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Inter campione: la duttilita` tattica al potere

Dom 18 Mag, 06:28 PM


Un anno fa Roberto Mancini vinse un campionato a mani basse grazie anche a un sorprendente equilibrio tattico. L’Inter 2006/07 e` stata un perfetto undici da record, capace di triturare le altre diciannove concorrenti senza dare scampo alla principale rivale, la Roma di Luciano Spalletti. Trentotto giornate nelle quali il modulo fu quasi esclusivamente uno, il 4-3-1-2. Un copione ben delineato, perfetto per i numerosi attori chiamati a interpretarlo. L’Inter 2007/08 ha mantenuto intatto il principio della rotazione, quello del turnover voluto nella prima parte della stagione, forzato nella seconda. Non quello della ‘coerenza’ tattica. Mancini ha iniziato il campionato ritornando all’amato 4-4-2 dei primi anni di carriera in panchina e della prima fase interista.

I risultati sono arrivati subito o quasi, anche grazie alla sorprendente riscoperta di Cesar come esterno mancino di centrocampo e alla verve di Luis Figo da ala destra. E sull’intelaiatura che ha permesso il buon avvio, Mancini si e` ‘permesso’ anche di presentarsi a Roma per il primo scontro diretto con un piu` coperto 4-5-1, tornando dalla Capitale con un roboante successo per 4-1. Il capitolo primo e` sostanzialmente questo e termina con il secondo ‘big-match’, quello del 4 novembre a Torino contro la Juventus. Il pareggio dell’Olimpico, infatti, porto` con se` una pesante eredita`, l’infortunio di Figo, uno dei trascinatori delle prime giornate.

Da li` in poi e` cambiato tutto o quasi. Inizialmente Mancini ha ovviato lanciando ad alti livelli Luis Jimenez, in poche giornate elettosi con prestazioni magistrali a ‘nuovo Figo’. Il cileno, con la propria velocita`, e` stato una delle arme predilette del tecnico jesino. Un’ala capace di muoversi da esterno ma anche di tagliare il campo e, all’occorrenza, di esaltarsi in precisi inserimenti in area garantiti dalle capacita` di sponda di Zlatan Ibrahimovic. Schemi semplici, quasi banali, come i classici ‘triangoli’ divenuti micidiali grazie ai movimenti di Jimenez e Julio Ricardo Cruz, finalmente titolare inamovibile. E la testimonianza arriva da un’altra trasferta cruciale, quella del 2-0 inflitto alla Fiorentina.

Un 4-4-2 di partenza, capace di mutare in corsa in 4-3-1-2. La trama pareva scritta. Se non fosse stato per l’intervento di nuovi infortuni che hanno tormentato il tecnico nerazzurro sino al termine della stagione. Un inverno difficile, la Roma che rimonta, l’Inter che cala. E d’improvviso il gran finale. Quando Mancini ha lanciato in prima squadra l’esuberante Mario Balotelli, proponendolo su eccezionali livelli da esterno sinistro (libero di spaziare) in un 4-5-1 che ha garantito l’ultimo guizzo, quello decisivo. Dove Patrick Vieira e` finalmente tornato a giocare ad alti livelli, con inserimenti perfetti per il nuovo modulo. Dove il colpo dell’estate Cristian Chivu si e` insediato a centrocampo al fianco della solita garanzia Esteban Cambiasso. Nel quale Maicon ha ripreso a mettere a ferro e fuoco la fascia destra. A una Roma monolitica tatticamente, Mancini ha risposto con un’Inter multiforme. E ancora una volta e` stato ‘Tricolore’.

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