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Comotto: 'Guerra al Toro per i viola'

Mer 23 Apr, 08:23 AM


IL CASO: Nuovi veleni dopo l'attacco al club e a De Biasi.

Devo andare via, devo andare alla Fiorentina, ma non mi lasciano partire: farò la guerra al Toro». Invece di lasciare cadere nel silenzio la «sparata» del giorno prima, Gianluca Comotto raddoppia e pubblicamente svela la sua volontà di andare a Firenze e non tornare mai più sotto Cairo. Lo sfogo del ventinovenne ex capitano granata sull’esonero di Novellino era solo la punta dell’iceberg del malcontento del terzino di Ivrea. Ieri il rincaro della dose avvelenata a Villa Stuart, Roma, dove il giocatore sta effettuando la riabilitazione dopo l’operazione al crociato anteriore del ginocchio destro. I bersagli sono il Toro, i compagni di squadra (sempre più ex) e anche il presidente granata (apostrofato con un insulto) che non lo vuole liberare dal vincolo del contratto in scadenza tra un anno. Questo perché Comotto ha già firmato un accordo con la Fiorentina: biennale da 700 mila euro a stagione e la prospettiva di giocare la Champions League. Il ds Corvino ufficialmente non ha ancora aperto il dialogo con il Torino, ma conta di prenderlo alla gola per l’infortunio e la ribellione pubblica del giocatore. Sul piatto è pronto a mettere la comproprietà di uno tra Osvaldo, Lupoli e Cacia con susseguente proposta economica per il cartellino. Il Toro è consapevole della rottura definitiva con colui che firmò il gol del Centenario e la scorsa estate venne promosso capitano, ma proprio per questo farà trovare lunga la trattativa alla Fiorentina e a Comotto. Quando si dovrà trattare sul trasferimento del giocatore, il Toro alzerà i toni per non perdere l’investimento fatto (2,8 milioni di euro) e non farsi mettere spalle al muro da lui e dai viola. Se il Toro farà pagare una multa salata al difensore (anche da 15.000 euro, il 30% del suo stipendio mensile) per quella frase sull’esonero di Novellino detta lunedì a Sky Sport («La salvezza sarà il frutto del grande lavoro fatto da Monzon: spero che non si prenda il merito chi non ne ha»), difficilmente si potrà quantificare una penale per le nuove dichiarazioni di Comotto che ha ufficialmente aperto la battaglia per andarsene. Già la scorsa estate soffrì per non esser stato ripreso alle buste dalla Roma (Cairo mise 16 mila euro in più) e poi toccò il punto di non ritorno a gennaio con la richiesta di un contratto più ricco e più potere nello spogliatoio. Ora si sta ripetendo la stessa situazione di tre mesi fa, quando il calciatore scatenò l’inferno per andare a Firenze, rifiutando poi il Palermo di Zamparini. «Già a gennaio dovevo andarmene - ricorda il granata - ma non mi lasciarono partire e così persi la Fiorentina». Un dejà vu, dunque, per i tifosi granata che lo avevano già bollato come «verme di Acqui» quando nell’estate del 2005 abbandonò il Toro per andare alla Roma e poi finire all’Ascoli in prestito. Il ritorno nel Toro di Cairo aveva permesso di siglare la pace con un ragazzo che non lesinava l’impegno in campo, ma compiva clamorosi autogol con le parole. Tra voglia di Nazionale («Mi dà fastidio vedere giocatori convocati in azzurro solo perché hanno giocato bene 4-5 partite consecutive») e critiche a Del Piero («Ha rinnovato perché nessuno gli ha offerto gli stessi soldi della Juve: l’unica bandiera è Totti») ha spesso lasciato il segno. Ieri lo spogliatoio granata l’aveva condannato («Parla lui che dopo l’infortunio non si è fatto più vedere e non ha vissuto la contestazione»), mentre Urbano Cairo preferiva cementarsi dietro un «no comment» per nascondere l’imbarazzo e l’amarezza. Ora dovrà reagire.  

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