LA NOVITÀ. A VALDAORA L’ULTIMO ARRIVATO SPIEGA PERCHÈ HA ACCETTATO L’OFFERTA BIANCAZZURRA, MA È COSTRETTO GIÀ AD AFFRONTARE I MALUMORI DI ALCUNI TIFOSI
Morfeo si presenta con un dribbling
«Ciò che conta è il presente e non il passato. Pronto a far ricredere chi non mi vede bene: il mio obiettivo è tornare in A con il Brescia»
Dentro di me sento che questa è davvero una scommessa importante: posso vincerla
I contestatori? Non si può piacere subito a tutti Voglio convincere innanzitutto gli scettici
Comunque vada di sicuro resterò anche l’anno prossimo ma sono qui per salire subito
Guarda sempre dritto negli occhi. Piglio militaresco, tono deciso. Come un difensore pronto a tutto per intimorire gli avversari. Invece è un attaccante dai piedi buoni. Un trequartista. Atipico per davvero: Domenico Morfeo il fantasista combattente, l’ex atalantino che ora veste senza imbarazzo i colori del Brescia. Perché «ciò che conta non è il passato, ma il presente». Perché «l’importante è ciò che sento adesso dentro di me: la voglia di vincere ad ogni costo questa nuova scommessa». LA PRESENTAZIONE ufficiale del colpo di mercato del Brescia, alla Casa dei Congressi di Valdaora, al fianco del presidente Gino Corioni e del direttore sportivo Maurizio Micheli, è preceduta dalla contestazione di un gruppetto di tifosi. Morfeo poteva aspettarselo: ha giocato nell’Atalanta, prende il posto del bresciano De Zerbi. Incassa l’accoglienza non proprio trionfale e se ne fa tranquillamente una ragione, sapendo che sarà il campo a determinare il suo rapporto con la gente. A Parma ha salutato da idolo, nonostante l’ultimo anno fra panchina e tribuna. A Brescia vuole farsi conoscere con i fatti, al di là del biglietto da visita da globetrotter di talento. «Ogni scelta comporta pro e contro - esordisce il neobiancazzurro, classe 1976, ex Inter e Milan, ex Cagliari, Parma e Fiorentina -. La strada non è sempre in discesa, ci sono anche le salite. Non puoi piacere a tutti. Non pretendo di andare a genio subito a tutti i tifosi. Ma sono qui per far ricredere la gente scettica, poca o tanta che sia. Sono qui per convincere innanzitutto chi è prevenuto nei miei confronti». Corioni, che di Morfeo si sente «presidente e quindi anche un po’ padre», lo definisce «un bambino un po’ suscettibile». E il nuovo giocatore del Brescia non ha difficoltà ad ammettere che «sicuramente un po’ suscettibile lo sono stato, nella mia carriera, le parole del pupillo del pres». Ma aggiunge subito: «Sono soprattutto una persona schietta, che dice in faccia quello che pensa. E questo non aiuta. Ma sono fatto così. Non ho paura di assumermi certe responsabilità: l’ho fatto da ragazzino, non smetterò di farlo a trent’anni passati. E non ho paura di mettere la gamba in un contrasto. In tanti anni ho rimediato diverse espulsioni, certo non tutte per proteste e liti con l’arbitro. Nella definizione di giocatore grintoso mi riconosco senza problemi. Se trovo l’ambiente giusto, la giusta onestà intorno a me, sono il primo a dare senza preoccuparmi di ricevere». MORFEO è uno vero: per dimostrare che non scherza, il nuovo arrivato si sbilancia su tutto. Anche sui soldi: «Non guadagno certo mezzo milione di euro, ma meno della metà e ci tengo a precisarlo. Se andremo in serie A, ci sarà un premio promozione. Il presidente l’ha promesso e sicuramente manterrà. Comunque io non sono certo qui per l’ingaggio. Sono qui per il progetto che mi è stato proposto. Tant’è che resterò a Brescia di sicuro anche l’anno prossimo, qualunque cosa accada. Fermo restando che io voglio assolutamente andare in serie A. Voglio risalire subito con questa maglia. Sono qui per questo». A PROPOSITO di verità, Morfeo si espone anche sul suo recente passato: «Di Parma dopo cinque anni mi resta il grande affetto della gente - racconta il fantasista di origine abruzzese -. Il calore dei tifosi. L’immagine di uno stadio in piedi per me. Negli ultimi mesi ero fermo non per guai fisici, ma per problemi con la società. Ho cambiato squadra e nel Brescia ho subito trovato un bel gruppo affiatato con parecchi giovani. Non come a Parma, dove all’interno della squadra i gruppi erano 2, 3, 4». Morfeo ha un solo anno di B alle spalle (campionato vinto con l’Atalanta, stagione ’94-95 con 18 presenze e 3 reti). «La serie B non è la serie A. In A ti lasciano giocare fino agli ultimi 30 metri e lì ti tolgono il respiro. In B ti aggrediscono fin dalla tua metà campo». Per adeguarsi fino in fondo, Morfeo pretende nulla: «Sono a disposizione, posso fare tutto. È chiaro che da terzino non renderei molto, ma a queste cose penserà l’allenatore. Cosmi mi è sembrato una persona alla mano. Per nulla distaccato. Uno del gruppo. E il gruppo, ripeto, mi ha fatto un’ottima impressione».
Resta sul tavolo la questione della maglia. Morfeo, si sa, predilige la 10, quella dei grandi talenti: «Io non mi impunterò certo per il numero di maglia - assicura l’ultimo arrivato in casa biancazzurra -. Giusto ritirare il numero 10 se sei il Brescia e hai avuto un giocatore come Baggio. Io penso soltanto a lavorare, a mettere benzina nel serbatoio per farmi trovare pronto quando conterà. Cioè per la prima di coppa Italia il 17 agosto».
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