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Palermo L'amaro calice della Coppa da cancellare

Sab 23 Ago, 04:29 PM


I più giovani non c´erano, ma è sicuro che ne hanno sentito parlare mille volte. Delle lacrime di Arcoleo e compagni, della rabbia di una città intera verso l´arbitraggio scandaloso di Sergio Gonella, che derubò letteralmente Palermo e il Palermo di un trofeo strameritato che fino all´ultimo istante era saldamente in pugno, grazie al gol di Magistrelli. Precisamente, fino alla concessione di un rigore-farsa per uno "starnuto" di ´Gnazieddu Arcoleo scambiato per una sorta di abbraccio mortale.

Questo accadeva nel lontano 1974. 5 anni dopo cambiano gli scenari e i protagonisti, ma le lacrime finali purtroppo no: non siamo più all´Olimpico di Roma, ma al San Paolo di Napoli, il Palermo di Vito Chimenti, sfida la Vecchia Signora, dopo avere eliminato proprio il Napoli con una splendida vittoria in trasferta condita, tra l´altro, da una fantastica doppietta di Filippo Citterio. Il "piccolo" Palermo milita mestamente in B e la sfida è ovviamente impari, ma proprio per questo vincere sarebbe un´impresa epica, dato che la Juve è come al solito il top nazionale, e schiera "giocatorini" del calibro di Dino Zoff, Franco Causio, Gaetano Scirea e tanti altri campionissimi. Eppure, al primo minuto, Vito Chimenti si incunea in area bianconera e batte "monumento" Zoff: 1-0 per noi. La Juve attacca a spron battuto ma il Palermo gioca una partita monumentale e - anche stavolta come 5 anni prima - conserva intatto il vantaggio e il sogno di alzare al cielo il trofeo fin quasi alla fine: stavolta il minuto fatale è l´84, quando il crudele giustiziere della felicità rosanero si presenta con la faccia di Sergio Brio a pareggiare il conto. I rosa non mollano, tutti pensano ai rigori, ma ad un minuto dalla fine dei supplementari arriva una magia dell´ex, Franco Causio, e... addio sogni di gloria. Alla fine rimangono gli applausi di tutto lo stadio e i complimenti dei commentatori, ma niente coppa. Molti anni dopo, nel 1993, una coppa Italia viene finalmente alzata al cielo dal capitano Massimiliano Favo, in questo caso siamo alla Favorita e l´avversario è il meno prestigioso (rispetto alla Juve), Como. Ma meno prestigiosa è soprattutto la coppa vinta, poiché si tratta solo di una coppa Italia di serie C, categoria in cui nel frattempo il Palermo era scivolato, riuscendo proprio quell´anno a risalire in B.

Meglio di niente, per carità. Oggi però gli scenari sono - grazie a Maurizio Zamparini - completamente diversi. Oggi abbiamo "fatto la bocca" ad altri traguardi, ad altre ambizioni. Il Palermo da qualche anno è nelle condizioni di essere non una semplice potenziale "sorpresa", ma una squadra che può legittimamente considerare la coppa Italia, anzi la Tim Cup come oggi si chiama, un obiettivo realistico. Non semplice, certo. Ma neppure impossibile. Tre anni fa, sotto la guida di mister Papadopulo, i rosanero eliminano il Milan ai quarti e si giocano la finale contro la Roma: ancora una volta la fortuna volta le spalle al Palermo, che dopo avere vinto 2-1 in casa con la Roma già fortissima targata Spalletti, perde di misura (1-0, Tommasi) e con molti rimpianti all´Olimpico.

Nelle ultime due edizioni la corsa si è invece sempre interrotta agli ottavi, contro Sampdoria e Udinese. Con la spiacevole sensazione che l´approccio di squadra e società verso la coppa fosse - diciamo così - leggero, come se si trattasse di un obiettivo secondario e trascurabile. Molti tifosi, giustamente, non hanno assolutamente condiviso questa "mentalità". Noi non siamo il Milan o il Real Madrid che possono scegliere nella propria vasta bacheca di trofei tra scudetti, Coppe Intercontinentali e Champions, e che, se devono dosare le energie, si concentrano su obiettivi diversi e più importanti dalla Coppa nazionale. Noi siamo una squadra in crescita, ma che non ha vinto quasi niente nella sua ultrasecolare storia, quindi "snobbare" la coppa è inammissibile. Anche se è comprensibile che una società deve anche far di conto e probabilmente quando, due anni fa, il Palermo di Guidolin aveva la possibilità concreta di arrivare in Champions, fu fatta una scelta precisa, perché a livello economico non esiste neppure raffronto tra i ritorni che può dare partecipare alla coppa "dalle grandi orecchie" e quelli che può dare arrivare in fondo, e finanche vincere, la coppa Italia. Le cose poi andarono come andarono e la scelta si rivelò del tutto inutile, ma certo, col senno di poi è facile giudicare. Tuttavia, il tifoso sogna giustamente di vedere i propri beniamini sollevare una coppa al cielo, e anzi, nei forum e nei muri rosanero più volte in tanti hanno sostenuto che - potendo scegliere tra quarto posto in campionato (con accesso quindi al preliminare di Champion´s) e vittoria della Tim Cup - avrebbero optato proprio per quest´ultima.

Quel che è certo è che la famosa "mentalità vincente" - di cui spesso parlano anche i rosanero, ultimo in ordine di tempo ieri Balzaretti - impone di giocare sempre per vincere, su ogni fronte, possibilmente senza lasciare niente, perché alla fine si può perdere, ma l´importante è sapere di avere dato tutto. Del resto... pour parler mettiamo che il Palermo vada avanti in coppa Italia, magari molto avanti: vogliamo scommettere che non solo per i tifosi, ma anche per i calciatori del Palermo, per l´allenatore, per i dirigenti tutti fino al Presidente, ci sarebbero tonnellate di adrenalina e di emozioni? E allora proviamoci sul serio… .

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