle ultime tre edizioni, mentre la Farina si ripeté nel 2002.