Eurosport - mer, 19 set 22:50:00 2007
Andriy Shevchenko salva il Chelsea di Mourinho da una figuraccia contro il modesto Rosenborg nel match d'esordio in Champions League. L'ex Pallone d'Oro, grazie al gol del pareggio e a una buona prestazione, si prende una prima rivincita contro i propri critici: Mourinho in testa
Un gol, tante buone giocate, una condizione fisica finalmente accettabile e la soddisfazione di aver salvato il Chelsea da una clamorosa sconfitta in casa contro il Rosenborg. Shevchenko, così, esce a testa alta da Stamford Bridge, ed è forse l'unico o quasi.
Già nella sfida contro l'Italia di una settimana fa lo si era capito. Un gol a Buffon, una traversa e altre buone iniziative nel match disputato con la sua Ucraina contro gli azzurri. Ora è arrivata anche la conferma. Sheva è tornato ad essere quel giocatore decisivo ammirato negli anni rossoneri in Italia ma che nell'ultima stagione inglese era stato messo spesso in discussione, soprattutto dal proprio nuovo tecnico.
Già ,quel Josè Mourinho che non lo ha mai voluto e mai amato, che lo ha spesso criticato relegandolo in molte occasioni sia in panchina che in tribuna. Ora Sheva può finalmente togliersi qualche sassolino dalle scarpette. Senza il suo gol, infatti, Mourinho avrebbe rischiato una clamorosa sconfitta che, probabilmente, gli sarebbe costata la panchina, già traballante dalla scorsa stagione. Non possono bastare le assenze di Lampard e Drogba per giustificare il deludente pareggio contro il modesto Rosenborg. Abramovich pretende spettacolo e vittorie, ma soprattutto vuole il Chelsea in finale di Champions che si giocherà a Mosca.
Al termine della sfida contro il Rosenborg il pubblico di Stamford Bridge ha fischiato i propri beniamini e, soprattutto, il tecnico portoghese. Sheva è stato uno dei pochi a "salvarsi", forse il pubblico si è accorto dell'impegno del giocatore ucraino, del fatto che sta tornando quel campione pagato a peso d'oro da Abramovich solo un anno fa. Sheva è tornato: Abramovich, il pubblico e gli avversari se ne sono accorti. E Mourinho?
Alessandro Brunetti / Eurosport