Eurosport - ven, 19 giu 19:37:00 2009
Dopo un anno e mezzo di test, l'Uci ha diffuso la lista tanto temuta delle squalifiche sulla base delle nuove norme sul passaporto biologico. E la domanda chiave che rimane sullo sfondo: ci sono i requisiti legali per fermare corridori che presentano anomalie ma formalmente non sono dopati?
Tanto tuonò che caddero due gocce d¹acqua, o meglio, cinque. Cinque goccioline, perché i nomi dei corridori finiti nella rete del «passaporto biologico», sono nomi di secondo piano, anche se uno è un ex campione del mondo, lo spagnolo Igor Astarloa.
Dopo un anno e mezzo di test, ecco la listina tanto temuta e resa nota dall¹Unione Ciclistica Internazionale. Oltre ad Astarloa, Pietro Caucchioli, Francesco De Bonis, gli spagnoli Ricardo Serrano e Ruben Lobato. Contro di loro, l¹Uci ha chiesto alle federazioni di appartenenza di aprire delle procedure disciplinari per violazione del codice mondiale antidoping della Wada. Intanto fanno sapere da Aigle, sede del governo mondiale della biccicletta, che il gruppo dei nove esperti (non si conoscono i loro nomi, non si conoscono i parametri sui quali lavorano, in pratica non si conosce nulla), continueranno a lavorare, fornendo aggiornamenti ogni settimana.
I valori presi in considerazione si riferiscono al biennio 2008-2009, da quando il "passaporto biologico" è venuto alla luce. Questi valori si basano su due parametri fondamentali del sangue: l¹emoglobina e il cosiddetto "off-score" (combinazione di emoglobina e reticolociti). Oltre che sulle variazioni dei globuli rossi. "Nei casi contestati non si può dimostrare se siano state usate Epo, Cera o trasfusioni. Ma ci sono anomalie nel profilo ematico che possono essere riportate all¹uso di un metodo proibito", ha spiegato Mario Zorzoli, responsabile medico dell¹Uci. "Questa è una manipolazione volontaria. Vogliamo 4 anni di squalifica, come prevede il nuovo regolamento nelle circostanze più gravi. Ci saranno altri casi", ha aggiunto Anne Gripper, responsabile Uci dell¹antidoping.
Tutto bene, ma non tutto. Il problema è quello che vi abbiamo esposto la scorsa settimana: ci sono i requisiti legali per fermare corridori che presentano anomalie nel passaporto biologico ma formalmente non sono dopati?
Questo è il punto. Questa potrebbe essere anche la ragione di tanta prudenza da parte dell¹Uci, che ha reso nota questa listina di soli cinque nomi per vedere la reazione sia dei team (nel caso specifico, ad eccezione di Lobato, senza squadra, gli altri sono stati tutti sospesi), che delle federazioni di appartenenza. Renato Di Rocco, presidente della Federciclismo, da noi interpellato è chiarissimo: "Noi manderemo tutta la documentazione alla Procura Antidoping del Coni, spetterà a loro valutare se ci sono i requisiti legali per squalificarli e se ci sono saranno squalificati".
Semplice. Ma come vi avevamo annunciato la scorsa settimana, non così semplice e scontato. Dai laboratori alle aule di tribunale. Dallo screening dei valori degli atleti, ai codici di procedura penale. L¹Uci esulta per questa svolta epocale, ma va con i piedi di piombo. Cinque nomi, di basso profilo e lo spettro di altri ben più importanti, tenuti lì, ancora per un po¹ nel cassetto , in attesa di saperne di più. Intanto si parte con Caucchioli, fermato per un controllo del settembre 2008 al Giro di Polonia, quando correva alla Credit Agricol. "Se le informazioni fossero uscite prima, non l¹avremmo preso", dice giustamente Saronni, team manager della Lampre. Anche De Bonis, oggi alla Diquigiovanni Androni, è stato fermato per un valore sospetto che risale al 2008, quando correva alla Gerolsteiner (assieme a Rebellin, Khol e Schumacher: tutti fermi per doping). Lo spagnolo Astarloa, oggi alla Amica Chips Knauf, era stato licenziato dalla Milran sempre nel 2008 per valori sospetti. Serrano, in corsa in questi giorni al Giro di Svizzera con la maglia della Fuji Servetto, è stato fermato.
L¹Uci esulta, ma bisogna vedere che piega prende tutta questa vicenda. "Mi difenderò con tutte le mie forze", fa sapere Pietro Caucchioli. L¹Uci esulta, ma intanto, sempre ieri, dal Tas di Losanna, arriva la notizia della vittoria di Vladimir Gusev, il russo licenziato l¹anno scorso dall¹Astana per un controllo antidoping interno effettuato il 19 giugno. Il Tas ha giudicato ingiusto il provvedimento e inadeguate le prove scientifiche portate in aula il 29 aprile dall¹esperto Rasmus Damsgaard. Un caso che getta nuove ombre sui controlli interni alle squadre, ma anche sui protocolli poco trasparenti, come il "passaporto biologico" varato dall¹Uci e mai riconosciuto da una Wada che ad oggi non ha versato un solo euro per il progetto e non ha intenzione di versane in futuro.
Commenti 1 - 3 di 3
Io ho il massimo rispetto per il lavoro di Stagi, ringrazio Eurosport che consente una discussione senza censure redazionali, ma quando un blog è libero, bisogna accettare le opinioni di tutti.
Io sono un dirigente sportivo che inizia i ragazzi di sette otto anni ad uno sport, cercando di educare i genitori ad avere pazienza e ad aspettare che i ragazzi abbiano 15 - 16 anni prim a di tirare delle somme e fare delle scelte.
Nel mondo dello sport ci vuole chiarezza ed onestà intellettuale, nel torbido pescano i farabutti.
Quello che chiedo ai giornalisti è chiarezza, o sono filo doping 365 gg all'anno, quindi anche quando beccano i Frigo o i Riccò, o si è contro il doping 365 gg all'anno, cioè anche quando ci sono situazioni anche solo grigie. Tutto qui.
Chi lavora nello sport coi bambini e per i bambini ha un certo concetto di chi ai margini dello sport si comporta male (dottori, allenatori, dirigenti, giornalisti), bisogna stare attenti a non diventare fiancheggiatori involontari.
vecchiogiovi, Stagi e' un giornalista e io, non so te, preferisco che i giornalisti parlino di entrambi i lati della medaglia e non facciano il tifo. Altro che cerchiobottista.
Gran brutto articolo. Allora è giusto continuare così? Hanno ragione i dopatoni perchè poi c'è poca chiarezza e ci si può nascondere o difendere?
Per me l'informazione sportiva fatta così (e fatta come la fa la Gazzetta dello Sport e altre testate), con le urla "crucifige" quando c'è un caso clamoroso e non smentibile, e poi articoli come questo perlomeno cerchiobottisti, non fanno che aumentare la cortina fumogena entro cui i mascalzoni possono trovare rifugio. Perchè non si sente più parlare delle controanalisi di Rebellin? A che punto sono? Perchè nessuno si preoccupa di fare un inchiesta sui medici dei Frigo, dei Riccò, dei Sella, dei Piepoli e dei Rebellin per vedere quali altri corridori avessero in cura? Sono gli organi di stampa che hanno bisogno dei fenomeni e dei record, altrimenti niente tirature? Non capisco il senso di articoli come questo.
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