Champions League - "Lacrime e rigori, mi ricordo.."

Eurosport - ven, 23 mag 10:19:00 2008

Le lacrime di John Therry dopo la finale di Champions League hanno risvegliato in Franco Baresi, storico capitano del Milan, ricordi dolorosi

FOOTBALL Franco Baresi - 0

"Le lacrime di Terry? mi sono venuti in mente tanti ricordi vissuti di persona...". La storia del calcio è fatta di trionfi e sorrisi, ma anche di delusioni e pianti. E tra le immagini ormai entrate nella memoria collettiva ci sono le lacrime di Franco Baresi dopo il rigore sbagliato a Pasadena nella finale persa con il Brasile di Usa '94. A quasi quattordici anni di distanza l'ex milanista si è rivisto per un attimo ieri nel pianto di John Terry. Mancava solo il suo rigore per l'apoteosi dei Blues, invece la sua scivolata e il pallone finito fuori sono stati l'inizio della fine.

"Mi sono rivisto in Terry - dice al telefono Baresi - E' un'amarezza enorme che ho provato anch'io. Lo sport ci mette sempre a dura prova e alle volte la delusione è tanta. Ma l'errore ci sta sempre". Nel Rose Bowl di Pasadena quel maledetto 17 luglio Baresi mentre i brasiliani festeggiavano si sciolse in un pianto dirotto sulla spalla anche di Sacchi, ieri Terry ha fatto lo stesso sulla spalla del suo tecnico Grant. Cosa direbbe uno come Baresi allo sfortunato capitano del Chelsea? "Direi di non abbattersi, che lui è più forte della sfortuna, e gli direi di guardare avanti. Sbagliare un rigore fa parte delle regole del calcio. E' capitato tante volte: si dice che è una lotteria, ed è vero. Noi ci abbiamo perso mondiali e finali di club. Al Milan scivolare dal dischetto è capitato anche a Costacurta in una finale Intercontinentale. Lo sport è così: qualcuno deve pur perdere".

Nonostante l'infortunio di Terry l'ex capitano milanista non ha dubbi: "Per quello che ha fatto tutto l'anno ha vinto sicuramente la squadra migliore. Quest'anno in finale ci sono andate due squadre inglesi, sono anni che le loro squadre si propongono e arrivano fino in fondo. Prima erano forti soprattutto atleticamente, adesso anche tecnicamente. Ma in futuro - conclude convinto - il calcio italiano non sarà da meno. Non dobbiamo drammatizzare".

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