Il ricordo nelle parole dell'ex dg della Juve.
Luciano Moggi, qual è il ricordo più intenso che le rimane di Franco Sensi?
«Quello di un uomo che ha fatto bene al calcio. L’ho detto anche alla moglie quando le ho telefonato per farle le condoglianze». Cosa sarebbe stata negli ultimi quindici anni la Roma senza Sensi?
«Certamente non la bella squadra che ha dato spettacolo nelle ultime stagioni, che è cresciuta fino ad arrivare al livello dei migliori club del campionato anche a livello organizzativo. Ha vinto soltanto uno scudetto, meno di quanto avrebbe meritato». Sensi, un presidente competente o soltanto appassionato?
«Amava la Roma da sempre. Vi entrò coronando il suo sogno di bambino. E’ stato un dirigente particolare: lavorava per rinforzare la squadra, ma sempre con la testa sulle spalle. Ed economicamente rischiava di suo, cosa che nel calcio capita ormai sempre di meno». Moggi e Sensi: tutto cominciò nel 1993.
«Non fu Sensi a volermi alla Roma, ma il suo socio Mezzaroma. Accettai senza sapere bene dove andavo. Infatti me ne accorsi presto. Dopo poco esplose una sorta di guerra fra i due padroni e Sensi rimase da solo al comando». E lei?
«Pieno di problemi. All’inizio ero preso fra due fuochi, c’era incertezza su tutto, così non ebbi neppure il tempo di lavorare per la società». Nessun grande colpo di mercato, quindi?
«Ripeto, dopo pochi mesi ero già fuori dalla società. La squadra andava male, Mazzone rischiava il posto già a ottobre». Insomma, capì che era meglio cambiare aria.
«Ebbi la possibilità di andare alla Juve, a fine stagione ero a Torino per iniziare quel grande ciclo che tutti conoscono». Non prima di aver fatto un ultimo sgarbo al presidente che non la scelse, ma che se la ritrovò in società?
«Macché sgarbi. Io ormai non lavoravo più per la Roma e mi guardai attorno per la Juve». Il suo sguardo cadde proprio su Paulo Sousa e Ferrara che erano già nel mirino della Roma. Una casualità? A Roma non ci hanno mai creduto.
«Feci gli interessi della Juve, non un torto alla Roma». Però da quel 1994 i suoi rapporti con Sensi si guastarono in maniera irreparabile.
«Questo l’hanno sempre scritto i giornali. Ormai lavoravamo su fronti diversi e ognuno deve fare gli interessi del proprio club. Ma fra di noi non c’era l’astio che si voleva far credere». Il trasferimento alla Juve di Emerson fu un altro colpo basso moggiano?
«Era il giocatore che non voleva più rimanere. A noi interessava e si portò avanti una trattativa». Nello stesso anno in cui anche Capello fece il salto.
«In questo caso non ci fu nessun contatto diretto con la Roma. Capello aveva deciso di andarsene e aveva due strade: o la Juve o l’Inter». Ci sono stati momenti di forte tensione, come quando l’accusarono di manovrare per mettere suo figlio Alessandro come dg al posto di Baldini.
«Ne ho sentite tante, mi mancava soltanto l’elmetto ed eravamo in guerra. Nel calcio la dialettica a volte raggiunge anche toni antipatici e trionfa la falsità». Non tutti sono d’accordo.
«E che ci posso fare?». Ma Sensi fu molto duro con lei, e anche con Galliani, parlando dei poteri forti del Nord.
«Sensi era mal consigliato: lui parlava, ma altri lo influenzavano». Allude?
«Non alludo, sono chiaro. Era Baldini che manovrava». E con Sensi la frattura divenne insanabile?
«Credo che abbia poi capito che avevo ragione io». La figlia Rosella rappresenta la continuità?
«Certamente con Spalletti e Pradé sta portando avanti il lavoro iniziato dal padre usando grande avvedutezza. E la Roma è una realtà che Franco Sensi non potrà più godersi».
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Commenti 1 - 8 di 8
se lo incontrate non evitatelo ... salutatelo calorosamente
gobbo emmerd
moggi ommemmerd... scusate la volgarità
QUESTA INTERVISTA E' UN INSULTO QUEST' UOMO NON SI DOVREBBE PIU VEDERE IN GIRO MEN CHE MENO PARLARE DI SENSI
ha perso un altra occasione per star zitto VERGOGNA!
sciaquate la bocca a m.erda
Moggi stai zitto e vergognati
Ma Moggi ha ancora il coraggio di parlare!!!!Credevo fosse tornato ad aggiustare i binari a Civitavecchia! Forse mi ero sbagliato.
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